“Gli altri nomi del nostro addio” di Andrea Defronzo porta sul grande schermo l’emigrazione del Sud Italia

ROMA\ aise\ - Dalla Puglia a Venezia, passando attraverso la memoria dell’emigrazione italiana. È il percorso di Andrea Defronzo, giovane regista, sceneggiatore e montatore pugliese, che con il suo nuovo cortometraggio “Gli altri nomi del nostro addio” ha conquistato il Premio Bookciak, Azione! 2026, arrivando alla ribalta della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Tornato in Puglia, Defronzo ha presentato a Bari il corto vincitore, lo scorso 24 settembre.
Il riconoscimento ottenuto a Venezia è stato assegnato nell’ambito della XV edizione di Bookciak, Azione!, il premio cine-letterario ideato e diretto da Gabriella Gallozzi, realizzato in collaborazione con le Giornate degli Autori e il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI).
L’edizione 2026, dedicata al tema dello “Scambio tra generazioni”, ha messo al centro il rapporto tra cinema, letteratura e memoria attraverso cortometraggi sperimentali realizzati da filmmaker under 40.
“Gli altri nomi del nostro addio” è un cortometraggio di tre minuti, liberamente ispirato al romanzo “Il sapore di armellina” di Oriano Campini, pubblicato da LiberEtà. Al centro del film c’è un’immagine semplice e potentissima: una ragazza ricorda l’ultimo istante trascorso nel proprio paese prima di partire. Il suo migliore amico corre dietro alla corriera che la porta via.
È un addio visto attraverso lo sguardo dell’infanzia, ma capace di evocare una storia collettiva: quella delle tante famiglie italiane che, negli anni, sono state costrette a lasciare i propri luoghi d’origine alla ricerca di nuove possibilità.
“Gli altri nomi del nostro addio nasce dal desiderio di fermare il punto in cui l’infanzia incontra per la prima volta il mondo degli adulti e ne subisce il peso senza riuscire ancora a capirlo”, racconta Andrea Defronzo. “Mi interessava quella frattura: da una parte due bambini e il loro legame assoluto, dall’altra parole, decisioni e necessità che arrivano da fuori e cambiano il significato di tutto. La corsa del protagonista tiene dentro questo urto. Il materiale d’archivio entra nel film come memoria e pressione insieme, allargando un gesto privato fino a farlo toccare con una storia più grande. In fondo, il corto nasce da questo: dal tentativo di trattenere un istante che per chi lo ricorda non è mai davvero finito”.
Il corto, in bianco e nero, è stato girato alle Sette Torri, una zona appartata e scarsamente abitata tra Giovinazzo e Bitonto, nel territorio della provincia di Bari.
“Ricevere il XV Premio Bookciak, Azione! per Gli altri nomi del nostro addio ha un valore particolare perché riconosce un film realizzato in maniera completamente indipendente, senza sponsor, finanziamenti o una casa di produzione alle spalle. Dietro questi pochi minuti c’è il lavoro di persone che, tra studio, lavoro, città diverse e videochiamate, hanno trovato il modo di costruire insieme il film, quasi sempre a titolo gratuito”, dichiara Defronzo. “C’è stato soprattutto un lungo lavoro sui materiali d’archivio, fatto artigianalmente, provando, montando e rimontando, senza ricorrere all’intelligenza artificiale. Il premio appartiene quindi a tutte le persone che hanno scelto di mettere tempo e competenze in questo progetto. Mi auguro che non resti soltanto un riconoscimento, ma che il cortometraggio continui a essere visto, discusso e condiviso. E che il nostro addio arrivi il più tardi possibile”.
Gli interpreti sono Michele Chiechi, Carolina Sisto (voce) e Dora Romano (voce). Il montaggio è curato da Francesca Borreggine e Andrea Defronzo, la fotografia e le riprese sono di Nicola Chiechi, l’aiuto regia è di Rossella Deliso, mentre Francesca Borreggine ha curato color e suono. I titoli e gli effetti visivi sono di Marco Cataldo, il backstage è di Ilaria Mottola e la musica originale è firmata da Francesco Loiudice. Il materiale d’archivio proviene dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – AAMOD. Il film è in lingua italiana, con sottotitoli in italiano, ed è realizzato in formato 4:3, in bianco e nero e HD.
Il corto è disponibile sulla piattaforma Vimeo a questo link. (aise)