Nel 1963 Mosca pronta a trattare con il Vaticano: dai Diari di Bernabei la diplomazia segreta italiana nella Guerra fredda

ROMA\ aise\ - Nel pieno della Guerra fredda, nel 1963, l’Unione Sovietica era pronta ad avviare relazioni diplomatiche con il Vaticano. A documentarlo, con precisione e immediatezza, è il secondo volume dei Diari (1961-1965) di Ettore Bernabei, in uscita per Rubbettino Editore a cura di Agostino Giovagnoli (256 pagone – 18 euro).
Si tratta di una testimonianza diretta che illumina dall’interno un tentativo di dialogo finora solo parzialmente conosciuto.
La svolta emerge chiaramente in una nota del 14 gennaio 1963, quando Bernabei registra che il governo sovietico è disposto a iniziare trattative con la Santa Sede per stabilire rapporti diplomatici. Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’esito di un processo avviato già nei mesi precedenti. Il 19 novembre 1962 è lo stesso ambasciatore sovietico a Roma a chiedere come sia possibile aprire un negoziato con il Vaticano, segnalando una volontà politica precisa da parte di Mosca.
Le pagine dei Diari permettono di seguire dall’interno questo avvicinamento e restituiscono un quadro in cui l’Italia svolge un ruolo tutt’altro che marginale. Al centro della mediazione si muove Amintore Fanfani, in costante raccordo con gli ambienti vaticani, mentre Bernabei opera come intermediario discreto in una rete che coinvolge figure come Giorgio La Pira e i vertici della Segreteria di Stato. In questo contesto, anche l’incarico alla guida della RAI assume una funzione ulteriore, offrendo in più occasioni una copertura per incontri e scambi riservati.
Ne emerge così un profilo inedito dello stesso Bernabei, non solo manager pubblico ma protagonista di una diplomazia parallela, capace di muoversi tra politica, informazione e relazioni internazionali. Le sue annotazioni colpiscono per il tono asciutto e privo di enfasi, che rende ancora più significativa la portata degli eventi descritti.
Il volume, pubblicato integralmente e senza omissioni mette a disposizione una documentazione di grande rilievo storico. Le pagine consentono di ricostruire un tentativo concreto di dialogo tra blocchi contrapposti, in una fase segnata da eventi cruciali come la crisi di Cuba e il Concilio Vaticano II.
In filigrana, i Diari raccontano anche qualcosa che va oltre il contesto storico in cui nascono. La rete di contatti, i canali informali e il ruolo di mediatori non ufficiali delineano una modalità di azione diplomatica che anticipa dinamiche ancora oggi centrali nelle relazioni internazionali.
Alcune pagine del diario in cui emerge il ruolo di Bernabei come mediatore
Lunedì, 19 novembre 1962
Vado a trovare Kozyrev, l’ambasciatore russo, e rimango a parlare con lui per oltre due ore. Dopo che io ho insistito sulla necessità che cessino le persecuzioni di ebrei in Russia, l’ambasciatore smentisce che oggi nel suo paese vi siano persecuzioni religiose. Il discorso si allarga al Papa, al Vaticano, al ruolo determinante che oggi la Chiesa esercita per il rafforzamento della pace. A questo punto Kozyrev mi chiede come può fare a intavolare trattative per creare normali rapporti diplomatici tra la Russia e il Vaticano. Capisco che la sua è una decisione determinata dalla ferma volontà del suo governo. Rispondo che chiederò a Fanfani e gli farò sapere.
Mercoledì, 21 novembre 1962
Dell’Acqua mi dice che per preparare una trattativa tra Russia e Santa Sede la persona più indicata è Fanfani.
Sabato, 24 novembre 1962
Kozyrev si reca da Fanfani e con lui concorda le modalità di trattativa per stabilire rapporti diplomatici tra Russia e Santa Sede.
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Lunedì, 14 gennaio 1963
Questa giornata potrà avere sviluppi veramente storici e memorabili. Stasera Fanfani ha telefonato a La Pira dicendo: “Puoi intonare il Te Deum”. E per La Pira può essere veramente il coronamento di un disegno lanciato arditamente dieci anni fa quando certamente tutti credevano che fosse un visionario.
