Tiene il Made in Italy: 643,2 miliardi di export (+3,3%) nel 2025

MILANO\ aise\ - Nonostante la crisi energetica, le tensioni geopolitiche, l’instabilità delle rotte commerciali e il ritorno delle barriere tariffarie, l’export italiano continua a dimostrare una significativa capacità di tenuta. Nel 2025 le esportazioni italiane di beni hanno raggiunto 643,2 miliardi di euro, mettendo a segno una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente e confermando la forza del sistema produttivo sui mercati internazionali. È il quadro tracciato dal nuovo White Paper di Promos Italia, "Energia e competitività internazionale. Come la crisi energetica ha cambiato l’export italiano e le economie regionali", che analizza l'evoluzione delle vendite all'estero tra il 2021 e il 2026 sulla base di dati Istat, Banca d'Italia, Eurostat, Commissione europea e Agenzia ICE.
"Il dato più significativo è la capacità dimostrata dalle imprese italiane di continuare a competere sui mercati internazionali in una fase di eccezionale complessità", dichiara Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia. "Tra il 2021 e il 2025 i valori esportati hanno resistito molto meglio dei volumi e molte imprese hanno saputo preservare ricavi e posizionamento attraverso strategie di pricing e di diversificazione. È una capacità di reazione che rappresenta un punto di forza del nostro sistema produttivo. La sfida ora è consolidarla e renderla sempre più strutturale".
Nel dettaglio della mappa territoriale dell'export, nel 2025 la performance è stata differenziata: la crescita è stata trainata dal Centro (+13,2%), seguito da Sud (+3,2%), Nord-Ovest (+2,3%) e Nord-Est (+2,0%), a fronte di una contrazione dell’11% registrata dalle Isole. La Lombardia si conferma prima regione esportatrice con oltre 167 miliardi di euro, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte. Tra i settori di punta, un ruolo decisivo è stato svolto dalla farmaceutica (proveniente in particolare da Toscana, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Campania), che ha contribuito per 2,6 punti percentuali alla crescita dell’export nazionale, oltre al comparto dei metalli toscani (+1 punto).
L'analisi evidenzia anche un miglioramento del quadro energetico, con il deficit sceso a 46,9 miliardi nel 2025 dai più di 110 miliardi del 2022, anche se i costi per l'industria europea restano superiori a quelli dei principali partner globali. Sul fronte delle rotte e dei mercati, gli USA hanno assorbito il 10,8% dell'export italiano (secondo sbocco dopo la Germania), affrontando l'impatto dei nuovi dazi, mentre la deviazione delle navi dal Mar Rosso intorno al Capo di Buona Speranza ha riposizionato la logistica al centro della competitività.
I dati più recenti confermano la fase positiva anche nel 2026: nei primi sette mesi dell’anno l’export italiano di beni è aumentato del 4,6% (+4,7% solo a luglio su base annua). Particolarmente vivace la dinamica dei mercati extra-UE, che ad agosto 2026 hanno segnato un +16,1% tendenziale, portando la crescita dei primi otto mesi al +5,8%.
"La competitività internazionale delle PMI va ormai letta anche come capacità di operare in condizioni di maggiore instabilità strutturale. L’impresa deve valutare anche l'esposizione energetica, la logistica e la dipendenza da singoli fornitori o mercati", sottolinea Da Pozzo. "La diversificazione non riguarda più soltanto i mercati di sbocco, ma anche fornitori, fonti energetiche, rotte e input critici. L’export italiano ha dimostrato di saper difendere il proprio valore: la sfida ora è trasformare questa capacità di reazione in una competitività sempre più solida e duratura", conclude. (aise)