SAMANTHA CRISTOFORETTI: UN’ECCELLENZA ITALIANA DA RISPETTARE, CON O SENZA LE STELLETTE – DI ALESSANDRO BUTTICÈ

SAMANTHA CRISTOFORETTI: UN’ECCELLENZA ITALIANA DA RISPETTARE, CON O SENZA LE STELLETTE – di Alessandro Butticè

BRUXELLES\ aise\ - Le recenti dimissioni dall’Aeronautica Militare della prima donna astronauta italiana, la Capitano Samantha Cristoforetti, hanno alimentato l’attenzione dei media e, soprattutto, dei social.
Nonostante il riserbo e la compostezza di AstroSamantha (come è ormai pubblicamente chiamata dai suoi numerosi fans), è stato evocato (tra gli altri da Repubblica: “Samantha tradita dall’Aeronautica. Ecco perché ora lascia la divisa”, 2 gennaio e Il Sole24Ore: “Chi è Walter Villadei, il cosmonauta causa (forse) dell’addio della Cristoforetti”, 5 gennaio) come casus belli, il fatto che (nemo propheta in patria) l’Aeronautica Militare avesse sponsorizzato un altro ufficiale per la prossima missione nello spazio, quando l’ESA aveva invece selezionato e voleva la Cristoforetti.
L’astronauta, il due gennaio, si è sentita obbligata a pubblicare su Twitter alcune precisazioni, tra le quali quella di avere “avuto occasione di esprimere alla Forza Armata, nelle sedi appropriate, - scrive Cristoforetti - il mio disaccordo riguardo ad alcune situazioni e, contestualmente, ho ritenuto per coerenza e per mia serenità di congedarmi. In schiettezza e reciproca cordialità, senza polemica. Speravo anche con discrezione, ma su questo nulla ho potuto”.
Precisazioni molto misurate e composte, come ci si aspetta da un personaggio del suo calibro. Asciutto anche l’annuncio Twitter dell’Aeronautica Militare del fatto che il Capitano Cristoforetti aveva salutato la Bandiera del suo reparto, il 51° Stormo, ricordando che l’ufficiale “negli oltre 18 anni in AM ha coronato il suo sogno di diventare astronauta e continuerà a portare nello spazio il Tricolore italiano”.
Ho letto però sui social, e anche sulla stampa, alcuni commenti, anche di appartenenti alle forze armate, che personalmente non ho trovato molto giusti. O quanto meno non in linea con l’idea che ho della Cristoforetti, come donna e come ufficiale.
Il Generale Leonardo Tricarico, ad esempio - che non è certamente l’ultimo arrivato per escludere a priori che la sua posizione sia quella non ufficiale dell’Aeronautica Militare – sull’Huffington post, scrive persino di “un amore mai sbocciato veramente” tra l’astronauta e l’Aeronautica Militare. E che l’Aeronautica, dalla Cristoforetti, sarebbe stata “ripagata con un semplice e probabilmente non sentito saluto alla Bandiera dello Stormo che le aveva insegnato a volare”. Se questo fosse vero, AstroSamantha lo avrebbe ben celato, perché per anni l’abbiamo percepita come una testimonial di assoluta eccellenza per l’Arma Azzurra, soprattutto tra i giovani, e non solo in Italia ma anche all’estero, oltre che nello spazio.
E lo è stato sino al suo twitter di precisazione, quando scrive: “In vista di una nuova selezione di astronauti prevista entro un paio d’anni, mi auguro che tanti giovani Ufficiali vogliano partecipare e a loro va il mio ‘in bocca al lupo’. Alle tante amiche a ai tanti amici che vestono l’uniforme azzurra, il mio affetto. A tutte le donne e a tutti gli uomini dell’Aeronautica Militare e di tutte le Forze Armate il mio grazie, da cittadina italiana, per il servizio che prestano al Paese. Sono stata orgogliosa di essere una vostra collega”.
Ma non posso dimenticare anche un suo, da me molto apprezzato, intervento pubblico, sempre su Twitter, nel 2018 (e ripreso dal Messaggero del 18 gennaio), che era una sua chiara risposta alla ingiusta campagna stampa contro l’Accademia Aeronautica, su presunti atti di nonnismo (che nelle accademie militari si chiama cappellonaggio) ai danni di una aspirante pilota ventenne, a Latina, la quale lamentava, tra l’altro, di essere stata gettata dai suoi colleghi in piscina vestita. A corredo di una sua foto che la ritraeva, con la tuta di volo, immersa nella piscina durante il battesimo goliardico cui sono soggetti tutti i neo piloti, AstroSamanta scriveva: “Nel lontano 2001, dopo il mio primo volo da solista al 70° Stormo di Latina. Uno dei giorni più belli della mia vita. Un grande in bocca al lupo alle allieve pilote e agli allievi piloti dell’Aeronautica Militare che oggi stanno lavorando duramente per realizzare il loro sogno”.
