La Festa del 25 aprile a Lione

LIONE\aise\ - Sotto gli auspici della Console Generale d’Italia, Chiara Petracca, si sono svolte a Lione, presso la Casa degli Italiani, le celebrazioni per la Festa Nazionale del 25 aprile.
Come da tradizione, la cerimonia è iniziata con la deposizione di fiori all’umile lapide del partigiano italiano Titta Cois, massacrato dai nazisti che occupavano Lione nell’agosto 1944, ed è continuata alla Casa degli Italiani, in presenza delle massime autorità, sia italiane – la Console Generale, presidente e membri Comites – che autorità militari francesi. Presenti anche i presidenti delle associazioni e un folto pubblico.
Dopo l’Inno di Mameli, intonato dal pubblico, la deposizione delle corone e le musiche protocollari di rigore, la Console Generale Chiara Petracca e chi scrive, in qualità di presidente dell’associazione DACI, Discendenti degli ex-Combattenti Italiani, hanno spiegato il significato ed il valore di questa Festa Nazionale.
La celebrazione della Liberazione il 25 aprile non è capita da nessuno in Francia, neppure dai figli degli italiani.
Per loro, la vera Liberazione è stata la fine della guerra l’8 maggio 1945, e non il 25 aprile. Nella memoria di massa della popolazione francese, l’Italia rimane l’alleata dei nazisti, un Paese che ha tradito ed occupato la Francia, che poi ha voltato gabbana quando gli Alleati avanzavano travolgendo tutto. Quindi, durante queste cerimonie, è necessario rammentare la verità e la Storia, “raddrizzando” i racconti ed evidenziando il peso della Resistenza.
I nostri padri e nonni in Francia hanno dovuto pagare per gli errori del dittatore Mussolini, ma qui nessuno sembra ricordare che si è arrivati al 25 aprile perché alcuni italiani, i partigiani, presero le armi per liberarsi dai nazi-fascisti, per la propria dignità, e per il proprio onore, pagando anche con la vita.
Questa Festa Nazionale italiana in Francia dovrà essere continuamente spiegata, affinché la gente capisca quello che è realmente successo.
La cerimonia su è conclusa con un vin d’honneur in onore dei nostri padri che hanno saputo riconquistare l’onore, molto più importante di un impero. (danilo vezzio*\aise)
* presidente DACI