GIANFRANCO BARUCHELLO: AL MART DI ROVERETO LA PIÙ AMPIA MONOGRAFICA MAI REALIZZATA

GIANFRANCO BARUCHELLO: AL MART DI ROVERETO LA PIÙ AMPIA MONOGRAFICA MAI REALIZZATA

ROVERETO\ aise\ - "Con la sua ricerca che ha toccato tutti i media in parallelo, senza sacrificarne alcuno e cercando non all’interno di un linguaggio specifico ma tra i linguaggi cosa si potesse sperimentare, Baruchello è il testimone di un’altra storia". Così Carla Subrizi definisce l’arte di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924), al quale il Mart di Rovereto dedica un’ampia monografica.
Con circa trecento opere esposte, la mostra, che è stata inaugurata il 17 maggio e sarà aperta al pubblico sino al 16 settembre, con la curatela di Gianfranco Maraniello, ripercorre la carriera di uno tra i grandi maestri dell’arte italiana contemporanea.
Indipendente dalle principali tendenze del periodo, nella sua lunga carriera di artista e pensatore, Baruchello ha intessuto rapporti intellettuali e di amicizia con grandi figure culturali come Marcel Duchamp, Jean-François Lyotard, Alain Jouffroy e Italo Calvino. Con loro ha condiviso l’esplorazione dei territori incerti del pensiero: la rottura delle convenzioni narrative, la critica ai modelli di controllo e potere, la decostruzione degli ordini di senso.
Dalla pittura, ai lavori tridimensionali, passando per il cinema sperimentale, la mostra curata da Gianfranco Maraniello esplora l’immaginario raffinato e vasto di Gianfranco Baruchello.
Sulla soglia, nel foyer antistante le gallerie espositive, la mostra viene introdotta da un Giardino di piante velenose, che racconta la relazione speciale dell’artista con la natura. L’opera è un invito a prestare attenzione e a individuare i pericoli che possono celarsi dietro a forme e narrative affascinanti.
Nelle sale, il visitatore è accolto da oltre duecento disegni realizzati a partire dalla fine degli anni Cinquanta, la maggior parte dei quali mai esposti prima. Una vera e propria mostra nella mostra che descrive una pratica costante e quotidiana con cui Baruchello interpreta il reale. Attraverso formati e intenzioni differenti, l’artista sperimenta tecniche e soggetti, esplora i temi e i progetti che si ritrovano in tutte le sue opere.
Spiccano all’interno del percorso espositivo lavori di grandi dimensioni, che nelle grandi sale del Mart vengono per la prima volta presentati al pubblico come nel caso di Milioni di colori nitidi o trovano la loro ideale configurazione come Il fiume e La quindicesima riga.
Due nuove opere ambientali sono state realizzate appositamente per la mostra al Mart: L’archivio ci guarda, una riflessione sugli sguardi collettivi e individuali che provengono dalla storia; e Le moi fragile, un’installazione sul rapporto fra il sogno, la politica e il cinema nella forma di un set contemporaneamente psicoanalitico e cinematografico.
Non mancano i celebri plexiglass: scatole di legno appese alle pareti o disposte nello spazio con le stratificazioni di sogni e le combinazioni di oggetti, ritagli, materiali secondo un approccio narrativo che affianca ciò che sembra non possa coesistere, sperimentando nuove adiacenze e analogie fra le cose.
Grande spazio è riservato alla pittura: Lo zero di Gödel, Altopiano dell’incerto, La presqu’île intérieure sono grandi superfici bianche, paesaggi della mente nei quali segni, parole, disegni, collage interagiscono moltiplicando sia gli orientamenti della visione sia i significati.
Il mondo di Baruchello è un sistema complesso nel quale le contraddizioni coesistono. Pur rifuggendo la monumentalità La Grande Biblioteca è un vasto collage che racconta il desiderio di accumulazione della conoscenza e l’attività intellettuale e archivistica alle basi della poetica dell’artista. Viceversa, L’Oblioteca è frutto di un’azione volta a raccogliere dimenticanze.
L’esposizione si chiude con la smaterializzazione implicata dalla produzione filmica. In mostra Il grado zero del paesaggio, prima opera di Baruchello, Filming Marcel Duchamp che ritrae il padre dell’arte contemporanea nell’atto improduttivo di fumare il sigaro, e Tre lettere a Raymond Roussel, un tentativo di visualizzare il racconto di un sogno in un ambiente immersivo.
È quello del sogno uno dei leitmotiv non solo della mostra ma di un’intera vicenda artistica. Il visitatore si muove in una sospensione, uno stadio intermedio tra la coscienza e l’inconscio, tra la scomparsa e la memoria. Emerge con delicata forza il tema della soglia tra le dicotomie dell’esistenza: dentro e fuori (l’opera), sonno/veglia, notte/giorno, ricordo/oblio. Tra pittura e scrittura, oggetto e installazione, Baruchello legge il mondo e, con rara acutezza, mette in discussione le grammatiche dell’arte, osserva il sistema e costruisce microcosmi. Le sue opere sono infatti il risultato del montaggio di immagini e di pensieri.
Sperimentatore di linguaggi e tecniche, l’artista ripensa il mezzo pittorico, praticando l’accostamento, l’assemblaggio, la scrittura. L’idea del frammento, del modulo o del dettaglio si moltiplica attraverso diverse forme e linguaggi, è un aspetto fondamentale della sua ricerca, che mette in consonanze dimensioni fra loro opposte.
Definiti da Carla Subrizi come veri e propri alfabeti, i lavori di Baruchello sono una topografia del pensiero nella quale si intrecciano vicende personali e vicende pubbliche, riferimenti letterari e scientifici.
È "una storia di idee, di progetti talvolta restati inediti: un modo di sfuggire alle classificazioni costruendo tuttavia una strategia personale che ha spesso definito di resistenza. […] Una sperimentazione che ha considerato l’arte come una formula essenziale per vivere, difficile da situare tuttavia importante per aprire le menti e immaginare orizzonti storici, etici, politici lontani".
La mostra del Mart, organizzata in collaborazione con la Fondazione Baruchello, è la più ampia rassegna dedicata a Baruchello, alla ricerca di trame che continuano a intrecciarsi nella straordinaria vicenda di un grande protagonista dell’arte contemporanea. (aise) 

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