Da pastorale per i migranti a pastorale con i migranti: “Oltre le frontiere” nel convegno MCI Germania a Napoli

NAPOLI\ aise\ - Cosa significa oggi essere Chiesa in una società attraversata dalla mobilità, dalle migrazioni e da culture diverse? E quale posto occupano, in questo scenario, le Missioni Cattoliche Italiane in Germania? Sono state queste alcune delle domande al centro della terza giornata del Convegno nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania, dedicato al tema "Oltre le frontiere. Essere Chiesa ovunque tu vada".
A confrontarsi a Napoli sono stati Michele Autuoro, Arcivescovo metropolita di Benevento, con la relazione "Missione e migrazione: la Chiesa che nasce dall’incontro"; Nicola Salato, docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, con "La Chiesa delle differenze: prospettive teologiche per una comunione interculturale"; e Lukas Schreiber, Direttore Nazionale per la pastorale degli stranieri della Conferenza Episcopale tedesca, con "Dentro il processo sinodale tedesco: il contributo delle Missioni linguistiche alla visione di una Chiesa interculturale". L'incontro è stato moderato da Paola Colombo, giornalista e responsabile dell’Ufficio UDEP della Delegazione MCI Germania.
Ad aprire il confronto è stato Michele Autuoro, partendo dalla premessa che missione e migrazione sono realtà inscindibili. La migrazione non va letta soltanto come un'emergenza assistenziale, ma come un luogo teologico: la persona migrante non è un semplice soggetto da accogliere, ma un portatore di fede, cultura ed esperienza in grado di trasformare la comunità ospitante, segnando il passaggio dall'integrazione alla reciprocità.
Sul piano teologico, Nicola Salato ha ricordato come la Chiesa sia interculturale fin dalle origini e come l'unità non debba essere confusa con l'uniformità. Per le Missioni linguistiche occorre evitare sia l'isolamento sia l'assimilazione, passando da una "pastorale per i migranti" a una "pastorale con i migranti", che renda chi arriva un soggetto attivo e responsabile nella vita della comunità.
Lukas Schreiber ha quindi illustrato la prospettiva della Chiesa tedesca — caratterizzata da circa 500 comunità di altre lingue e riti —, sottolineando la necessità di superare la logica dei mondi separati. Tra i passaggi concreti indicati figurano l'apprendimento del tedesco da parte dei sacerdoti per facilitare il dialogo e la partecipazione diretta dei fedeli di diversa provenienza nei consigli pastorali e negli organismi decisionali.
I tre interventi convergono sulla necessità di costruire insieme ai migranti una Chiesa orientata al futuro. Di fronte a un contesto mutato da seconde generazioni, giovani professionisti e famiglie interculturali, la sfida delle Missioni Italiane è superare la semplice conservazione del passato per generare nuova partecipazione. La prospettiva emersa a Napoli è quella di un'integrazione paritaria e di una vera "interculturale Communio", capace di abbattere le barriere culturali e pastorali per fare delle differenze una ricchezza condivisa. (aise)