I 70 anni del Corriere di Tunisi – di Giangi Cretti

foto Società Dante Alighieri

ROMA\ aise\ - Il 70° anniversario de “Il Corriere di Tunisi” non è soltanto una ricorrenza editoriale: è una tappa che invita a riflettere sul significato profondo dell’informazione come strumento di identità, coesione e continuità per gli italiani all’estero.
Nel corso della storia dell’emigrazione italiana, le testate giornalistiche nate fuori dai confini nazionali hanno svolto un ruolo essenziale, spesso silenzioso ma decisivo. Dai grandi quotidiani fondati nelle Americhe tra Otto e Novecento fino ai periodici delle comunità europee e mediterranee, questi giornali hanno rappresentato molto più che semplici veicoli di notizie: sono stati luoghi di riconoscimento, presìdi culturali, strumenti attraverso cui mantenere viva la lingua e coltivare un senso di appartenenza condiviso.
In contesti spesso segnati da integrazione complessa, mutamenti politici e sfide identitarie, la stampa italiana all’estero ha agito come filo invisibile capace di tenere unite generazioni diverse.
È in questa tradizione ampia e significativa che si inserisce Il Corriere di Tunisi, la cui storia appare oggi ancora più preziosa se letta alla luce di questo patrimonio collettivo.
Quando Giuseppe Finzi, affiancato dal figlio Elia, diede vita alla testata, settant’anni fa, non si limitò a fondare un giornale: diede forma a un progetto culturale e civile. Il contesto tunisino dell’epoca era attraversato da trasformazioni profonde, e la presenza italiana, storicamente radicata, si trovava a ridefinire il proprio ruolo. In quel momento, la creazione di una voce editoriale in lingua italiana rappresentava una scelta di responsabilità e visione.
Una visione che è andata passo passo concretizzandosi con la direzione dal 1963 al 2012 di Elia Finzi, uomo di cultura e osservatore attento, consapevole che una comunità lontana dalla madrepatria rischia, col tempo, di disperdere i propri riferimenti. Il suo giornale nacque dunque con una missione precisa: offrire non soltanto informazione, ma continuità. Continuità linguistica, innanzitutto, perché la lingua è il primo veicolo dell’identità. Continuità culturale, perché tradizioni, valori e memoria collettiva hanno bisogno di spazi per essere condivisi.
Continuità sociale, perché una comunità esiste davvero solo se riesce a raccontarsi.
Il Corriere di Tunisi divenne così, sin dalle sue origini, un punto di incontro. Le sue pagine accoglievano notizie dall’Italia, aggiornamenti sulla realtà tunisina, riflessioni politiche e culturali, ma anche cronache della vita quotidiana degli italiani nel Paese. Era un giornale che informava, ma anche un luogo che univa.
Nel tempo, questa funzione si è rafforzata e trasformata, seguendo l’evoluzione della comunità stessa. La fine del periodo coloniale, l’indipendenza della Tunisia, i cambiamenti nei rapporti bilaterali, le nuove ondate migratorie e, più recentemente, la rivoluzione digitale: ogni passaggio storico ha rappresentato una sfida, e al contempo un’opportunità di rinnovamento. Ciò che caratterizza Il Corriere di Tunisi, nel panorama della stampa italiana all’estero, è la sua capacità di mantenere un equilibrio delicato ma fondamentale: essere al tempo stesso custode delle radici e interprete del presente. Da un lato, ha preservato la memoria storica di una presenza italiana significativa; dall’altro, ha saputo dialogare con una realtà in continuo cambiamento, contribuendo a costruire ponti tra culture diverse.
In questo senso, il giornale incarna perfettamente il ruolo più alto delle testate italiane all’estero: non chiudersi in una dimensione nostalgica, ma favorire l’incontro, la comprensione reciproca, l’integrazione consapevole. È proprio attraverso strumenti come questi che una comunità riesce non solo a sopravvivere, ma a evolversi, mantenendo un’identità aperta e dinamica.
Ricordare oggi l’anniversario del Corriere di Tunisi significa anche rendere omaggio alla figura di Elia Finzi, riconoscere la lungimiranza di chi ha intuito tutto questo in anticipo sui tempi, che ricordiamo fra i fondatori, e per lunghi anni stimolante animatore, della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE).
La sua eredità non si misura soltanto nella durata del giornale, ma nella sua capacità di restare rilevante in quanto prosecuzione di quell’intuizione originaria.
A settant’anni dalla fondazione, Il Corriere di Tunisi continua a svolgere una funzione che, nell’epoca della globalizzazione e della comunicazione istantanea, resta tutt’altro che superata. Anzi, proprio oggi, in un mondo in cui le informazioni circolano rapidamente ma spesso in modo frammentato, il valore di una voce autorevole, radicata e riconoscibile diventa ancora più importante.
Le comunità italiane all’estero, pur profondamente cambiate rispetto al passato, hanno ancora bisogno di strumenti capaci di interpretare la complessità del presente senza perdere il legame con la propria storia. Hanno bisogno di luoghi – anche simbolici – in cui riconoscersi. Hanno bisogno, in altre parole, di giornali come Il Corriere di Tunisi. Questo anniversario è dunque un momento di celebrazione, ma anche di consapevolezza. Celebrazione di una storia lunga e significativa, costruita grazie all’impegno di generazioni di giornalisti, collaboratori e lettori. Consapevolezza del ruolo che questa testata continua a svolgere, non solo per la comunità italiana in Tunisia, ma come parte di un più ampio mosaico di esperienze che raccontano l’Italia nel mondo.
Guardando al futuro, la sfida sarà quella di continuare a innovare, intercettare nuovi linguaggi e nuove sensibilità, coinvolgere le nuove generazioni, senza smarrire quella vocazione originaria che ne ha guidato il percorso. È una sfida impegnativa, ma anche una straordinaria opportunità, non a caso colta, continuando una straordinaria tradizione di famiglia, da Silvia, la figlia di Elia Finzi, che del Corriere di Tunisi ha assunto la responsabilità dopo la morte del padre.
Perché se è vero che i tempi cambiano, è altrettanto vero che il bisogno di raccontarsi, di riconoscersi e di restare in relazione non viene mai meno.
E Il Corriere di Tunisi, da settant’anni, continua a rispondere proprio a questo bisogno. (giangi cretti*\aise)
* Presidente FUSIE