Scaglione (Cim-Lucani nel mondo): continua inesorabile l’aumento degli iscritti AIRE lucani

ROMA\ aise\ - "Continua inesorabile l'incremento di lucani che si trasferiscono all'estero: i dati ufficiali dicono che nell'arco di due anni, gli iscritti all'AIRE, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero della Basilicata, sono cresciuti di oltre 11 mila unità e nell'ultimo anno superato, come ampiamente da noi previsto, la soglia delle 150 mila unità toccando per la precisione quota 152.363. Su 529.897 residenti al 1° gennaio di quest'anno". Lo ha evidenziato Luigi Scaglione, Presidente del Centro Studi Lucani nel Mondo e della Confederazione Italiani nel Mondo di Basilicata, commentando la nuova edizione, la ventesima, del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma.
"Un dato inesorabile, che fa salire al secondo posto la Basilicata per incidenza percentuale tra iscritti Aire e popolazione residente, pari al 28,8% secondi solo al Molise ed in presenza di altre aree geografiche, anche del Sud, che registrano invece un se pur lieve decremento", ha aggiunto Scaglione.
L'altro elemento statistico emerso dalla presentazione ufficiale dei dati della Fondazione Migrantes è relativo alle fasce di età di questi spostamenti o migrazioni che interessano ormai in maniera proporzionale tutte le fasce di età e non solo quelle post diploma o di genitori-nonni che seguono i figli, ma in maniera orizzontale tutte le fasce analizzate.
"Manca quindi l'idea di prospettiva futura che favorisca la tenuta sociale di una regione, incentivata dalla mobilità anche di chi un lavoro ce l'ha ma deve spostarsi per contingenti fattori, fuori regione o fuori dal Paese - ha proseguito Scaglione -. E qui non bastano le politiche attrattive in materia di turismo e di ritorno alle radici, su cui pure si lavora alacremente anche a livello nazionale, a dare la scossa ed invertire la tendenza".
I fatti ci dicono anche che restano in termini assoluti in materia di iscrizioni all'Aire di residenti nelle città di Potenza, di Lauria, di Marsico Nuovo e Matera superiori alle 3000 unità insieme a San Fele, come pure quelli in termini percentuali tra residenti e popolazione estera di Castelgrande (pari al 194,9%), di Montemurro (pari al 183,5%), di Sasso di Castalda con il 162,5% ed in termini assoluti appunto di San Fele con 3.141 cittadini, di Marsico Nuovo con 3.654 unità, Trecchina, Satriano, Grumento Nova e Tramutola, superiore ai 2000 iscritti all'Aire. E nelle nazioni di riferimento, restano in testa Argentina, Svizzera, Germania, Brasile, Uruguay. Sono 27 i lucani residenti in Israele, 156 a San Marino.
Ultimo elemento numerico è quello relativo alle province di provenienza dei nostri "migranti" che conferma il primato di quella potentina rispetto a quella materana. Anche qui doppia velocità.
Per il Presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo "la narrazione del sistema migratorio italiano e lucano va quindi cambiata perché a partire in maggioranza, in questi ultimi due anni, sono stati i giovani diplomati e non più quelli chiamati impropriamente “cervelli in fuga””.
Ma ci sono anche “segnali positivi” per Scaglione, specie nell'analisi della mobilità interregionale che, secondo i dati del RIM 2025, “fanno emergere la voglia di ritorno alla natura e quindi di insediamenti lavorativi nella riscoperta di fattori produttivi che vanno motivati e sostenuti e per le quali le politiche regionali, in tutti i luoghi, devono per forza adeguarsi in futuro per trattenere i giovani”.
“Il 26% di chi è partito, ha fatto rientro. È un dato significativo – ha affermato - perché dimostra che la mobilità giovanile non è più sinonimo di fuga, ma rappresenta un percorso di formazione e crescita personale. I giovani partono per imparare, per confrontarsi con il mondo, ma sempre più spesso tornano con nuove competenze e con la volontà di contribuire allo sviluppo del Paese”.
E solo il 26% di chi parte lo fa perché non trova lavoro in Italia; la maggioranza sceglie di emigrare per fare esperienza e arricchire il proprio curriculum. Anche l'immagine data con i progetti sul turismo delle radici e delle origini, secondo il Presidente del CIM Basilicata va dunque “rivista e riorganizzata perché in termini di rientri non ci sono indicazioni positive”.
“Il vulnus resta la legge sul riconoscimento della cittadinanza italiana che limita quella degli italo-discendenti e per la quale ora la componente di ex immigrati (quelli che cioè l'hanno ottenuta entrando nel nostro Paese ed in Basilicata gli esempi non mancano) sono una parte importante di chi lascia i nostri territori recandosi all'estero facendoci diventare territori di transito che non ottiene benefici anche in termini di nuovi cittadini”.
E infine - ha concluso il Presidente del Centro Lucani nel Mondo – “da qui deve partire un'attenzione da rinnovare verso le nostre comunità associative costituite, per non rompere definitivamente il filo che le unisce alla nostra regione e motivarne l'azione verso contesti di mobilità, seppur temporanee, a cui i Comuni in primis devono destinare attenzioni sempre più forti come il rinnovare i gemellaggi e le occasioni di confronto ed incontro con le realtà estere ed italiane extraregionali”. (aise)