Cgie: a rischio l’ingresso in UK senza passaporto britannico per chi ha doppia cittadinanza

ROMA\ aise\ - Da ieri, 25 febbraio, i cittadini italiani che possiedono anche la cittadinanza britannica potrebbero vedersi negato l’imbarco verso il Regno Unito se non presenteranno un passaporto britannico valido. E' quanto rilevato dal gruppo di lavoro su Brexit e Integrazione europea del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) alla luce dell'entrata in vigore definitiva delle nuove norme sull'ingresso nel Regno Unito.
La misura introdotta con le nuove disposizioni di frontiera, secondo il gruppo di lavoro del CGIE, rischia di "creare disagi significativi per una vasta fascia di persone, inclusi minori e soggetti in attesa di completare la naturalizzazione".
Il cambiamento "è motivato dal rafforzamento dei controlli: le compagnie aeree, ferroviarie e marittime saranno multate fino a 2.000 sterline per ogni passeggero trasportato senza la documentazione richiesta, spingendo così a verifiche più severe prima dell’imbarco".
Da ieri, per entrare nel Regno Unito bisogna avere un’autorizzazione elettronica (ETA), un eVisa valido, un passaporto britannico o irlandese, oppure di un Certificate of Entitlement. Per i duali italo-britannici, spiega il CGIE, "le prime due opzioni sono di fatto precluse: l’ETA non è richiedibile da chi è già cittadino britannico, mentre l’eVisa perde efficacia una volta acquisita la cittadinanza. Resta quindi obbligatorio il passaporto britannico, con l’alternativa onerosa e complessa del Certificate of Entitlement.
La disposizione - annota il Gruppo di lavoro - si inserisce in un più ampio quadro di irrigidimento delle norme di immigrazione post-Brexit, che ha già visto l’introduzione di sistemi come l’ETA per i cittadini europei". Per i duali, però, il rischio è "quello di rimanere intrappolati in una contraddizione burocratica: considerati britannici ai fini dell’ingresso, ma non abbastanza da poter usufruire delle vie semplificate riservate ai soli stranieri".
La criticità interessa numerose situazioni concrete, come i minori che hanno acquisito automaticamente la doppia cittadinanza ma non hanno ancora il passaporto britannico, o coloro che hanno terminato il percorso di naturalizzazione ma non hanno potuto richiedere il documento in tempo. A preoccupare il CGIE è anche il caso di chi ha viaggiato per anni con il solo passaporto italiano, avendo quello britannico scaduto.
Il tema era già stato oggetto di un'iniziativa congiunta la settimana scorsa da parte dei Consolati e dei Comites nel Regno Unito che lo scorso 18 febbraio hanno trasmesso un webinar informativo in collaborazione con la charity Settled in cui venivano affrontati anche i cambiamenti sui viaggi con un'analisi dettagliata e risposte a domande frequenti.
Di fronte a queste prospettive, riporta il Gruppo di lavoro, l’organizzazione the3million ha inviato una lettera al Ministero dell’Interno britannico chiedendo un rinvio dell’entrata in vigore o l’introduzione di misure transitorie, per evitare disagi sproporzionati a cittadini britannici che solo di recente sono venuti a conoscenza della nuova regola.
Non mancano le voci di chi teme un effetto domino sulle famiglie transnazionali. Molti italo-britannici, specialmente quelli che vivono stabilmente in Italia o in altri Paesi UE, utilizzano storicamente il passaporto italiano per spostamenti frequenti. L’obbligo del passaporto britannico, spiega il CGIE, potrebbe costringerli a rivedere abitudini consolidate, con ripercussioni su lavoro, studio e assistenza a parenti anziani.
Intanto, i consolati britannici in Italia segnalano un aumento esponenziale delle richieste di passaporto, con tempi di attesa che in alcune sedi superano i sei mesi. "Una corsa contro il tempo che rischia di lasciare indietro proprio coloro che, per età o condizioni personali, hanno minore accessibilità agli uffici, trasformando una norma di sicurezza in una fonte di potenziale esclusione", cocnlude il gruppo di lavoro del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. (aise)