Friulani in Francia: torna in vita il Fogolar Furlan di Chambéry

LIONE\ aise\ - I friulani di Chambéry, nella Savoia, in Francia, tornano a riunirsi. Dopo la scomparsa di Gino Mirolo, è tornato ad animarsi, grazie all’impegno di Georges Calligaro, il Fogolâr Furlan.
Il gruppo, come riportato da Danilo Vezzio, presidente dell’associazione DACI, Discendenti degli ex-Combattenti Italiani, è in realtà composto da un piccolo numero di friulani di seconda generazione stabilitisi in Savoia, che hanno accettato di raccogliere la sfida e far rinascere un’associazione che può essere considerata come un consolato del Friuli a Chambéry, dove non esiste più il Consolato italiano.
L’attività principale sarà quella di organizzare “viaggi delle radici” per riscoprire la terra degli antenati, che i molti discendenti non necessariamente conoscono. Il Fogolar Furlan di Chambéry, infatti, nella primavera del 2026 ha organizzato il suo terzo viaggio-pellegrinaggio in Friuli, al quale hanno partecipato dodici membri provenienti da Chambéry, Lione o Grenoble.
Come negli anni precedenti, una giornata è sempre dedicata a ciò che resta della “famiglia” rimasta in Friuli; in sostanza, si tratta di coltivare le “vecchie radici” che non sono ancora tutte scomparse.
C’è stata la visita a Gemona, città risorta dopo il terremoto del 1976 cinquant’anni fa. Poi, il gruppo, composto da 39 persone, un mix di “friulani-francesi e friulani-italiani”, si è ritrovato in una prosciutteria di San Daniele per l’immancabile prosciuttata, rito d’obbligo nella terra del prosciutto.
A seguire, il pellegrinaggio a Sammardenchia di Tarcento per passeggiare lungo il “Troi delle Memorie” (sentiero della memoria): il percorso è costellato da oltre 100 bassorilievi in terracotta che raccontano la vita della popolazione, le feste, le leggende; è un richiamo alla memoria, su queste terre svuotate dall’emigrazione.
Il resto del viaggio nella “Terra Santa Furlana” ha permesso di visitare Pordenone, Valvasone, il Monte Lussari i laghi di Fusine, Tolmezzo, il Borgo di Illegio, Gorizia e il castello di Predjana in Slovenia. “Tutti questi luoghi hanno un potere magico – ha spiegato Vezzio -: quello di far rinascere l’amore per la terra dei nostri padri”.
Il momento emotivamente più intenso è stato quell’incontro che ha permesso a un membro del gruppo, Alvise Di Bin di Plasencis, di ritrovare un compagno di scuola che non vedeva dal 1949. “Una storia straordinaria”: Alvise Di Bin è un membro attivo del “Nouveau Fogolâr Furlan di Chambéry”; è arrivato in Francia quando non aveva ancora 7 anni, aveva appena iniziato il percorso scolastico in Italia nel suo paese di Plasencis, ma logicamente ha ricominciato tutto da capo in Francia. Per oltre 70 anni l’Italia e il Friuli erano praticamente scomparsi dalla sua vita; si era perfettamente integrato nel tessuto sociale francese, diventato commercialista, il Friuli era la terra d’origine dei suoi genitori; ci andava in vacanza con loro nel paese natale di Plasencis; aveva anche organizzato tornei di calcio tra savoiardi e friulani, ma non conosceva il Friuli al di là del paese natio di Plasencis. Alvise, ormai in pensione, ha incontrato Georges Calligaro e altri amici “furlani”, e insieme hanno rilanciato il Fogolâr di Chambéry. Alcuni mesi fa, il Fogolar della Guascogna segnala l’arrivo, nella città di Auch, di Sebastian Di Bin, pianista di fama mondiale, in Francia per un concerto di beneficenza. Alvise Di Bin, incuriosito, si informa sul paese d’origine di Sebastian. Risulta essere di Plasencis, come lui. E così scopre che il padre del pianista, Silvano Di Bin, era in classe con lui prima della partenza definitiva per la Francia nel 1949. Uno shock. Poi l’incontro e addirittura un concerto “privato”.
“Una serata eccezionale fuori dal tempo, particolarmente apprezzata, che ha unito arte, convivialità e amicizia ritrovata”, ha spiegato Vezzio. “Alvise e Silvano si sono, ovviamente, promessi di rivedersi…le radici sono rifiorite”.
“È una storia di emigrati, di uomini sradicati, ma a volte c’è un pezzetto di radice che fa ricrescere l’albero della friulanità – ha spiegato in conclusione Vezzio -, come il Ginkgo Biloba, che dopo la bomba atomica ricresce; si può constatare che gli alberi del Friuli di-Chambéry rifioriscono dopo la bomba distruttiva dell’emigrazione. Questa “rinascita” del Fogolâr Furlan di Chambéry è incoraggiante; forse servirà da esempio ad altri discendenti dei friulani sparsi in tutto il mondo, per ritrovare la via verso la Terra Santa del Friuli”. (aise)