Musei come ponte di dialogo tra Mediterraneo e Africa: al MiC professionisti culturali di Italia e 12 paesi africani

ROMA\ aise\ - I musei italiani come ponti di dialogo e cooperazione tra il Mediterraneo e l’Africa. C’è stato questo alla base dell’evento che si è tenuto oggi, venerdì 22 maggio, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, che ha chiuso la IV edizione del percorso formativo della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale con i professionisti della cultura del continente africano provenienti da 12 paesi a dialogo con 6 direttori di musei italiani.
L’evento, promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola stessa, si è posto come rafforzamento della rete culturale internazionale fondata sulla tutela condivisa del patrimonio e sulla crescita reciproca delle professionalità.
22 i professionisti africani presenti, tra cui direttori, funzionari, curatori, conservatori, bibliotecari e archivisti provenienti da Algeria, Angola, Congo-Brazzaville, Egitto, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia, che hanno condiviso esperienze, metodologie e approcci professionali, contribuendo a un processo di apprendimento reciproco e di sviluppo congiunto delle pratiche di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Gerardo Villanacci, Presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, ha aperto l’evento spiegando: “Con la IV edizione della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale, i musei italiani hanno rafforzato il proprio ruolo nel dialogo tra Mediterraneo e Africa e hanno contribuito attivamente alla costruzione di reti professionali e progettuali destinate a consolidarsi nel tempo. Questa esperienza conferma il valore strategico della formazione come spazio privilegiato di cooperazione culturale internazionale capace di mettere in relazione istituzioni, professionisti e territori. Al contempo, mostra la direzione su cui, insieme al Ministero della Cultura, la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali continuerà a investire affinché la formazione nel campo del patrimonio culturale possa tradursi sempre più in occasioni di dialogo, sperimentazione congiunta e nuove opportunità”.
Il programma ha affrontato alcuni temi centrali del museo contemporaneo: le pratiche di gestione ed esposizione delle collezioni, il coinvolgimento dei pubblici, la collaborazione con artisti e centri di ricerca. A questa fase è seguito un mese di lavoro sul campo, durante il quale i partecipanti hanno collaborato con i team di sei musei italiani - Museo delle Civiltà – MUCIV, Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – MArRC, Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo di Civita Castellana (Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio).
In questa fase operativa, professionisti italiani e africani hanno lavorato allo studio delle collezioni, alla ricerca curatoriale, allo sviluppo di contenuti interpretativi e alla co-progettazione di attività di valorizzazione e mediazione culturale. (aise)