In Sanguine Foedus: al Porto di Napoli un murales di 1000 mq dedicato agli emigrati

ROMA\ aise\ - Un murale di circa 1.000 mq che racconta l’emigrazione italiana verso l’America dal luogo da cui, tra Ottocento e Novecento, partirono milioni di persone in cerca di futuro: Napoli. È quanto inaugurato nei giorni scorsi al Porto di Napoli. Un murale dal titolo “In Sanguine Foedus. Nuovo Mondo”, realizzato dall’artista Napoletano Vittorio Valiante con il supporto, tra gli altri, della NIAF National Italian American Foundation e il patrocinio del Consolato USA a Napoli.
Napoli e Stati Uniti sono infatti legati da storie di migliaia di persone che dal porto italiano partivano alla volta dell’America in cerca di nuove opportunità. Un legame che, come riporta il Consolato degli USA a Napoli, continua a vivere oggi nei milioni di americani di origine italiana, i cui avi lasciarono Napoli portando con sé sogni, speranze e la propria identità culturale.
Una seconda opera sarà realizzata poi a New York, nel cuore di Little Italy, per unire simbolicamente ancora una volta le due sponde dell’Atlantico profondamente legate.
L’opera nasce da un’idea dei promotori Francesco Andoli e Germana Valentini, compiuta in collaborazione con Inward creativita urbana.
Andoli ha spiegato come questo progetto abbia richiesto più di 4 anni di durissimo lavoro, tra Napoli e New York, per la sua realizzazione. Andoli ha quindi ringraziato iINWARD, nella figura di Luca Borriello, che ne è il soggetto esecutore. L'opera costeggia il mare. Per Andoli è uno “straordinario tributo ai nostri emigranti sparsi in ogni angolo del mondo. Il filo di lana rosso che attraversa quei corpi di uomini, donne e bambini, utilizzato nella realtà come ultimissimo elemento di contatto tra chi partiva e chi restava, è metafora di una linea rossa di sangue, simbolo nonché coagulo potentissimo di identità, cultura e appartenenza: il sangue di San Gennaro. Lui che degli emigranti è il santo protettore con circa 15 milioni di fedeli sparsi in giro per il mondo. Lui, Gennaro, che raffigurato in una statua posta in cima al molo San Vincenzo con la mano alzata nell'atto di fermare la furia devastante del Vesuvio, sembrava stesse lì a salutare quella immane emorragia di vite umane alla volta del cosiddetto Nuovo Mondo. L'ultima immagine che i nostri conterranei imprimevano nei loro occhi bagnati dalle lacrime e che, una volta giunti a destinazione, ha generato verso il Patrono di Napoli una devozione intergenerazionale tutt'oggi pulsante. L'immaginario viaggio del filo rosso che adesso abbiamo lanciato oltreoceano lungo il 41esimo parallelo - e a cui intendiamo dare ulteriore prosieguo - riannoda nel sangue le vite e i destini del nostro immenso e coraggioso popolo di migranti”. (aise)