9 gennaio 1966: buon compleanno Abm

BELLUNO\ aise\ - Era il 9 gennaio 1966, una domenica. In una sala del Centro Diocesano “Giovanni XXIII” di Piazza Piloni a Belluno un gruppo di pionieri si riuniva davanti al notaio Adolfo Soccal e ai testimoni Luigi Toscani e Fiorello Zangrando per dare vita all’Associazione Emigranti Bellunesi. L’associazione – divenuta nel frattempo Associazione Bellunesi nel Mondo – festeggia oggi i suoi primi 60 anni di attività.
Quei pionieri erano, nell’ordine e con le qualifiche con cui compaiono nell’atto costitutivo: Gianfranco Orsini, presente per conto dell’Amministrazione Provinciale. Tullio Poli, segretario generale della Camera di Commercio di Belluno; Bice Giovanna Pomarè, delegata dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigranti; Don Mario Carlin, delegato vescovile per l’emigrazione della Diocesi di Belluno; Mons. Virgilio Tiziani, delegato vescovile per l’emigrazione della Diocesi di Feltre; Don Domenico Cassol, segretario del Comitato per l’Emigrazione della Diocesi di Feltre; Arnaldo Colleselli, presidente del Consorzio Provinciale dei Patronati Scolastici della provincia di Belluno; Angelo Samaria, segretario provinciale delle Acli di Belluno; Maria Morassutti, presidente provinciale del Centro Italiano Femminile e del comitato provinciale dell’Associazione Cattolica Internazionale delle Opere a servizio della Giovane per la provincia di Belluno; Bortolo Pampanin, impiegato; Antonio Dal Molin, presidente dell’Unione Cattolica Italiana Commercianti della provincia di Belluno; Pietro Feltrin, vicepresidente dell’Associazione Cattolica Artigiani Italiani della provincia di Belluno. Giovanni Colle, presidente diocesano della Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica di Belluno; Vincenzo Barcelloni Corte, libero professionista; Serafino Perot, impiegato; Ferruccio Venzin, impiegato; Vittorio Bottegal, insegnante; Amelio Toscani, commerciante; Noè Calvi, insegnante; Attilio Fontanella, commerciante; Sergio Dal Piva; Luigi Santomaso, insegnante; Alfio Patti, pensionato; Donato Giaffredo, impiegato; Mario Cason, impiegato; Ermanno Dal Molin, impiegato; e Luigi Reolon, insegnante.
In attesa della prima assemblea, celebrata il 15 gennaio 1967, venne nominato presidente l’ing. Barcelloni Corte, poi confermato e rimasto in carica fino al 1981. Suo vice provvisorio, Serafino Perot. A proposito della prima assemblea, il bilancio consuntivo presentato ai soci in quell’occasione si chiudeva con un avanzo d’amministrazione di 445mila lire.
Tornando al gennaio del ‘66, la neonata Associazione si era ovviamente dotata di uno Statuto in base al quale operare. Composto da 28 articoli, definiva il perimetro all’interno del quale agire, la struttura degli organi sociali, le regole di condotta e la missione fondamentale. Missione esplicitata nell’articolo 2: “svolgere, alla luce dei principi cristiani, la più ampia opera di assistenza morale e sociale a favore dei bellunesi emigranti, nonché di formazione sociale e professionale per coloro che intendono emigrare”.
Un’opera estesa anche “a tutti i bellunesi residenti stabilmente fuori provincia, in Italia o all’estero, al fine di aiutarli a conservare un legame affettivo con la loro terra d’origine”. Particolarmente importante l’articolo 27, quello concernente le Famiglie Bellunesi, i circoli che, in Italia e all’estero, hanno rappresentato fin da subito i pilastri sui quali ha potuto reggersi e crescere il sodalizio.
“L’Associazione Emigranti Bellunesi costituirà, fuori provincia, nei principali luoghi di residenza dei propri soci, gruppi o circoli, denominati “Famiglie Bellunesi”, cui partecipano di diritto tutti i soci stessi. Le “Famiglie Bellunesi” costituiranno un ritrovo fraterno per tutti i bellunesi nell’ambito delle finalità dell’Associazione”. Le prime a organizzarsi furono le Famiglie di Basilea e di Zurigo, che già nell’ottobre del 1966 ricevettero il gonfalone, sigillo ufficiale della nascita.
Molte altre sarebbero sorte negli anni successivi. Inizialmente in Europa (Svizzera in testa), dove maggiore era a quell’epoca la presenza di bellunesi. Il primo gonfalone oltreoceano arrivò nel 1971, a Toronto. Nel frattempo, era nata anche la prima Famiglia Ex Emigranti, per riunire coloro che erano rientrati in patria e spesso – dopo gli anni trascorsi all’estero – si trovavano a vivere nuovamente un’esperienza da “stranieri”, questa volta a casa propria. L’alba di questa nuova realtà a favore dei rimpatriati, anch’essa destinata a espandersi in provincia e a fornire un contributo decisivo allo sviluppo dell’azione associativa, sorse a Quero il 2 agosto del 1970.
“Da quella domenica di gennaio del 1966 sono trascorsi sessant’anni. Un lungo cammino è stato fatto. Numerose sfide sono state affrontate”, sottolineano da Belluno. “Alcune istanze portate avanti dall’Aeb prima e dall’Abm poi (il cambio di denominazione è del 1987) sono state accolte, altre non hanno trovato ascolto e disponibilità a livello istituzionale. Ma tagliato questo primo traguardo, il percorso continua, grazie innanzitutto ai soci che generosamente offrono il proprio sostegno e ai volontari che donano tempo e competenze. Auguri, Bellunesi nel Mondo. E buona fortuna. C’è ancora strada da macinare”. (aise)