IL CGIE FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE E GUARDA AL FUTURO

IL CGIE FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE E GUARDA AL FUTURO

ROMA\ aise\ - Mesi di intenso lavoro, sul territorio e in rete, a sostegno dei connazionali bloccati all’estero o più banalmente rinchiusi in casa, impossibilitati ad uscire, sempre a contatto con la Farnesina e la sua Unità di crisi, con i consolati e le ambasciate, senza dimenticare idi seguire i lavori in Parlamento. La pandemia da coronavirus ha modificato anche l’azione del Consiglio generale degli italiani all’estero che si prepara a celebrare la sua prima assemblea plenaria online, lunedì prossimo a partire dalle 15.00.
Appuntamento che sarà il primo di una serie che proseguirà nelle prossime settimane con incontri “tematici” con interlocutori istituzionali e non.
Ospite d’onore, o meglio, decisamente atteso, il Ministro degli esteri Luigi Di Maio, che per legge è anche il Presidente del Cgie, che lunedì incontrerà, seppur virtualmente, per la prima volta i consiglieri.
Un’occasione per avviare un dialogo sul lavoro del Cgie, prima, durante e dopo la pandemia, e sulle politiche del Governo nelle stesse tre fasi. Con un occhio al futuro, anche alla luce del risultato referendario.
Temi anticipati oggi dal segretario generale Michele Schiavone, in una conferenza stampa online, affiancato dai vicesegretari Silvana Mangione e Rodolfo Ricci.
Loro, come tutti i consiglieri, sono ormai di casa su tutte le piattaforme online, che per il Cgie sono state luogo di incontro e confronto, ma soprattutto di azione durante la pandemia, a sostegno dei connazionali.
In questa speciale “plenaria”, ha spiegato Schiavone, “riporteremo quanto fatto in questi sette mesi, durante i quali il Cgie non si è fermato mai”. Dopo il 28, “avremo diversi appuntamenti con ministri, viceministri e sottosegretari non solo della Farnesina, per discutere e aggiornare alcune interventi nel programma di Governo rispetto alle comunità italiane all’estero”.
All’inizio dell’emergenza, tutte le energie sono state concentrate sul rientro dei connazionali bloccati all’estero: “Cgie, Comites, associazioni si sono mobilitati” in costante contatto con l’Unità di crisi e il suo direttore generale Stefano Verrecchia che, ha ricordato Schiavone, “per 4 anni è stato segretario esecutivo del Cgie, per cui conosce benissimo le nostre comunità e le nostre storie”. Alcuni Comites “hanno addirittura organizzato voli”, mentre “costante” è stato “il dialogo con ambasciate e consolati”.
Chiusa quella fase, “ci siamo dedicati alle raccolte fondi da inviare sia in Italia che da destinare alle nostre comunità. Fortissimo ovunque lo slancio di solidarietà dei connazionali”, ha sottolineato Schiavone che, nello stesso periodo, con il Comitato di presidenza ha partecipato alle audizioni parlamentari sia per la bicamerale sulle questioni degli italiani all’estero che per l’esame dei diversi decreti (Cura Italia, Rilancio, Semplificazioni) “riuscendo a sollecitare il Maeci affinchè venissero stanziati ulteriori fondi da destinare all’assistenza degli indigenti extra Ue, ma anche alle categorie più deboli in Europa, penso a chi non era in regola con le assicurazioni sociali ad esempio”.
Quanto al futuro, “ora dovremo lavorare per superare l’impasse e confrontarci con le importanti novità sulla rappresentanza prodotte dal risultato referendario”, ma anche discutere “su come rimodellare il sistema per adeguarlo ai nuovi strumenti della digitalizzazione, per snellire i processi amministrativi nella rete diplomatico consolare, nei rapporti con gli altri ministeri e per cercare di incanalare questo nuovo “sentire” del senso di comunità nella promozione economica, culturale e linguista, ma anche sportiva del Paese e contribuire alla sua “ricostruzione””. Tante le sfide a cui il Cgie “non vuole sottrarsi”: di questo si parlerà lunedì con Di Maio che “ha assunto la carica da più di un anno e che per la prima volta sarà con noi”. In questa consiliatura, il Consiglio generale “si è confrontato con 4 ministri degli esteri e a ogni cambiamento abbiamo riadattato il nostro lavoro seguendo le indicazioni del Governo”.
I punti da cui ripartire saranno rappresentanza, voto all’estero, aggiornamento dell’Aire, lavoro e assistenza, ma anche la prossima finanziaria, il coinvolgimento nel patto per l’export, così come nella presidenza italiana del G20 l’anno prossimo, una “occasione da sfruttare”, così come l’anno di Dante o il 100° anniversario dell’Enit, con cui il Cgie a febbraio ha siglato “un accordo e una convenzione per quello che la Farnesina chiama turismo di ritorno che utilizzeremo dall’anno prossimo”, così come accadrà per la convenzione con il Museo dell’emigrazione a Genova.
Epidemia permettendo, ovviamente. Perché il virus c’è ancora, le vittime e le criticità pure, come ha ricordato il Vicesegretario per i Paesi Anglofoni extra ue, Silvana Mangione, che da New York ha citato i numeri drammatici della epidemia negli Usa e in Sud Africa, senza dimenticare la “risposta generosa” delle comunità nella gestione della crisi così come il confronto giornaliero con il Sistema Italia, che ha coordinato questa azione evitando duplicati.
