Capolavori dell’arte italiana ed europea del XV-XIX secolo in mostra in Umbria

TERNI\ aise\ - Capolavori dell’arte italiana ed europea del XV-XIX secolo in esposizione in uno dei borghi più suggestivi dell’Umbria, dove bellezza e storia s’incontrano in una visione entusiasmante, tra passato e presente. A marzo 2026 riapre al pubblico la prestigiosa Collezione Chiomenti Vassalli, costituita da oltre 150 opere di significativo valore e interesse artistico, nel Museo del Monastero delle Orsoline di Calvi dell’Umbria (Terni). La donazione della Collezione si afferma come uno dei momenti in cui pubblico e privato dialogano costruttivamente, in modo da diffondere e rafforzare la presenza di prestigiose opere d’arte in piccoli centri nazionali. Curatori della mostra sono Claudio Crescentini e Federica Zalabra.
LE OPERE ESPOSTE
Nella selezione dei dipinti esposti, particolare attenzione è stata dedicata alla serie dei ritratti storici, in una determinazione di genere di grande fascino, a partire dai ritratti di Papi, tra cui spiccano quelli di Carlo Maratta e di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, entrambi dedicati a Papa Clemente IX Rospigliosi (ambedue del 1669), così come il Ritratto di Papa Gregorio XIV (1590-91) di Jacopino del Conte. Di particolare coinvolgimento è il Ritratto del Cardinale Scipione Borghese (1610-11) di Lavinia Fontana, una delle più grandi pittrici del suo tempo, della quale è in corso la valorizzazione artistica nell'ambito dell’equilibrio di genere in atto da qualche anno da parte della critica italiana.
Estremamente seducente è il Ritratto della Regina Cristina di Svezia (1670), opera di Jacob Ferdinand Voet che la rappresenta come una giovane Minerva.
Uno dei fulcri determinanti della Collezione è concentrata nella Sala dei Capolavori, con la presenza di: La fuga di Enea da Troia (1755) di Pompeo Batoni; La parabola dei ciechi di Pieter Brueghel il Giovane (1610), nel quale l’artista riprende il famoso episodio del Vangelo reinterpretato in chiave contemporanea, nel contesto delle lotte religiose tra cattolici e protestanti. Altro capolavoro è la Veduta del Campo Vaccino di Gaspar Van Wittel (primo decennio del XVIII secolo), una preziosa tempera su pergamena recentemente restaurata dai tecnici dell’Istituto Centrale per il Restauro. E ancora: La chiamata di San Pietro e Sant’Andrea (1630) di Pietro da Cortona e una delle rappresentazioni più suggestive della Maddalena Penitente (1634-35) di Guido Reni, dipinto della maturità dell’artista che riesce ancora oggi a colpire lo sguardo dello spettatore per la bellezza e delicatezza dell’incarnato e per la resa sensuale della giovane donna.
Di particolare suggestione visiva è la Sala dei Paesaggi dove, tramite una ricercata costruzione allestitiva, lo spettatore può ammirare importanti dipinti sul tema di genere del paesaggio, fra Seicento e Settecento, confrontando tali vedute (Pompeo Batoni, Giacomo Guardi, Pietro Mantanini, Marco Ricci e altri) con il panorama esterno al Museo dove, dalla Sala affacciata su un profondo dirupo, lo sguardo si perde nel verde della vallata umbra.
Per quanto riguarda la decorazione e la scultura, oltre a un delicato trittico di plaquettes de Il Moderno - Adorazione dei Magi, Adorazione dei pastori ed Ecce Homo, esponente fra i più noti nell’Europa del Quattro-Cinquecento per la lavorazione e la cesellatura del bronzo, la Collezione s’impone per la presenza di una serie di busti e bassorilievi di particolare valore storico artistico, fra i quali spiccano quelli dedicati a Papa Clemente VIII Aldobrandini (1593) di Bastiano Torrigiani, famoso scultore manierista e collaboratore di Guglielmo della Porta, e a Papa Innocenzo XI Odescalchi (1680) di Lorenzo Ottoni, artista formatosi all’interno della scuola berniniana di Ercole Ferrata.
IL MUSEO DEL MONASTERO DELLE ORSOLINE
Il museo ha sede nell’originario complesso monastico delle suore Orsoline inserito all’interno del seicentesco Palazzo Ferrini, ampliato nel Settecento da Ferdinando Fuga, interprete del barocco borrominiano, che aveva due figlie tra le educande del convento umbro. L’architetto impostò un impianto a quattro ali per due piani di altezza che riutilizzava parte delle murature costruite in precedenza. Intorno a un’ampia corte interna trovavano posto, su tre lati, le celle, mentre il quarto doveva essere attraversato da un corridoio di collegamento. (aise)