Gemellaggi leva di sviluppo: Anci e Cgie a confronto

ROMA\ aise\ - "I gemellaggi come volano per lo sviluppo dei territori - sfide e criticità": questo il tema dell’incontro – audizione promosso oggi pomeriggio dalla Commissione “Conferenza Stato Regioni Province Autonome CGIE” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero con Antonio Ragonesi, capo area Cooperazione Internazionale dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).
Obiettivo dell’incontro, ha spiegato il presidente della commissione Manfredi Nulli, che ha moderato gli interventi, quello di “fare il punto sui gemellaggi, strumento che va rilanciato per consentire ai comuni italiani di stabilire relazioni culturali ma anche commerciali con comuni all’estero, ponendo le basi per una rigenerazione dei territori come già avvenuto in tante occasioni".
L’incontro di oggi, ha sottolineato il segretario generale del Cgie Michele Schiavone, fa seguito a “importanti interlocuzioni” avute nel passato con Enzo Bianco che “espresse il desiderio di avviare un percorso comune di collaborazione per semplificare le attività dei comuni gemellati e per futuri progetti”.
“Moltissime”, ha osservato Schiavone, sono “le ragioni su cui si basano i gemellaggi”, primo tra tutti “un passato comune e doloroso”.
Il Cgie, ha concluso, “grazie al lavoro della VI commissione intende approfondire e lavorare sui rapporti tra le istituzioni” per cercare di “creare condizioni di collaborazione che coinvolgano territori, istituzioni e cittadini all’estero”.
Ad Antonio Ragonesi il compito di illustrare l’attività dell’Anci in ambito di relazioni internazionali tra territori, evidenziando il ruolo dell’Unione Europea e del suo programma “Europa dei cittadini”, con i relativi finanziamenti.
Ragonesi ha quindi accennato alla nuova agenda internazionale 2030, che “con più ampia prospettiva ha dato rilevanza al concetto di localizzazione dei rapporti internazionali” secondo una “nuova concezione che vede i territori muoversi in un’ottica di co-sviluppo, uno sviluppo “alla pari”, anche se con tempi e dinamiche diverse”.
Tra i progetti dell’Anci, Ragonesi ha citato in particolare “Municipi senza Frontiere”, un Programma promosso da Anci per la Cooperazione Territoriale che mette in campo una serie di azioni di capacity building delle municipalità dei paesi Partner, volte a sostenere l’empowerment delle amministrazioni locali nella gestione ottimale della cosa pubblica in vari settori – con l’obiettivo in molti casi di sostenere la crescita di una “accademia delle autonomie” – dalla Protezione Civile, alla Pianificazione urbana, fino ai servizi pubblici locali (raccolta e smaltimento dei rifiuti, illuminazione pubblica, gestione delle risorse idriche, sicurezza alimentare).
Faro di questa azione è, quindi, un approccio di dialogo e co-sviluppo “non assistenza”, ha tenuto a precisare il rappresentante dell’Anci, tra territori.
Posto che alla base dei gemellaggi c’è l’obiettivo di “promuovere territori”, realtà “molto simili per la loro vocazione territoriale, culturale o produttiva”, è “curioso” ha commentato Ragonese, che, fino ad ora, la presenza di una collettività italiana non è considerata fattore prioritario nella scelta di un progetto.
I Paesi “prioritari” su cui concentrare l’azione di cooperazione – ha spiegato - vengono decisi dal Consiglio nazionale della cooperazione allo sviluppo, che è l’unico canale per ottenere finanziamenti. Ma, ha aggiunto, nel Consiglio non c’è alcuna rappresentanza degli italiani all’estero e, almeno finora, nessuna attenzione verso i connazionali (l’elenco dei Paesi è nel Documento di programmazione triennale della cooperazione allo sviluppo).
Il rappresentante dell’Anci ha citato in particolare il recente tentativo di Genova di stringere un gemellaggio con il comune cileno di Valparaiso – dove il referente è per altro un assessore di origine ligure – andato a vuoto perché il Cile non è, appunto, tra i Paesi “prioritari”, come non lo sono altri Paesi di grande emigrazione italiana.
