Premio America: a Montecitorio l'omaggio all'On. Amato Berardi

ROMA\ aise\ - Ci sono premi che celebrano una carriera e premi che restituiscono una storia. Venerdì scorso, 9 ottobre, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, la XVI edizione del Premio America ha fatto entrambe le cose. Accanto ai grandi nomi dell'impresa, della scienza e della cultura, la Fondazione Italia USA ha voluto ricordare l'On. Amato Berardi, scomparso a Roma lo scorso dicembre. Lo ha fatto con una targa alla memoria, consegnata nello stesso Palazzo in cui Berardi aveva rappresentato per cinque anni gli italiani del Nord e Centro America.
Sul palco, coordinato dalla giornalista Didi Leoni, si sono alternati nomi che raccontano l'Italia che piace all'America. C'era Giuseppe Lavazza, presidente del gruppo che ha portato l'espresso italiano sulle tavole di mezzo mondo. C'era Franco Malerba, il primo astronauta italiano, che nel 1992 volò a bordo dello Space Shuttle. Premiati anche lo scienziato Matteo Bassetti, il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e lo chef Giorgio Locatelli, ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Con loro il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, il campione di sci alpino Kristian Ghedina, la conduttrice Cristina Chiabotto, la giornalista Hoara Borselli e la cantautrice Rose Villain.
A ciascuno è andata un'opera esclusiva in argento, bronzo e palladio. Il Premio America alla memoria è stato conferito ad Alberto Sordi, che con Un americano a Roma ha consegnato al cinema il ritratto più affettuoso del mito americano visto dall'Italia. La Camera dei Deputati ha infine assegnato le proprie medaglie a tre studenti americani: Alexander Thurston Levin, Payton Elizabeth McCarthy e Brenna Grace Schupbach.
Poi è arrivato il momento più intenso della serata.
Sulla targa dorata, incorniciata in velluto blu, poche parole: “On. Amato Berardi – Targa alla memoria – Roma, Camera dei Deputati, 9 ottobre 2026”. A ritirarla è salito sul palco il figlio, Carmine Berardi. “La Fondazione Italia USA rappresenta ciò che mio padre è stato: un costruttore di ponti tra il Paese in cui è nato e che ha sempre amato, e il Paese che lo ha accolto, dove si è affermato per poi diventare membro del Parlamento italiano”. Berardi ha poi ringraziato l'On. Catia Polidori, per la vicinanza e il sostegno dimostrati alla famiglia.
La vita di Amato Berardi è un romanzo dell'emigrazione italiana.
Nato a Longano, in provincia di Isernia, nel 1958, a dodici anni lasciò il Molise per raggiungere la famiglia a Philadelphia. Prima ancora di finire gli studi aprì un ristorante insieme ai fratelli. Nel 1983 fondò Berardi & Associates, società di assicurazioni e pianificazione finanziaria, entrando nella Million Dollar Round Table, il club dei migliori professionisti del settore.
Nel 2008 arrivò l'elezione alla Camera dei Deputati con il Popolo della Libertà, nella circoscrizione Estero Nord e Centro America. Fino al 2013 sedette in Commissione Finanze, battendosi per i diritti di cittadinanza e per il riconoscimento delle seconde e terze generazioni di italiani nel mondo. L'impegno non si fermò con la fine del mandato. Cofondatore della Camera di Commercio Italo-Americana di Philadelphia, diede vita al National Italian American Political Action Committee (NIAPAC) per rafforzare la voce politica degli italoamericani. Cavaliere della Repubblica, nel 2015 ricevette il Leadership and Service Award della NIAF e nel 2019 la Regione lo nominò Ambasciatore del Molise nel mondo. La sua storia è raccolta nell'autobiografia American Saga.
Alla sua scomparsa, il 12 dicembre 2025, la NIAF scrisse che “la sua eredità di servizio, determinazione e orgoglio culturale continuerà a ispirare le generazioni future”. La serata di Montecitorio ne è stata la prova. Nella sala dove l'Italia celebra chi la rende grande oltreoceano, il nome di Amato Berardi è tornato a risuonare accanto a quelli di Lavazza, Malerba e Sordi. Da Longano a Philadelphia, fino a Roma, il ponte che ha costruito resta in piedi. (aise)