Non sappiamo ancora quali siano “le situazioni” riguardo le quali la Cristoforetti ha dato il suo “disaccordo” all’Aeronautica Militare, e forse mai lo sapremo dalla diretta interessata.
Pensiamo però sia ingiusto voler fare credere che AstroSamantha abbia “dato poco o nulla” (come ho letto su alcuni post social di ufficiali delle forze armate) all’Aeronautica Militare italiana, paragonando il suo congedo alla scelta - pur legittima e rispettabile - dei piloti militari che passano alla vita forse più comoda e meglio retribuita dei piloti di linea.
La celebrità mondiale che ha riscosso Cristoforetti è certamente frutto dell’alta preparazione e delle grandi tradizioni della nostra Arma Azzurra, fucina di grandissimi specialisti e palestra di piloti tra i migliori al mondo. Ma non deve essere dimenticato che è anche e soprattutto merito delle sue indubbie capacità personali, della sua altissima dedizione e passione per quel mestiere che gli è stato offerto di svolgere e che, a giusto titolo, ha detto da tempo di non volere lasciare. E a chi sostiene – come ho sentito dire – che le missioni spaziali non sono compito istituzionale dell’Aereonautica Militare, devo ricordare il recente annuncio di Trump della creazione della quinta forza armata (dopo Esercito, Marina, Aeronautica e Marines): quella della Forza Spaziale. Devo anche ricordare che l’asso dell’Aviazione Italiana della I Guerra Mondiale, Francesco Baracca, era ufficiale di cavalleria, pioniere di quell’Aeronautica Militare creata nel 1923, come AstroSamanta è pioniere della Forza Spaziale della quale un giorno, ne siamo certi e lo auspichiamo, sarà dotata l’Europa se non l’Italia.
C’è solo da chiedersi se l’Aeronautica Militare di un Paese con un’industria aero-spaziale come quella italiana, abbia davvero usato tutti gli strumenti a sua disposizione per provare a trattenere nelle proprie fila la prima astronauta donna italiana. Pur consentendole di rimanere anche in quelle del corpo degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea. Probabilmente sì. Ma va ricordato che, una volta tanto gli strumenti legislativi non mancavano.
L’Italia dispone infatti di una moderna (anche se del 1962) legge, la nr. 1114, che consente ai dipendenti civili e militari dello Stato di assumere un impiego presso enti od organismi internazionali, e senza limiti di tempo, perché il collocamento fuori ruolo può essere rinnovato.
Dalla data di decorrenza del collocamento fuori ruolo, come nel caso della Cristoforetti, cessa peraltro il trattamento economico a carico dello Stato italiano. Quindi Astrosamantha, dall’entrata all’ESA, era di fatto a costo zero per l’Italia e l’Aeronautica.
È vero che la Cristoforetti, seppure non pagata dallo Stato italiano, ma dall’ESA, era obbligata a pagare di tasca propria i contributi INPS, e forse anche questo fatto avrebbe potuto incidere nella sua scelta. Ma probabilmente, se le fosse stata prospettata la possibilità di diventare presto colonnello o generale dell’Aeronautica (pur rimanendo all’ESA a fare l’Astronauta, o in un futuro incarico dirigenziale), invece di sentirsi costretta a restare semplice capitano, e rinunciare alle promozioni che i suoi colleghi d’Accademia hanno già avuto, forse, e sottolineo forse, ciò avrebbe potuto influire nella sua scelta. Ed essendo nella posizione di fuori ruolo, la sua promozione non avrebbe danneggiato nessuno dei tantissimi e validissimi ufficiali che non hanno scelto, o avuto la possibilità, di fare l’astronauta. Soprattutto alla luce della dichiarata volontà della Cristoforetti di restare all’ESA, senza ambire a tornare in Italia e prendere il posto di altri.
E anche in questo l’Aeronautica, una volta di più, sarebbe stata aiutata dalla legge, che prevede un avanzamento per meriti eccezionali nei riguardi dell'ufficiale che “nell'esercizio delle sue attribuzioni abbia reso eccezionali servizi alle Forze armate e che abbia dimostrato di possedere qualità intellettuali, di cultura e professionali, tali da dare sicuro affidamento di adempiere in modo eminente le funzioni del grado superiore”.
Requisiti che sembrano tratti dal Curriculum Vitae di AstroSamantha che, a soli 38 anni, nel 2015 è stata insignita dal Presidente della Repubblica della più alta onorificenza al merito della Repubblica Italiana: quella di Cavaliere di Gran Croce. E che non tutti i più alti gradi delle Forze Armate ricevono, neppure al termine della loro carriera. (alessandro butticè\aise) 

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