L’addio dell’ABM a Flora Costa: testimone dell’emigrazione e voce gentile delle Dolomiti

BELLUNO\ aise\ - “La guerra, le ristrettezze economiche, la necessità dell'emigrazione, il duro lavoro, la pandemia. In quasi un secolo di vita, Flora Costa ha attraversato momenti difficili, sempre con quella forza d'animo che, assieme a una gentilezza d'altri tempi, era un po' il suo tratto distintivo. Ogni ostacolo arrivato lungo il suo cammino – e non sono stati pochi - Flora l'ha saputo affrontare, e superare, con la decisione di uno spirito mite e al tempo stesso battagliero, riuscendo sempre a cogliere, anche nelle situazioni più complicate, l'essenza incantevole del mondo. Un atteggiamento che emerge con limpida chiarezza nei suoi libri. Sì, perché Flora, donna dalle mille risorse, all'età di novant'anni ha iniziato a scrivere, imparando un po' alla volta a familiarizzare con gli strumenti informatici, segno di un'elasticità e di un'apertura mentale fuori dal comune. Scriveva delle proprie esperienze, in un linguaggio semplice e concreto ma mai banale, spinta dal desiderio di condividere quanto aveva vissuto, sottolineando sempre il bello e il positivo, senza mai piangersi addosso per i colpi bassi che il destino le aveva riservato”. Così l’Associazione Bellunesi nel Mondo saluta la sua fedelissima iscritta, venuta a mancare ieri, 24 marzo, a Boulay, nel dipartimento della Mosella.
“Quattro le opere pubblicate da Flora tra il 2016 e il 2022: “Dall'alba fino al tramonto”, “Vivo due amori... le Dolomiti e la Lorena”, “Le isole. Fra cielo e mare” e “Il canto del cuore”, tutte permeate di entusiasmo anche per i piccoli avvenimenti e i piccoli dettagli della quotidianità, quelli ai quali solo i cuori più puri sanno dare il giusto peso”, ricorda l’ABM. “Era affezionatissima alla sua terra, l'Agordino che da giovane aveva dovuto lasciare prima per la Svizzera e poi per la Francia, e soprattutto alle sue montagne, che le hanno regalato numerose escursioni”.
Flora Costa “tra qualche mese avrebbe compiuto cento anni e figli e nipoti erano già pronti a celebrare il traguardo con una festa a sorpresa. Lei l'avrebbe certamente apprezzata come occasione per stare assieme a famigliari e amici. Amava stare in compagnia. E per chiunque ne ha avuto la possibilità, magari anche solo brevemente, stare con lei per una chiacchierata era sempre un piacere. Si definiva “l'emigrante mai sola”. La ricorderemo così”, conclude l’ABM. (aise)