Continentale Cgie: nessun interlocutore su elezioni Comites e servizi consolari - di Carmelo Vaccaro

MADRID\ aise\ - Dopo una sessione dedicata alla presenza imprenditoriale italiana e ai rapporti commerciali tra Italia e Spagna, che ha visto la partecipazione di numerosi interlocutori ed esperti del settore, la Commissione Continentale Europa–Nord Africa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), riunita a Madrid dal 18 giugno, ha affrontato ieri il tema della diffusione della lingua e della cultura italiana.
Il panel dedicato all’argomento ha favorito un ampio confronto tra i consiglieri e gli operatori del settore. Ai lavori hanno infatti partecipato i dirigenti scolastici delle Scuole Italiane di Madrid e Barcellona, nonché i rappresentanti degli enti gestori delle scuole dell’infanzia attive nelle due città.
Gli interventi si sono protratti fino alle ore 15.30, lasciando successivamente spazio ad altri due temi di particolare rilevanza per le comunità italiane all’estero: i servizi consolari e le prossime elezioni dei Comites.
Su questi argomenti, alcuni consiglieri del CGIE hanno espresso forte rammarico per l’assenza di interlocutori istituzionali, nonostante le ripetute sollecitazioni avanzate dal Vicesegretario del CGIE, Giuseppe Stabile, affinché fosse garantita la presenza di rappresentanti della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT).
Sollecitata sulla questione, la Segretaria Generale del CGIE, Maria Chiara Prodi, ha condiviso il testo del parere che il Comitato di Presidenza (CdP) ha trasmesso alla Direttrice Generale Silvia Limoncini, rispetto al quale si attende un riscontro sulle criticità sollevate e le possibili soluzioni
L’assenza di un confronto diretto su due temi così rilevanti ha suscitato perplessità tra diversi consiglieri, soprattutto alla luce dell’importanza che rivestono sia il funzionamento della rete consolare sia il rinnovo degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Questioni che coinvolgono direttamente milioni di connazionali e che richiederebbero un dialogo costante tra le istituzioni e gli organismi rappresentativi delle collettività italiane nel mondo.
Molti cittadini italiani residenti all’estero non conoscono ancora pienamente il ruolo e le funzioni dei Comites e del CGIE, organismi democraticamente eletti o designati per rappresentare le istanze delle comunità italiane fuori dai confini nazionali. Eppure, i loro componenti operano quotidianamente sul territorio, spesso a titolo volontario, fungendo da punto di raccordo tra i connazionali e le istituzioni italiane, raccogliendo segnalazioni, individuando criticità e formulando proposte su temi che spaziano dai servizi consolari alla promozione della lingua italiana, dall’assistenza sociale alle nuove mobilità.
Proprio per questo motivo appare sempre più evidente la necessità di rafforzare il ruolo del CGIE, riconoscendone maggiormente il valore consultivo e propositivo nell’ambito delle politiche rivolte agli italiani all’estero. Un organismo che rappresenta una realtà composta da oltre 7,5 milioni di cittadini iscritti all’AIRE non può essere considerato soltanto un soggetto da consultare occasionalmente, ma dovrebbe essere coinvolto in maniera sistematica nei processi decisionali che riguardano le comunità italiane nel mondo.
La stessa assenza di interlocutori istituzionali durante una sessione di lavoro dedicata a temi strategici come i servizi consolari e le elezioni dei Comites è stata interpretata da diversi consiglieri come il segnale di una insufficiente attenzione verso gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Una percezione che rischia di indebolire ulteriormente il rapporto tra le istituzioni e una parte sempre più significativa della collettività nazionale.
In questa prospettiva, oltre a una revisione della normativa sui Comites, viene ritenuta sempre più urgente l’approvazione di una nuova legge istitutiva del CGIE, capace di aggiornare competenze, funzioni e strumenti operativi dell’organismo alla luce delle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi decenni nel fenomeno migratorio italiano. Un CGIE più autorevole, maggiormente ascoltato e dotato di strumenti adeguati potrebbe contribuire in modo significativo alla definizione delle politiche per gli italiani all’estero, lavorando in sinergia con il Parlamento, il Governo e gli eletti nella Circoscrizione Estero.
Il rafforzamento del CGIE non rappresenta una rivendicazione corporativa, ma una necessità democratica: dare voce a milioni di cittadini italiani residenti all’estero significa riconoscere pienamente il loro contributo alla crescita economica, culturale e sociale del Paese e garantire loro una rappresentanza all’altezza delle sfide del presente e del futuro. (carmelo vaccaro*\aise)
* consigliere Cgie Svizzera