ASSOCIAZIONI IN PRIMA LINEA (2)

Associazioni in prima linea (2)

ROMA – focus/ aise – Con qualche mese di ritardo dovuto alla situazione pandemica del COVID-19, che ha colpito anche la nostra realtà comunitaria del Victoria in Australia, il Veneto Club Melbourne ha rinnovato nella serata di lunedì, 8 febbraio, il proprio consiglio direttivo che guiderà il sodalizio fino alla chiusura del corrente anno associativo.
Numerosi sono stati i soci presenti in una sala Venezia appositamente preparata e sistemata secondo le restrizioni previste per adempiere ai regolamenti anti COVID con i quali, tutt'ora, dobbiamo convivere.
Al timone resiste saldamente l'appassionato Louis Crema, discendente di seconda generazione trevisana, un uomo che con instancabile determinazione si presta incessantemente a favore del Club e non solo; al suo fianco rimangono invariati gli altri componenti del Comitato del Club, ognuno con le proprie professionalità, iniziative, esperienze e peculiarità, che hanno saputo portare quella marcia in più così tipica e caratterizzante dell'essere Veneti nel Mondo.
L'Assemblea è stata l'occasione ufficiale per fornire ai presenti una panoramica dettagliata e esplicativa della situazione commerciale-associativa a trecentosessanta gradi del sodalizio sia pre COVID che corrente: il presidente Crema, la segretaria Velo e il tesoriere De Bortoli hanno opportunamente aggiornato i presenti rispetto a tutte quelle criticità di sistema e a quelle iniziative affrontate e messe in campo che hanno permesso al Veneto Club di superare il periodo di emergenza e di riproporsi tempestivamente in maniera adeguata a beneficio dei propri soci e simpatizzanti.
Negli interventi che si sono susseguiti, i vari dirigenti hanno esteso sinceri ringraziamenti ai componenti del Comitato precedente che si sono ritirati così come a tutti i numerosissimi volontari che in maniera spesso silente contribuiscono, nell'ombra, al successo e al funzionamento di una struttura a carattere regionale unica al mondo come la nostra.
Infine franchi e autentici riconoscimenti sono anche stati estesi a Joe Morello, direttore generale, e a tutto lo staff del Club, che hanno saputo efficacemente supportare la struttura nei momenti più difficili, dimostrando ancora una volta, se mai ve ne fosse stato bisogno, senso di appartenenza e di responsabilità.
“La data del 10 febbraio vuole conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle Foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Come vecchio Finanziere, non posso non porgere un commosso ricordo e omaggio a tutte le vittime, ed in modo particolare ai fratelli di giubba infoibati a Basovizza.
Come patriota europeo, oltre che italiano, devo ricordare che é grazie all’Unione Europea che il confine orientale, lungo il quale io sono cresciuto e conosco quindi bene, é oggi zona di pace, democrazia e libertà da ambo le parti. E che dove fino a pochi anni fa c’era il muro di Gorizia - misconosciuto a tanti come la tragedia delle foibe - oggi i bambini corrono liberamente in bicicletta da una parte all’altra del vecchio confine senza accorgersene. Perché Italia e Slovenia fanno parte di una stessa Patria comune: l’Unione Europea. Che dice mai più a quelle tragedie in Europa. Nel ricordo di quei martiri che oggi commemoriamo”. Lo ha detto oggi, in un messaggio sui social e ai soci della sua sezione, il Generale in congedo della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, Presidente della Sezione ANFI (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia) di Bruxelles-Unione Europea.
Il primo maggio 1945, l'esercito popolare jugoslavo del Maresciallo Tito assumeva il controllo di Trieste, rendendosi responsabile, come nel resto di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, dell'eccidio di tante persone, tra le quali 97 militari della Guardia di Finanza. Questi, in servizio nella Caserma di via Campo Marzio, indotti con l'inganno a consegnare le armi, furono catturati e trucidati nelle foibe del carso triestino il 3 maggio. L'episodio è considerato uno degli avvenimenti bellici più dolorosi nella storia del Corpo per numero di militari coinvolti e per modalità di esecuzione. E a Basovizza c'è un cippo che ricorda il sacrificio dei 97 finanzieri.
Il Generale Butticé, che è anche Delegato per il Belgio, l’Ue e la Nato dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) da tempo, nella difesa del decoro dei simboli repubblicani, scopo principale dell’Associazione, ricorda che accanto al Tricolore, vi è anche la bandiera dell’Unione Europea. “Unione Europea che trova legittimità nei valori fondamentali enunciati dalla nostra Costituzione, ed in modo particolare da quelli degli articoli 10 e 11. I cui trattati costitutivi, al pari della nostra Costituzione, ma anche di quella che oggi è la Slovenia, sono stati scritti per dire mai più al sangue sparso sul suolo europeo in guerre e tragedie fratricidi come quelle che hanno implicato il martirio nelle foibe di fratelli che avevano l’unico torto di essere italiani”, ha aggiunto Butticé.