Kozyrev nel pomeriggio ha detto a Fanfani che il suo governo è disposto a iniziare trattative con la Santa Sede per stabilire rapporti diplomatici. Fanfani ha ricevuto a cena a casa sua Dell’Acqua, comunicandogli la notizia. Dell’Acqua ha subito fissato le modalità e la data di inizio delle trattative. Verso le 22, ha telefonato in casa Fanfani l’ambasciatore Kozyrev, per dire che aveva da fare una comunicazione urgente e chiedeva perciò di essere ricevuto subito. Dell’Acqua si è allontanato rapidamente con Pirrami e io sono andato sul portone ad aspettare Kozyrev, in maniera che non avesse da dichiararsi alle guardie di servizio. Kozyrev veniva a portare un messaggio di Krusciov, che serviva a Fanfani nella trattativa con Kennedy.
Fanfani ha riferito a Kozyrev la decisione della Santa Sede di iniziare subito le trattative con la Russia, lasciandolo molto colpito per la tempestività ed efficacia di decisione. Quando alle 23:30 Kozyrev è andato via, siamo rimasti con Fanfani a parlare dell’eccezionale sequenza di fatti di questa giornata.
Mercoledì, 23 gennaio 1963
La Pira è venuto stamani nel mio ufficio alla RAI e mi ha detto: “In giornata bisogna vedere un paio di comunisti intelligenti”. Gli ho risposto che, per incontrarne qualcuno, si poteva andare stasera all’ambasciata sovietica, dove i russi consegnavano le insegne della loro accademia delle scienze al nostro pittore Guttuso. Infatti, quando siamo arrivati là, abbiamo trovato, tra gli altri comunisti italiani, Togliatti. La Pira si è appartato per un venti minuti con lui e in sostanza gli ha ripetuto la sua diagnosi del momento che lui sintetizza così. Andiamo verso epoche meravigliose, dopo che in questi mesi è finito il Dopoguerra ed è cominciata l’edificazione della pace, determinata dalle grandi aperture del Concilio. Vi sono quattro uomini che hanno in mano i destini dei popoli per l’edificazione della pace: Giovanni XXIII, Kennedy, Krusciov e Fanfani, nella misura che è tramite fra i tre. Togliatti ha risposto a La Pira: «È esatto, ha ragione». Poi ha aggiunto che lui ha cercato di contribuire all’incontro dei primi tre e in particolare di Krusciov con il Papa, ma, ha aggiunto, «purtroppo sono rimasto senza un braccio». Abbiamo capito poi con La Pira che con quella frase Togliatti voleva alludere alla scomparsa di mons. De Luca, che fu tramite tra lui e la Santa Sede. Togliatti evidentemente chiede di trovare un altro tramite con il Vaticano.
Kozyrev ci ha detto che aspetta con insistenza che il cardinal Bea prenda contatto con lui per l’inizio delle trattative tra URSS e Vaticano, così come Dell’Acqua aveva annunciato a Fanfani.
Sabato, 26 gennaio 1963
L’ambasciatore russo Kozyrev mi ha pregato di andare da lui a prendere una notizia per Fanfani. Si trattava della nota con la quale il suo governo lo autorizzava a riferire a Fanfani la decisione presa di liberare il vescovo cattolico Slipyj e di lasciarlo partire per il Vaticano. La nota aggiungeva che il governo russo prega Fanfani di far conoscere la notizia al Papa. La liberazione di Slipyj era stata chiesta dalla Santa Sede, come prova di buona volontà del governo sovietico (atta a favorire l’inizio delle trattative per lo stabilimento di rapporti diplomatici). La detenzione di Slipyj era stata polemicamente denunciata dagli esuli russi (cattolici) dall’Ucraina che risiedono in America e che avevano mandato i loro vescovi al Concilio. La richiesta di liberazione di Slipyj fu rinnovata dall’americano Cousins nel dicembre scorso quando a Mosca incontrò Krusciov. Cousins è amico di mons. Cardinale, capo del protocollo della Segreteria di Stato. Con il card. Bea e il suo segretario, mons. Willebrands, Cardinale aiuta mons. Dell’Acqua nell’opera di avvicinamento tra Santa Sede e paesi comunisti. (aise)