Simonetti (Cseres): Lucani nel Mondo abbandonati

POTENZA\ aise\ - “Siamo a metà del 2026 e la Basilicata non ha ancora reso operativo il Piano annuale 2024 per i Lucani nel Mondo, non ha concluso l’iter del Piano 2025 e non ha ancora avviato quello del 2026. Tre annualità di politiche a favore dell’emigrazione lucana di fatto inesistenti, nonostante la Legge Regionale n. 11 del 11 gennaio 2025 che le prevede e finanzia”. Questa la denuncia di Pietro Simonetti del Centro Studi e Ricerche sull’Emigrazione e i Sistemi Regionali, già Presidente della Commissione Regionale Lucani nel mondo, contro uno “stallo” nelle politiche regionali “che dura da anni”.
“La D.G.R. n. 866 del 30 dicembre 2025 ha approvato il Piano 2025. Le Commissioni consiliari (IV e II) hanno espresso i loro pareri tra gennaio e febbraio 2026. I pareri sono stati trasmessi alla Giunta regionale il 3 marzo 2026. Da allora: silenzio totale”, scrive Simonetti. “Associazioni di Lucani residenti all’estero attendono da mesi risposte che non arrivano. Le borse di studio non vengono erogate. I contributi alle associazioni diasporiche sono bloccati. La rete dell’emigrazione lucana — costruita in decenni — rischia di sgretolarsi per indifferenza istituzionale”.
“Alla richiesta urgente del CSERES di conoscere lo stato dei provvedimenti e le ragioni dei ritardi, la risposta degli uffici del Consiglio regionale si è limitata a precisare che le Commissioni consiliari “hanno esaurito il proprio compito” dopo aver trasmesso i pareri alla Giunta. Un passaggio di carta. Nessuna risposta di merito. Nessuna indicazione su quando i Piani diventeranno operativi”, stigmatizza Simonetti. “Intanto i cittadini lucani all’estero — studenti, famiglie, associazioni — restano in attesa di misure che esistono sulla carta ma non nella realtà”.
Il referente del Centro Studi e Ricerche sull’Emigrazione e i Sistemi Regionali, poi, critica quanti hanno presentato le borse di studio di Ardus - Azienda Regionale per il Diritto allo Studio e Università della Basilicata destinate agli studenti stranieri come una misura “in risposta alla crisi delle politiche diasporiche”. Al contrario, annota Simonetti, si tratta di “una misura per attrarre studenti in entrata, non per mantenere legami con i lucani in uscita”.
“Ci sono voluti oltre 35 anni per costruire una rete di oltre 170 associazioni di Lucani all’estero e in Italia, che rappresentano circa 1.200.000 migranti lucani e discendenti. Sono bastati 8 anni per destrutturare questo tessuto organizzativo”, denuncia ancora Simonetti. “Il calo delle associazioni attive ha raggiunto il 20%, con molte ormai esistenti solo sulla carta. Le ragioni sono chiare: poche iniziative, ritardi sistematici nell’approvazione dei Piani annuali, assenza di una linea guida e di innovazione. La Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo è diventata un organo svuotato, il cui unico momento di visibilità è ridotto a un appuntamento annuale che costa oltre 120.000 euro — trasformato in una passerella di due giorni per i “notabili” anziché uno spazio di lavoro per i delegati delle comunità”.
Simonetti, poi, si scaglia contro uno “scandalo silenzioso”: “il programma A.D.E.L.M.O ha scannerizzato 25.000 passaporti di migranti lucani, un patrimonio storico e culturale inestimabile, costato alla collettività oltre 350.000 euro. Questo archivio non è mai stato messo in rete. Giace nei depositi regionali insieme alle mostre fotografiche del Maestro Cresci, ai costumi, ai quadri e alla banca dati dei migranti lucani acquisita in Argentina”.
Secondo Simonetti “i numeri sull’emigrazione giovanile rendono ancora più urgente il quadro. Nel solo 2023, 335 giovani lucani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la Basilicata per trasferirsi all’estero, risultando iscritti all’AIRE. Tra il 2011 e il 2023 sono stati 3.147. Dall’Unita d’Italia ad oggi, oltre 800.000 persone hanno lasciato la Basilicata. In questo contesto, le politiche per i Lucani nel Mondo non sono un accessorio folkloristico: sono uno strumento essenziale di coesione, identità e potenziale rientro qualificato. Bloccarle significa scegliere attivamente di non contrastare questa emorragia”.
“Allo stallo sui Piani per i Lucani nel Mondo si aggiungono altre emergenze già segnalate”, tra cui “l’assenza di un Piano 2026 ancora all’orizzonte, a metà anno inoltrato” e “il silenzio della politica regionale di fronte alle sollecitazioni delle associazioni della diaspora”.
Il CSERES, dunque, “chiede con urgenza che la Giunta regionale renda immediatamente operativo il Piano 2025, indicando tempi certi per l’erogazione delle misure previste; che venga chiarito lo stato del Piano 2024 e le ragioni dei ritardi accumulati; che venga avviato immediatamente l’iter del Piano 2026, con una roadmap pubblica e verificabile”. E ancora: “che venga istituito un programma strutturale di borse di studio per i giovani Lucani all’estero — distinto e aggiuntivo rispetto alle misure ARDSU per l’internazionalizzazione — con importi adeguati e continuità pluriennale, sul modello dell’Università della Calabria; che il patrimonio A.D.E.L.M.O venga finalmente messo in rete e reso accessibile alle comunità lucane nel mondo; che la Regione Basilicata avvii un tavolo di confronto con le associazioni della diaspora e con l’Università degli Studi della Basilicata per definire un programma strutturato sul modello calabrese; che il Presidente della Regione e l’Assessore competente rispondano pubblicamente alle associazioni dei Lucani nel Mondo. Non si ricorda, a memoria d’uomo, una tale situazione. Queste parole non sono una figura retorica: sono il grido di allarme di chi conosce da decenni la rete dell’emigrazione lucana e la vede svuotarsi per abbandono istituzionale”, conclude Simonetti. “Non è accettabile”. (aise)