La fine del mondo vista dal nuovo mondo: online il 7° numero dei Quaderni Culturali dell’IILA

ROMA\ aise\ - Si intitola “El fin del mundo desde el Nuevo Mundo” (La fine del mondo vista dal Nuovo Mondo) il settimo numero dei Quaderni Culturali dell’IILA, rivista digitale internazionale ad accesso aperto ideata e promossa dalla Segreteria Culturale dell’IILA, a cura di Chiara Alberti e Cristóbal F. Barría Bignotti.
La rivista offre numeri tematici in spagnolo, italiano, portoghese, francese e inglese, pubblica studi e analisi sull'arte e la cultura latinoamericana. La rivista si concentra in particolare sulla circolazione culturale e affronta questioni di innovazione critica e metodologica da una prospettiva interdisciplinare.
Con questo nuovo fascicolo, l’IILA vuole promuovere la conoscenza come bene comune e condiviso, offrendo uno spazio critico e multidisciplinare dedicato alle più attuali riflessioni sul presente e sul futuro.
Curato dal professor Francesco Fasano (Università degli Studi di Padova), il numero affronta in chiave transdisciplinare il tema della fine del mondo, ponendo al centro la complessa produzione latinoamericana contemporanea (letteraria, cinematografica, performativa, artistica e altro ancora) dedicata all’evento conclusivo, tra nuove utopie, distopie ed esplorazioni post-umanistiche.
Il fascicolo raccoglie undici contributi che spaziano dalla sociologia alla letteratura, dalle arti visive all’antropologia, costruendo una mappa ricca e sfaccettata delle molteplici modalità con cui l’America Latina ha immaginato e continua a immaginare la propria fine. Un'immaginazione che, lontana dai modelli occidentali, propone finali obliqui, aperture inattese, visioni eccentriche e profondamente radicate in un territorio storicamente posto ai margini ma capace di parlare con forza al centro.
Nella sua introduzione, Francesco Fasano sottolinea come la fine del mondo, oggi, non possa che essere pensata dal margine, da quel “Nuovo Mondo” che è tale solo dal punto di vista coloniale. Ed è proprio l’America Latina, secondo il curatore, a fornire una prospettiva privilegiata da cui guardare il presente globale in bilico tra apocalisse e reinvenzione. Se l’apocalisse è diventata un’ossessione occidentale, una retorica esasperata che riflette le ansie di un élite transumanista e iperproduttiva, in America Latina essa si fa racconto incarnato, memoria collettiva, esercizio poetico e strategia di sopravvivenza.
La scrittura latinoamericana contemporanea – come dimostrano i saggi raccolti – ha saputo trasformare la distopia in possibilità, contaminando l’immaginario globale con sensibilità postumane, ecologiche, indigene, weird. Nei testi analizzati, autori come Liliana Colanzi, Jorge Baradit, Elisa de Gortari e Mónica Ojeda offrono visioni del futuro che non sono semplicemente reazioni a un sistema in crisi, ma veri e propri tentativi di apertura, attraverso l’invenzione di nuove temporalità, nuove comunità, nuovi legami.
Anche sul versante teorico, il numero si distingue per l’ampiezza dei riferimenti: si va da Mark Fisher e il concetto di tempo senza futuro, all’eredità del colonialismo nelle narrazioni dell’Apocalisse, fino al recupero di un pensiero utopico che – nel contesto latinoamericano – mantiene ancora una sua forza critica. Il concetto stesso di “fine” viene smontato e analizzato: non come chiusura definitiva, ma come soglia, passaggio, possibilità di riscrittura.
Particolarmente significativi sono anche i contributi che affrontano la questione del tempo e dello spazio da un punto di vista antropologico ed ecologico. L’idea che il “finis terrae” coincida con la geografia e la storia del Sud globale – e dell’America Latina in particolare – viene sviluppata con attenzione sia nella narrativa che nella riflessione teorica. A emergere è un’immagine potente: quella di un mondo che, finito infinite volte, continua a rigenerarsi attraverso forme culturali adattive, sincretiche, relazionali.
La rivista si chiude con un saggio dedicato all’arte figurativa contemporanea, che esplora le opere dell’argentino Alejandro Teves e del cubano Víctor Manuel Ojeda Collado in relazione all’ecologia e alla Land Art, ribadendo il ruolo centrale dell’arte nel visualizzare – e forse nel decostruire – l’immaginario della fine.
Come afferma nell’introduzione Antonella Cavallari, già Segretaria Generale dell’IILA, “il nuovo numero della rivista scientifica ad accesso aperto Quaderni Culturali IILA intende offrire uno sguardo critico e multidisciplinare sulla produzione culturale latinoamericana contemporanea che si confronta con l’idea di “fine del mondo”. In un tempo segnato da crisi ambientali, politiche ed economiche, l’America Latina, storicamente immaginata come il “Nuovo Mondo”, non rimane ai margini della discussione globale. Al contrario, gli articoli proposti in questo numero spaziano dalla letteratura, alle scienze sociali, alla storia dell’arte: ambiti diversi, all’interno dei quali si sono generate interessanti riflessioni sul e dal continente latinoamericano. In particolar modo, la sorprendente produzione letteraria latinoamericana contemporanea analizzata in questi articoli – tramite l’approfondimento di scenari apocalittici e post-apocalittici, nuove utopie e distopie, futuri possibili oltre l’umano – propone letture critiche di un presente globale in bilico tra disincanto e reinvenzione.”
Il settimo numero dei Quaderni Culturali IILA è consultabile e scaricabile gratuitamente a questo link. (aise)