Morti sotto il ghiaccio, vivi nella memoria: il MEV ricorda la Tragedia di Mattmark

BELLUNO\ aise\ - Il MEV - Museo dell’Emigrazione Veneta ospiterà dal 23 agosto fino al 6 settembre l'esposizione “Mattmark, 30 agosto 1965: morti sotto il ghiaccio, vivi nella memoria”, un’esposizione immersiva dedicata al disastro del 30 agosto 1965 a Mattmark, in Svizzera. Tra documenti d’epoca, video e testimonianze dirette di sopravvissuti e familiari, il percorso espositivo ripercorre la tragedia in cui persero la vita 88 lavoratori — tra cui 56 italiani e 17 bellunesi — travolti dal crollo del ghiacciaio Allalin.
Era il 30 agosto 1965. Nel Canton Vallese, in Svizzera, a circa 2.200 metri d’altitudine, centinaia di operai erano impiegati nella costruzione della diga in terra battuta di Mattmark, all’epoca la più grande d’Europa. Tra loro vi erano numerose maestranze straniere e decine di lavoratori provenienti dalla provincia di Belluno. Alle ore 17.15, un blocco di circa due milioni di metri cubi di ghiaccio e materiale si staccò dal ghiacciaio Allalin, travolgendo le officine e gli alloggiamenti allestiti proprio al di sotto della lingua glaciale.
Il bilancio della sciagura fu di 88 morti, tra cui 56 emigrati italiani e 17 veneti (tutti dalla provincia di Belluno). La vicenda giudiziaria che ne seguì, conclusasi nel 1972 con l’assoluzione di tutti gli imputati per non prevedibilità del fatto, si chiuse con l'addebito di metà delle spese processuali ai familiari delle vittime.
La mostra si avvale di un allestimento di tipo immersivo, composto da fotografie, documenti d'archivio, filmati d'epoca e una serie di video-interviste realizzate ai testimoni dell'epoca e ai familiari delle vittime.
Tra i contributi video figurano i racconti degli ex operai del cantiere di Mattmark — tra cui Armando Lovatel, Giancarlo Casol e Osvaldo Montresor — e i ricordi dei familiari dei lavoratori deceduti nel crollo, quali Bianca e Maria Acquis, Maria Teresa Fabbiane ed Anchise Pinazza.
Un elemento di rilievo nel percorso documentale è rappresentato dalla testimonianza di Thomas Burgener, figlio del giudice cantonale Eugène Burgener. Quest'ultimo, membro del collegio giudicante al processo di Sion, aveva formulato un progetto di sentenza che prevedeva la condanna per omicidio colposo di quattro dirigenti della società Elektrowatt, prima di essere ostacolato e posto in minoranza all'interno del tribunale. (aise)