La storia maestra del nostro cammino: i Lucani nel Mondo ricordano Marcinelle

POTENZA\ aise\ - “Nel ricordo della tragedia di Marcinelle del 1956 non possiamo non essere solidali con quel mondo fatto di tanti lavoratori italiani, meridionali e lucani, che lasciarono la propria terra natia per prestarsi allo scambio uomo-sacco di carbone, con tutte le umiliazioni che ne seguirono anche in termini di accoglienza e di solidarietà mancate. Ricordare l’8 agosto “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” significa ricordare quanto la storia debba essere maestra del nostro cammino di oggi e del futuro”. A parlarne è stato Luigi Scaglione, Presidente Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo.
“Ha ragione chi dice che il ricordo fa pensare bene che l'emigrazione è storia italiana e storia di ciascuno di noi e ci lega di fatto ad oggi quando numerosi giovani italiani continuano a lasciare l'Italia – ha aggiunto -. Spesso questo significa essere ancora oggetto di discriminazioni, ci dicono e di fatto Marcinelle è stata una tragedia che ha segnato la storia del nostro Paese e del nostro popolo che aveva davanti una idea di vita diversa, sia partendo che lasciando quello che aveva a casa”.
“I lucani di Maassmechelen, di Genk, di Beringen e quelli di Marcinelle sono l’esempio che dobbiamo avere in mente nel racconto che facciamo ogni giorno e che nei nostri piccoli comuni ci rimanda ad una speranza, quella del ritorno, della vita convissuta, delle opportunità che dobbiamo cogliere, come ci prepariamo a fare pensando al Turismo di ritorno ed a quello delle radici. Sempre che a livello istituzionale regionale ci si ricordi e non si perda questa occasione”, ha spiegato ancora Scaglione. “Radici che non si sono mai spezzate con i nostri minatori del Belgio, degli operai della Svizzera e della Germania che incontriamo oggi, magari senza più nostalgie ma con lo spirito giusto per riannodare quel filo che anche la pandemia ha spezzato”.
Scaglione ha infine voluto dedicare a loro “il nostro ricordo, ai nuovi emigranti e a quelli che incontriamo, senza dimenticarne i volti e le storie, come quelle che ci ha raccontato il custode della miniera di Beringen, nativo di Abriola e morto lo scorso anno. Affinché quella storia non ci dica cosa fare, ma cosa non fare”. (aise)