Ricordandoci anche che il Presidente Nazionale ANCRI, Ufficiale Tommaso Bove, ed il Delegato ai Rapporti Istituzionali dell’Associazione, Prefetto Francesco Tagliente, hanno inviato un significativo messaggio commemorativo sulla pagina FB ANCRI delle vittime di questa tragedia nazionale.
“Gli Italiani all’estero sono stati abbandonati. Essenziale un effettivo cambiamento”. Queste sono le nette parole del Presidente dell’Associazione Italiana Tutela Emigrati e Famiglie (AITEF), Giuseppe Abbati, che in queste ore ha voluto parlare dell’argomento italiani nel mondo.
Per Abbati è urgente realizzare “importanti riforme per uscire dalla crisi. Le Regioni, salvo alcune a Statuto speciale, non curano gli Italiani all’estero”. È per questo che questa dovrebbe essere l’ora di “utilizzare le nuove tecnologie per far partecipare e votare, per coinvolgere, in particolare, i giovani”.
Inoltre, Abbati ritiene “indispensabile la nuova legge elettorale. Senza dimenticare la Costituzione, gli Italiani nel mondo sono oltre cinque milioni e i diritti sono uguali è quindi l’occasione per correggere gli errori e le pesanti ingiustizie”.
Nel 2019, il Parlamento “ha approvato la legge 160 che all’art.1 comma 628 che dispone: “Con decreto del Ministro dell'interno, di con-certo con il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative di utilizzo del Fondo di cui al comma 627 e della relativa sperimentazione limitata a modelli che garantiscano il concreto esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero e degli elettori che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovino in un comune di una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti”. Dopo tanti mesi nessuna decisione. Incredibile! Si poteva sperimentare, subito, il voto elettronico”, ha aggiunto il Presidente dell’AITEF.
Poi Abbati ha voluto sottolineare il valore delle Associazioni degli Italiani nel mondo, che sono “chiuse”, e per questo “è ora di applicare l’art.49 della Costituzione. I Cittadini possono associarsi, con l’aiuto dello Stato, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, essere informati, dare pareri e votare con oculatezza. Democrazia partecipata, l’agorà, la piazza digitale. Oggi è possibile!”.
Secondo lui, infatti, la nuova legge elettorale deve essere “innovativa”, e deve essere in grado di “far votare tutti con trasparenza, segretezza e semplicità” e deve contenere “voto elettronico e doppia preferenza”. Questa sarebbe, ha detto ancora Abbati rivolgendosi al nuovo Premier incaricato italiano, Mario Draghi, “Una decisione attesa da chi crede nella democrazia, nell’uguaglianza, nella parità. Bisogna cambiare!”.
Sempre secondo il Presidente AITEF, “finora le Regioni non sono riuscite” a farlo. E dunque servono “riforme” per “ripensare il Senato e le Regioni. Il Senato è un inutile doppione”.
Di cose da ripensare, riorganizzare e rivedere, per affrontare la nuova emigrazione in modo serio, ce ne sono parecchie, secondo Abbati: “Ambasciate, Associazioni, CGIE, Comites, Ministero degli Esteri”.
“L’Unione Europea ha concesso all’Italia 209 miliardi con indicazioni precise e obblighi da rispettare - ha aggiunto -. Le Associazioni auspicano che si individueranno le soluzioni idonee per uscire dalla crisi e imboccare quella del rilancio e con le riforme riconquistare il terreno perso (speriamo il riequilibrio tra le regioni). Inoltre, per bloccare la fuga dei giovani è necessario un piano straordinario per il lavoro e l’utilizzo delle risorse accantonate del “Piano Sud 2030 per lo sviluppo e coesione dell’Italia”. Il Sud ha grandi potenzialità da sfruttare a vantaggio dell’Italia e dell’Europa. I 209 miliardi vanno utilizzati per il riscatto del Sud e per risorgere. Se il Sud riparte anche il Nord riprenderà a correre”.
L’Italia, infatti, secondo Abbati “ha una posizione strategica nel Mediterraneo che dobbiamo saper riconquistare. Il Mediterraneo e l’Africa sono il nostro futuro. La Cina ha già iniziato ad invaderla investendo molte risorse. L’Italia deve ritornare protagonista nel Mediterraneo e sono indispensabili: il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia; l’attuazione della Macroregione Europa del Mediterraneo, la UE ha programmato cinque e sono state realizzate da tempo quattro, strumento insostituibile per lo scambio di esperienze tra popoli, per redigere progetti condivisi, individuare le priorità, costruire l’Europa dei popoli, conquistare la pace, beneficiare delle grandi risorse dell’Africa e bloccare le migrazioni, la quinta giace pur richiesta da tanti Paesi, ben 43, sin dal 2008, ribadita più volte e nonostante il voto del Parlamento Europeo del 2012”.
“Perché attendere ancora?”, si è chiesto il Presidente AITEF. “È molto importante per ottenere nuovi finanziamenti e realizzare grandi opere condivise”.
È necessario, dunque, “avviare, quanto prima, la progettazione di un collegamento Sicilia Tunisia - è in fase avanzata il progetto del collegamento Marocco-Spagna e in Algeria e in Marocco hanno in corso l’alta velocità ferroviaria”.
“È ora di dare a chi ha più bisogno - ha detto Abbati -. A chi ha ottenuto poco o nulla”. (focus\ aise) 

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