L’ARCHITETTURA ITALIANA FA MOSTRA DI SÉ

L’ARCHITETTURA ITALIANA FA MOSTRA DI SÉ

ROMA – focus\aise – Dall’antichità romana ai grandi nomi del Rinascimento sino al Novecento e alle ultime sperimentazioni. L’architettura italiana rappresenta ancora oggi un riferimento a livello internazionale. Ne sono dimostrazione i sempre più numerosi eventi che si svolgono in tutti i Continenti.
In Asia il progetto di recupero del settore orientale della città di Roma, un'area rimasta per decenni trascurata, è stato al centro di una tavola rotonda organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura nell'ambito della seconda edizione della Biennale di Architettura e Urbanistica di Seoul, dedicata alle "Collective City". All'evento, che si è tenuto presso Seoul Hall of Urbanism & Architecture, hanno partecipato architetti italiani e coreani di punta, come l'assessore alle politiche urbanistiche del Comune di Roma, Luca Montuori, Chun Jinyoung della Myongji University di Seoul e Rafael Luna, curatore della sezione "The cities exhibition".
Il progetto "Rome East. A City of Collective Rituals", esposto all'interno della Biennale nella sezione "The cities exhibition", analizza il settore orientale di Roma, un’area caratterizzata da contrasti nel mix di popolazione e nella sua struttura urbana, con due progetti complementari. Da un lato, sei interventi architettonici esaminano il valore concettuale e operativo della città nella sua condizione contemporanea e, dall'altro, una serie di piani e mappe storiche di Roma descrivono un atlante di idee sulla città. La Biennale è stata inoltre l'occasione per evidenziare come il settore dell'architettura sia quello tra i più favorevoli alla collaborazione fra Italia e Corea.
Multiplo è un progetto dello studio GISTO che verrà presentato alla prossima Triennale di Architettura di Oslo, in Norvegia, ed è il risultato di una ricerca iniziata circa due anni fa per BASIS Vinschgau Venosta, un Social Activation Hub nato a Silandro, con sede all’interno di una ex base militare.
Uno dei punti focali del progetto è stata l’architettura di questa base. I complessi militari realizzati nei primi del ‘900 sono principalmente di tipo razionalista, composti da sezioni di edificio che si ripetono per decine di metri, a formare una piazza d’armi. Inoltre queste architetture sono caratterizzate dalla ripetizione di elementi con stesse dimensioni e caratteristiche, come infissi, pavimentazioni o rivestimenti. Questi sono diventati per noi dei moduli e dei sistemi da riutilizzare per creare delle nuove superfici e strutture. Il lavoro realizzato da GISTO vuole unire architettura, design, ecologia ed economia attraverso lo sviluppo di un progetto che, quasi come una sorta di hacking, si inserisce all’interno del processo in corso modificandolo; come succede spesso in questi ultimi anni il progetto non si identifica con l’oggetto finale bensì coincide con il processo.
Multiplo verrà raccontato attraverso un manuale che sarà presentato in anteprima presso l’Istituto Italiano di Cultura di Oslo. L’appuntamento è per mercoledì 25 settembre, alle ore 18:30. L'idea alla base del manuale è quella di diffondere e divulgare pratiche di progettazione e partecipazione parallele a quelle esistenti e di promuovere possibili sistemi di produzione alternativi e spunti progettuali attribuendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale ed ecologica. Il manuale è stato prodotto grazie a Weigh Station tramite il bando “WS Call 2019” e sostenuto da Ufficio Politiche Giovanili – Provincia Autonoma di Bolzano e Comune di Bolzano. Alla fine della presentazione sarà possibile acquistare la pubblicazione.
"Terragni e Golosov: Novocomum a Como - Club Zuev a Mosca. Avanguardie a confronto" è il titolo della mostra inaugurata il 5 settembre scorso a Mosca, presso il Museo statale d’architettura Shchusev, dove sarà allestita sino al 4 novembre. Curatori del progetto, organizzato dallo stesso museo russo in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, sono Alessandro De Magistris e Anna Vyazemtseva.
L’esposizione fa seguito al convegno internazionale organizzato da Made in Maarc nel 2016 e alla mostra omonima inaugurata il 1° giugno a Como, per illustrare contaminazioni e differenze tra due delle opere più iconiche del '900: il Novocum di Giuseppe Terragni (1904-1943) e il Club Zuev di Ilya Golosov (1883-1945), due maestri dell'architettura moderna; attraverso contatti documentati da fonti d'archivio ed editoriali. Le opere di Giuseppe Terragni sono esposte per la prima volta in Russia. Oltre a disegni inediti, riprodotti in scala reale, del Club Zuev, accostati ai progetti del Novocomum, sono esposti documenti provenienti dal Museo di Stato di Architettura A.V. Shchusev di Mosca, dall’Archivio di Stato delle Arti e della Letteratura di Mosca e dall’Archivio Terragni di Como. Immagini e foto d’epoca si alternano a quelle contemporanee autoriali di Roberto Conte: una vera e propria mostra nella mostra, frutto dell’indagine svolta appositamente dal fotografo tra il 2016 e il 2019. Nell’ambito della mostra è proiettato il documentario ideato da Anna Vyazemtseva e girato da Anton Ovcharov a Como, Milano, Mosca e San Pietroburgo all'interno delle due architetture, comprendente diverse interviste oltre che ai curatori della mostra anche ad altri autorevoli studiosi.
Sino a domenica 29 settembre la Sala Esposizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo ospiterà la mostra "Angelo Mangiarotti. La tettonica dell'assemblaggio", a cura di Franz Graf e Francesca Albani. La mostra è organizzata dall’Accademia di Architettura di Mendrisio - Università della Svizzera italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, in collaborazione con il laboratorio del prof. Toshihiko Suzuki della Kougakuin University e Mangiarotti Associati Japan.
L’esposizione propone un percorso attraverso alcune architetture di Angelo Mangiarotti, designer, architetto e scultore che ha profondamente segnato il panorama culturale del secondo dopoguerra. Nel percorso si vuole mettere in luce l’opera di un progettista e costruttore che si confronta con diversi temi quali la residenza borghese, i luoghi di lavoro o gli spazi espositivi con un approccio critico e speculativo, volto alla ricerca di un linguaggio architettonico che trae la propria forza e unicità dalla tettonica dell’assemblaggio. Nella sua ricerca architettonica si legge la stessa attenzione e il medesimo approccio che dimostra verso gli oggetti di produzione industriale, ricercando forme sobrie ed elementari in grado di travalicare differenze di scala, di funzione e di materiali, con un atteggiamento etico rispettoso dell’uomo e delle sue risorse.
Tokyo è la sesta tappa di una esposizione frutto di un lavoro di ricerca iniziato nel 2006. La mostra è stata inaugurata presso l’Accademia di architettura di Mendrisio in Svizzera nel 2015; successivamente è stata portata presso lo ZHAW Dipartimento Architektur, Gestaltung und Bauingenieurwesen di Winterthur, l’Architekturforum di Zurigo, il Pavillon Sicli, la Maison de l'Architecture di Ginevra e il Castello visconteo sforzesco di Novara. (focus\aise) 

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