“A Cuba, a Cuba!”: cinque secoli di impronte italiane sull’isola caraibica nel libro di Roberto Livi

ROMA\ aise\ - Un viaggio sorprendente lungo oltre cinque secoli di storia comune tra Italia e Cuba. Dai navigatori genovesi agli architetti militari degli Antonelli, dai garibaldini che combatterono per l’indipendenza cubana agli artisti, musicisti, imprenditori e rivoluzionari italiani che lasciarono un segno nell’isola caraibica: arriva da lunedì prossimo, 5 ottobre, nelle librerie italiane “A Cuba, a Cuba!” (edito da Bordeaux, 248 pagine), l’avventuroso, profondo e storico libro con cui il giornalista Roberto Livi ripercorre la storia della presenza italiana a Cuba. Una presenza continua, spesso dimenticata, ma profonda e decisiva.
Tra cronaca, ricerca storica e racconto civile, il libro attraversa vicende avventurose portando alla luce le biografie di figure straordinarie: dalle tappe fondamentali di Antonio Meucci con l'invenzione del “teletrofono” al soggiorno all'Avana del tenore Enrico Caruso, passando per le controverse trame di Lucky Luciano e la parabola politica di Oreste Ferrara. Non poteva mancare il protagonismo italiano nella stagione rivoluzionaria, con Gino Donè - l'unico europeo a imbarcarsi sul “Granma” con “Che” Guevara e Fidel Castro -, il visionario architetto Roberto Gottardi e le origini “cubane” di due giganti della letteratura tricolore come Italo Calvino e Alba de Céspedes.
Ne emerge dunque una storia fatta di incontri, passioni politiche, migrazioni, arte, guerre e ideali di libertà. Una trama inattesa che unisce il Mediterraneo ai Caraibi e racconta come l’“orma italiana” abbia attraversato l’isola ben oltre Cristoforo Colombo, entrando nella cultura, nell’architettura, nella musica, nella memoria e persino nei momenti fondativi della nazione cubana. Due mondi lontani ma intrecciati da relazioni antiche e sorprendenti.
Giornalista di lungo corso e corrispondente storico da Cuba per il quotidiano “il Manifesto”, Roberto Livi vive all’Avana da più di vent’anni. Ha iniziato la sua carriera nei primi anni Settanta, lavorando per lo stesso Manifesto, per l’Espresso e per Il Messaggero. Sarà presente a Roma, per presentare il libro, domenica 11 ottobre alla Manifestival 2026. (aise)