Prodi (Cgie): la nostra esperienza quarantennale a disposizione della nuova comunità dell’italofonia

ROMA\ aise\ - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, con tutta la sua “miniera d’oro” dell’esperienza quarantennale sul tema della diaspora italiana, si mette a disposizione della nuova comunità dell’italofonia. Perché lingua e cultura sono degli strumenti che possono “dare nuovo slancio” di partecipazione ed educazione alla pace.
Questo il succo dell’intervento di Maria Chiara Prodi, Segretaria Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), realizzato durante il tavolo tematico “Italofonia come comunità di valori e dialogo” tenutosi questo pomeriggio, 18 novembre, durante la I Conferenza dell’Italofonia, tenutasi a Villa Madama.
“In Italia siamo capaci di grande innovazione e poi ci dimentichiamo di essere stati degli innovatori”, ha esordito Prodi iniziando a raccontare la storia del CGIE nel tavolo. Il CGIE, ha spiegato, è una “grande innovazione” dell’Italia, ossia: “la diaspora a servizio delle relazioni internazionali del nostro paese, della promozione di lingua e cultura”. Una innovazione che “ha poi creato degli emuli”. Ci sono Paesi, infatti, “che hanno copiato e poi modificato le loro leggi proprio sul nostro esempio, come Francia e Portogallo”. Inoltre, pochi mesi fa, Prodi ha ricordato di essere stata audita dagli uffici della Commissaria europea Kaja Kallas per capire come “trasmettere il senso di cittadinanza europea attraverso le diaspore fuori dall'Unione Europea”. “Siamo stati i primi a cercare di istituzionalizzare e organizzare questa comunità”.
Secondo Prodi, infatti, il CGIE è a cavallo tra le istituzioni e il mondo della società civile: “abbiamo avuto questa grande capacità di istituzionalizzare le comunità e l'abbiamo fatto proprio per cercare di renderle attive, operative e per collaborare con le istituzioni italiane a tutti i livelli: Parlamento, Ministeri, Comuni e Regioni”. E questa istituzionalizzazione fra tutti i livelli e con tutte le comunità, anche molto diverse fra loro, “fa una ricchezza straordinaria. Perché se le intuizioni sono belle, poi è la loro concretizzazione che ci dà gusto”.
Continuando a raccontare i rappresentati di Comites e Cgie ha spiegato: “siamo già 2000 volontari tra noi e le consulte regionali per l'immigrazione, alimentiamo queste reti in maniera volontaria da tanti decenni. È un ruolo che io descrivo come “beta tester”, diciamo “primi sperimentatori”. E in questo la legge di 40 anni fa è ancora molto intelligente: avere dei beta tester in tutte le parti del mondo che possono dire cosa funziona e cosa no, provare una cosa o meno, che magari conosce chi è ben inserito nelle realtà istituzionali del paese ospitante, o che promuove progetti speciali. Ciò è una miniera d'oro”.
A questo vanno aggiunti, secondo la Segretaria Generale del CGIE, i dati pubblicati dalla Fondazione Migrantes, ossia che in vent'anni l'emigrazione italiana è aumentata del 106%: “non abbiamo solo un tema di qualità ma anche di quantità. Associare questi elementi a servizio della promozione della lingua e cultura è veramente una prospettiva strategica importante”.
“È chiaro che si può riflettere sulla pertinenza di questi strumenti legislativi e anche sulla crisi della partecipazione che vivono le nostre democrazie – ha proseguito Prodi -. Ma penso che la lingua e la cultura siano strumenti che possono dare nuovo slancio di partecipazione ed educazione alla pace. Non c'è nessuno che ha il monopolio di una rappresentanza o di una comunità, e questa è la parte bella”.
“Pensando a questo incontro pensavo all'immagine di cerchi concentrici – ha aggiunto ancora Prodi -: cittadini italiani che vivono in Italia; cittadini italiani che vivono all'estero; poi gli italofoni che imparano la lingua e si aggiungono al cerchio precedente attraverso l'amore per la lingua; e infine i famosi “italici”, che sono quelli che amano la cultura italiana magari senza conoscere la nostra lingua”. Ma “al di là delle strutture formali o delle nostre aspettative, avere questa immagine per me è molto fecondo, perché questi sono tutti centri concentrici che si alimentano nelle relazioni degli uni con gli altri. La lista delle comunità non è una lista di punti elencati, numerati, uno dopo l'altro. Ma è un sistema complesso, complementare, collaborativo, sinergico, che probabilmente può essere veramente una chiave progettuale di successo e di collaborazione.
“Una giornata come quella di oggi ci dà uno slancio, ci dà degli obiettivi, ci dà un qualcosa verso cui tendere tutti insieme – ha evidenziato la SG Prodi -. Per questo ci servono strumenti di collaborazione che tengano a mente le specificità di ciascuno”.
L’esponente degli italiani all’estero ha poi ricordato un convegno svolto nel 1996, dal titolo "Iniziative per l'insegnamento e la diffusione della lingua e cultura italiana all'estero nel quadro della promozione culturale e della cooperazione internazionale". Un convegno dal quale “sono passati quasi 30 anni” e le cui tematiche “ho ritrovato nei discorsi che sono stati fatti oggi”. E lo ha voluto ricordare anche per valorizzare il ruolo del CGIE per promuovere l'insegnamento della lingua e della cultura italiane. “Vorrei invitarvi a guardare questo potenziale degli italiani all'estero come immediatamente disponibile e intrecciato con gli altri paesi del mondo, con le altre comunità del mondo”.
“Immaginate, come abbiamo fatto noi 40 anni fa, di creare uno spazio istituzionale per le diaspore”, ha concluso Prodi. “Pur sottolineando che dopo 40 anni siamo ancora capaci di essere un progetto innovativo e di esempio per il mondo, vorrei incoraggiare anche chi magari ha diaspore inferiore alla nostra, che raggiunge ormai 7 milioni e 300 mila persone (12% della popolazione), di muoversi in questa direzione, perché in questo mondo interconnesso e complesso, le persone in mobilità sono quelle persone che hanno uno sguardo di costruzione di un mondo di pace, proprio perché conoscono l'esperienza della migrazione. Ci mettiamo a servizio delle istituzioni”. (l.m.\aise)