Altro ostacolo, ha aggiunto, potrebbe essere rappresentato da “un format un po’ rigido che il Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del consiglio ha elaborato a marzo 2020 per la preventiva autorizzazione ministeriale dei patti di gemellaggio, collaborazione e partenariato con enti omologhi”. Un tentativo di “imbrigliare queste attività” alla luce di alcuni scivoloni diplomatici fatti dai comuni nel recente passato.
Ma non esistono solo difficoltà: “in occasione della pandemia – ha detto Ragonese – sono stati riattivati oltre 200 gemellaggi tra Italia e Germania, tanto che il 17 settembre i presidenti Mattarella e Steinmeir si sono incontrati a Milano per il riconoscimento di questa rete di gemellaggi tra città italiane e tedesche”. Un interesse che ha anche portato ad un “sostegno del Quirinale” per il finanziamento di gemellaggi con la Germania.
Negli anni, ha ricordato, “sono stati finanziati importanti progetti sulle diaspore di altri paesi del mondo in Italia”; il Maeci “ha investito molte risorse e ha creato la Conferenza delle diaspore”. Quindi, ha concluso, “dovremmo prestare un’attenzione parallela alle comunità italiane all’estero, come tema prioritario nel rapporto tra enti locali” per “incentivare le azioni di gemellaggio attraverso le comunità di connazionali”.
Tanti i consiglieri che hanno partecipato al dibattito: è emersa la volontà del Consiglio generale di essere coinvolto, almeno come osservatore, nel Consiglio nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, - richiesta oggetto di un recente documento della VI Commissione trasmesso al Comitato di presidenza del Cgie – ma anche la necessità di fare squadra con tutti gli attori coinvolti per remare nella stessa direzione.
L’Anci, ha assicurato, farà di tutto per sensibilizzare gli enti a “coinvolgere le comunità italiane all’estero in questi progetti di gemellaggio e partenariato”; “se ci sono occasioni includere la specificità delle comunità italiane all’estero nei progetti di cooperazione tra città o territori insistere”, ha confermato, “dovrebbe essere fatto”.
“Non comprimere, ma incentivare queste potenzialità”, ha ribadito Ragonese.
L’ostacolo, ha confermato a più riprese Ragonese, è sempre l’elenco dei Paesi considerati prioritari dalla cooperazione: rispondendo ad una domanda sulla possibilità di firmare un gemellaggio tra un comune e un Comites, Ragonese ha spiegato che “l’articolo 272 del testo unico degli enti locali al secondo comma permette ai comuni di destinare una parte del bilancio per programmi di cooperazione e interventi di solidarietà internazionali”, ma anche che “la Corte di conti ha precisato che possono essere destinate solo nei Paesi individuati dalla Cooperazione”. Dunque potrebbe essere utile non cambiare ma aggiungere a questa “priorità territoriale” quella della presenza dei connazionali, perché renderebbe più facile l’utilizzo di risorse proprie dei comuni. Parimenti utile puntare sulle grandi imprese come “agenti di italianità”, senza dimenticare l’ascesa negli ultimi anni tra gli attori della cooperazione allo sviluppo di Cassa depositi e prestiti che, ha spiegato Ragonese, “sta avviando programmi di credito nei Paesi con cui collaboriamo”.
Quanto al coinvolgimento della rete diplomatico-consolari, “noi ci muoviamo sempre nell’ambito delle autorità diplomatiche sul territorio”, ha confermato l’esponente dell’Anci, “che però andrebbero svecchiate nell’approcciare questo tema”, magari “anche con il vostro aiuto”.
In conclusione, Ragonese ha ipotizzato di promuovere un “piccolo spazio dedicato agli italiani all’estero alla prossima conferenza nazionale sulla cooperazione in programma ad ottobre a Bari”. (ma.cip.\aise)