Mucci (We the Italians) intervista Bill Conti, l'italoamericano che compose la colonna sonora di Rocky

ROMA\ aise\ - "Rocky esce di casa prima dell'alba, quando la città è ancora immersa nel silenzio. Non è un campione in quel momento, è un perdente. E' solo. Ma poi parte la tromba di Gonna Fly Now. Rocky inizia a correre senza fermarsi, trasformando ogni goccia di fatica in una dichiarazione di sfida al destino. Attraversa l'Italian Market di South Philadelphia, supera i propri limiti finché raggiunge la scalinata del Philadelphia Museum of Art. La conquista gradino dopo gradino e, arrivato in cima, alza le braccia al cielo. E' lì che nasce un mito della storia del cinema, non sul ring. Nasce grazie, forse soprattutto, a quella musica. Non so se esista qualcuno al mondo che non abbia visto quella scena, almeno nel mondo occidentale. Non so se esista qualcuno che non riconosca quelle note. I protagonisti sono italoamericani, e se con "Rocky", Sylvester Stallone, ha fatto la storia del cinema mondiale esattamente 50 anni fa, altrettanto ha fatto Bill Conti con "Gonna Fly Now" con la storia della musica. Candidata all'oscar l'anno successivo e inspiegabilmente non premiata, non è "una" colonna sonora, è "la" colonna sonora, e fu scritta da un grande italoamericano, un vero e proprio mito". Così è iniziata l'intervista che Umberto Mucci, direttore e fondatore del portale bilingue "We the Italians", ha realizzato proprio a Bill Conti.
"D. Sei nato in una famiglia Italian American e hai anche vissuto e lavorato in Italia prima di approdare a Hollywood. In che modo le tue radici italiane hanno influenzato il tuo modo di comporre musica e di esprimere le emozioni? C’è qualcosa di profondamente italiano nella tua musica?
R. Assolutamente sì. Sono cresciuto in una famiglia completamente italiana. Sia la famiglia di mia madre sia quella di mio padre erano italiane, quindi la vita dentro casa nostra era molto diversa da quella che si svolgeva fuori.
Cinquant’anni fa uscì Rocky, un film destinato a diventare un simbolo del sogno americano. Che cosa ricordi del tuo primo incontro con Sylvester Stallone? Quando hai capito che il film avrebbe avuto un impatto così straordinario?
Il nostro primo incontro? Due ragazzi italoamericani davanti a un panino al tonno nella mensa della MGM. Sylvester aveva scritto la sceneggiatura ed era il protagonista del film, ma all’epoca era completamente sconosciuto. Non ne era il regista, ma aveva idee molto precise su ciò che la musica avrebbe dovuto esprimere.
D. “Gonna Fly Now” è uno dei temi più iconici della storia del cinema. Come nacque quel brano?
R. Spesso le persone immaginano che un giorno io mi sia seduto e abbia scritto una canzone intitolata “Gonna Fly Now”. Non è andata così. Con la musica da film, prima hai bisogno del film. Devi vedere le immagini, perché tutto dipende dai tempi. È la musica che deve adattarsi al film, non il contrario".
L'intervista integrale è disponibile sul sito di "We the Italians". (aise)