Situazioni complicate, dunque, che hanno reso difficile anche votare, ha ricordato Mangione, che da un lato ha lodato il lavoro dei consolati negli Usa - e di quello a New York in particolare che ha fatto da collettore dei plichi del Paese – e dall’altro criticato “l’informazione profondamente carente, quando non fuorviante, visto che lo stesso messaggio martellato da Rai Italia ha creato una confusione enorme perché citava anche le date del voto in Italia”.
Un voto archiviato che però avrà conseguenze importanti sulla rappresentanza all’estero e dei territori: “per i paesi anglofoni extra ue nella prossima legislatura chiediamo che la nuova legge elettorale mantenga l’articolo 6 comma 2 della legge 459, che il numero dei senatori sia uguale per tutti (cioè uno per ripartizione - ndr) e che i deputati siano attribuiti in base agli iscritti all’Aire. Chiediamo anche la cancellazione della norma che consente di candidarsi all’estero ai residenti in Italia”.
Mangione poi si è fatta portavoce del malessere degli enti gestori alle prese con la nuova circolare della DG Sistema Paese, “su cui non è stato richiesto il parere del Cgie, dato invece nel testo precedente, quello del novembre 2019”. Circolare che, per gli enti di Australia, Canada e Usa, e Sud Africa, ha “spunti innovativi interessanti”, ma che è “da completare e perfezionare” su alcuni punti, come “tempistica per l’assegnazione dei fondi, definizione dei requisiti per le iscrizioni di nuovi richiedenti contributi per i progetti negli albi consolari”, si potrebbe poi creare “un portale della DGSP per facilitare l’espletamento delle questioni contabili” e “stilare un vademecum dei diritti e doveri dei dirigenti scolastici che diventano figure di enorme importanza”. Si dovrebbe infine riflettere sul fatto che “l’emergenza covid rende impossibili le raccolte fondi, visto che la circolare chiede compartecipazione del 20% a tutte le iniziative” e che si sarebbero potuti sentire gli enti gestori: “molti si sentono “umanamente” feriti visto il lavoro svolto con grande abnegazione per anni” durante i quali “hanno accumulato un’esperienza tale da poter essere consultati”.
Vice segretario dei consiglieri di nomina governativa, Rodolfo Ricci ha rimarcato il contributo “di associazioni e patronati che durante l’emergenza hanno continuato ad operare, a fornire servizi alle collettività”. Un “pezzo della capacità del Paese all’estero che sa “tenere botta” di fronte all’emergenza”, che, anche secondo Ricci, produrrà nuove partenze.
Dunque il futuro vedrà il numero degli italiani all’estero aumentare ancora: a rappresentarli, vista la vittoria del “sì” al referendum, ci saranno meno parlamentari. Un risultato che “mi ha parzialmente stupito”, ha detto Ricci, che si aspettava la vittoria del “sì” ma con percentuali diverse. “Siamo ad uno snodo storico, che bisogna affrontare in maniera schietta e aperta” perché “è una questione che non interessa solo il Cgie, ma, almeno dovrebbe, tutta la politica e le istituzioni del Paese, che non possono fare finta di niente come fatto in passato”.
Occorre subito una riforma della legge elettorale, certo: “c’è da capire come garantiranno la proporzionalità tra le ripartizioni rispetto ai numeri dei connazionali”, ha commentato Ricci. “Spero che all’interno del Cgie non si cada nella trappola dei conflitti interni: chi ha voluto questa riforma deve farsi carico della soluzione. Non può essere il Cgie a risolvere la questione, deve farlo la politica. Sei milioni e passa di connazionali non possono essere rappresentati in una “riserva” così piccola” c’è bisogno di “ristabilire una proporzione della rappresentanza” magari pensando a “candidati italiani all’estero nei collegi nazionali” e nel fratempo chiedere “maggiori prerogative per il Consiglio generale”.
Un quadro che, per Schiavone, sarebbe incompleto senza un Ministro per gli italiani nel mondo: visto che ci saranno meno parlamentari “la figura di raccordo potrebbe essere di nuovo un Ministro, che diventerebbe essenziale per seguire gli aspetti che ci riguardano”.
La nuova geografia della rappresentanza includerebbe anche la Bicamerale, ha ricordato Mangione: “era il novembre 2017 quando il Cgie ha approvato le proposte di riforma di Comites e Consiglio generale; la crisi del covid ha dimostrato che il nostro lavoro era stato lungimirante perché i comites si sono trasformati in ombudsman in difesa dei diritti locali, antenne sul territorio e centri di informazione; mentre il cgie è diventato di fatto un organismo ausiliario dello Stato come dimostrato con il dialogo costante con la Farnesina”; dunque, “con un minimo di manutenzione post-taglio le due proposte dovrebbero diventare il primo punto all’ordine del giorno per la Bicamerale”.
Di tutto questo, il Cgie parlerà a Di Maio lunedì: “il nostro presidente si presenterà finalmente a tutti noi consiglieri”, ha commentato Schiavone, in questa “prima interlocuzione” in cui vogliamo “fare il punto sulle politiche della Farnesina per gli italiani all’estero, dialogando, mettendo a fuoco le esigenze degli italiani in Sud Africa, Tunisia e Marocco, o quelle di chi cerca di rientrare da mesi e non può farlo se non con triangolazioni internazionali di voli; o, ancora, quelle delle scuole all’estero. Sono stati Di Maio e il Governo di cui fa parte che ha preso queste decisioni e quindi è utile sentirlo. Un confronto franco, sereno, per capire il destino delle politiche per le nostre comunità, sempre più numerose”. (m.cipollone\aise) 

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