“Utopia”: inizia in aprile il tour del docufilm del Comites Madrid

MADRID\ aise\ - 7 mila chilometri fra riprese, interviste e ricostruzioni storiche per dare vita e volti alle vittime italiane del naufragio del piroscafo “Utopía”, che nel maggio del 1891 causò la morte di centinaia di italiani, rendendolo uno dei più gravi naufragi dell’emigrazione nostrana. Questo è quanto fatto dalla troupe del docufilm “Utopia – Viaggi senza ritorno”, che dopo un anno di lavoro tra Italia e Spagna, è stato presentato dal Comites Madrid in Andalusia e che ora parte in un tour di proiezioni, con i prossimi due appuntamenti che si terranno a Madrid il 17 aprile e a Santander il 18 aprile.
Il progetto è stato sostenuto anche dalla Direzione Generale per gli Italiani all’estero del MAECI e gode del patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Madrid e del Consolato Generale d’Italia a Madrid, oltre al sostegno della Diputación de Cádiz e dell’Ayuntamiento de La Línea de la Concepción.
La troupe ha visitato i borghi italiani di Carovilli, Buonabitacolo, Pietrabbondante, Pomarico, Castel di Sasso e San Paolo Albanese. Ha intervistato tante persone e si avvale anche del contributo di 35 tra studiosi, amministratori locali, testimoni e cittadini. Oltre alle testimonianze, molte di queste persone hanno partecipato attivamente alle ricostruzioni storiche, interpretando scene chiave con grande professionalità e intensità personale. Le comparse amatoriali, guidate dal regista e dall’operatore, hanno dato vita a momenti narrativi di forte autenticità.
Il docufilm ha visto alla regia Pietro Mariani, Aldo Amati alla direzione della fotografia, il Maestro Fabio Turchetti alle musiche originali, Pina Mafodda al supporto documentale, e Carla Monni alle ricostruzioni VFX e AI generativa del viaggio del piroscafo da Napoli a Gibilterra. Inoltre, ci sono stati due contributi esterni che hanno arricchito il film nei rispettivi ambiti: Giovanni (Gianni) Palumbo, studioso, che ha partecipato nel contesto dell’Archivio Storico di La Línea fornendo materiali e fonti locali, e Patrick Canessa, Console Onorario d’Italia a Gibilterra, che ha offerto una lettura giuridica delle conclusioni dei tribunali dell’epoca. (aise)