Oltre la memoria familiare: We the Italians intervista Matteo Cerri, Fondatore di ITS ITALY

ROMA\ aise\ - “Da qualche anno è sempre più alto il numero di stranieri, e in particolare di americani, e tra di loro diversi italoamericani, che comprano una casa in Italia. Attratti da miti e verità, a volte senza un aiuto per capire bene a cosa vanno incontro, l’entusiasmo è contagioso e bellissimo, i risultati lo sono molto spesso ma non sempre”. Questo l’incipit dell’intervista che Umberto Mucci, fondatore e direttore del portale bilingue “We the Italians” ha realizzato con Matteo Cerri, fondatore di ITS ITALY, Ambassador per la relocation to Italy.
“D. ITS ITALY sostiene la rinascita dei borghi italiani semplificando acquisto, ristrutturazione e gestione degli immobili, favorendo investimenti con impatto positivo sul territorio, e coinvolge (per ora…) Piemonte, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Sicilia, Sardegna, Liguria, Toscana e Marche. Sono molti gli americani che avete aiutato a coronare il sogno di acquistare casa in Italia, o addirittura di stabilirsi a vivere qui per una parte dell’anno, o per sempre...
R. ITS ITALY non nasce, e per me è essenziale dirlo subito, come un progetto immobiliare. Nasce all’estero oltre 10 anni fa, sul mercato londinese, come piattaforma per parlare dell’Italia con toni non italiani a chi osservava il nostro Paese da fuori: con ammirazione, certo, ma anche con quella distanza critica, pratica e talvolta un po’ brutale che a Londra si impara abbastanza in fretta. Per anni ITS è stata piattaforma editoriale, eventi, club a Mayfair, in centro a Londra, magazine e comunità. Fino al Covid abbiamo raccontato l’Italia attraverso prodotti, imprese, territori, cultura, eccellenze e contraddizioni, cercando di farlo senza cartoline né folklore da esportazione.
Nel 2020 siamo stati costretti a capire che non bastava più promuovere l’Italia. C’era un’opportunità più concreta: aiutare una vera rigenerazione nei luoghi più belli ma difficili del Paese, grazie a persone - straniere, italo-discendenti o italiane di ritorno - disposte non solo a comprare, ma a investire tempo, denaro e passione. Il nostro motto, “Don’t just visit, belong”, non era uno slogan grazioso da brochure: era, ed è rimasto, un metodo.
Oggi accompagniamo persone e famiglie nel capire se, dove e come l’Italia che desiderano possa diventare una scelta reale: territori, immobili, rischi, costi, tempi, ristrutturazione, gestione e, quando serve, ripensamento del progetto. Dopo quasi 200 operazioni in 25 Paesi abbiamo imparato che il problema, in fondo, non è quasi mai solo immobiliare. La casa conta, ma conta ancora di più cosa una persona vuole farci, quanto quel luogo sia adatto alla vita che immagina e se l’investimento porti valore anche al territorio.
D. Negli Stati Uniti l'immagine dell'Italia è spesso costruita attraverso Instagram, programmi televisivi e racconti idealizzati. Qual è oggi la differenza più grande tra l'Italia immaginata dagli americani e quella che incontrano realmente quando decidono di trasferirsi?
R. La differenza più grande è che l’Italia immaginata è spesso un’esperienza estetica, mentre l’Italia reale è una relazione. E le relazioni richiedono pazienza, ascolto, senso dell’umorismo e una certa capacità di non perdere la testa quando il semplice diventa improvvisamente medievale.
L’Italia vista dagli Stati Uniti è bellissima: borghi perfetti, tavole sotto le pergole, ulivi, vino, mercati, nonne da documentario sulla felicità alimentare. Tutto questo esiste, almeno in parte. Ma non è l’Italia intera: è il suo momento più fotogenico. L’Italia reale è più profonda, più generosa e molto meno addomesticata. Non è un resort travestito da Paese, ma un Paese vero, con comunità, amministrazioni, artigiani, lentezze e contraddizioni vere.
D. Molti americani acquistano una casa in Italia prima ancora di aver vissuto nel Paese, mentre tu sostieni spesso il principio "live first, buy later". Perché vivere in Italia per qualche mese può cambiare radicalmente la scelta immobiliare e quali sono gli errori più comuni che vedi commettere?
R. “Live first, buy later” non significa non comprare. Significa comprare meglio. Io non sono contro l’acquisto; sarebbe curioso per chi lavora ogni giorno con persone che vogliono investire e recuperare immobili. Sono però contrario all’acquisto come atto puramente emotivo (o meramente finanziario), soprattutto quando nasce dopo tre giorni di sole, due cene memorabili e una passeggiata in un borgo perfetto perché, semplicemente, non ci si è ancora vissuto.
Vivere qualche mese in Italia trasforma una fantasia in una routine, il vero test di ogni progetto. Si capisce se si vuole davvero un borgo piccolo o solo l’idea di un borgo piccolo; se la distanza dall’aeroporto è sostenibile; se il silenzio è pace o isolamento; se il territorio vive tutto l’anno; se si vuole davvero ristrutturare o solo dire “we are restoring an old Italian house”, frase magnifica finché non arriva la terza variante”.
L’intervista completa è disponibile sul sito di We the Italians. (aise)