Parco Archeologico del Colosseo: apre la Casa dei Grifi

Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

ROMA\ aise\ - Il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico la Casa dei Grifi, una delle domus repubblicane più antiche del Palatino, rinvenuta da Giacomo Boni agli inizi del XX secolo, nota per il ciclo pittorico e musivo che ancora si conserva perfettamente.
Il progetto è il secondo dei dieci progetti previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Caput Mundi nell’ambito della Missione 1 Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo e si è concluso nel dicembre 2024, rispettando la tempistica prevista. Responsabile unica del progetto è Federica Rinaldi, direttrice dei lavori Aura Picchione.
Il restauro e il consolidamento hanno previsto un intervento integrato comprensivo di rilievi fotogrammetrici 3D e restauri delle superfici pittoriche. Grazie ai fondi stanziati è stato possibile avviare un progetto scientifico di studio e recupero conservativo del monumento, sia dal punto di vista delle superfici pittoriche sia dal punto di vista strutturale, in considerazione di evidenti segni di movimento delle porzioni murarie avvenuti in antico che hanno determinato lacune sulle pareti con cadute di intonaco e salti di quota nella pavimentazione musiva.
Nei mesi successivi sono stati portati a termine la valorizzazione illuminotecnica e l’impianto audio video per la visita in diretta real time, ideata da Federica Rinaldi con la supervisione tecnica di Stefano Borghini, grazie alla sponsorizzazione di Comoli Ferrari, consentendo così l’apertura definitiva del sito. La visita al sito nella sua porzione ipogea, infatti, è possibile solo attraverso una scala molto ripida che non consente una fruizione accessibile a tutti.
Per questa ragione, per preservare l’integrità del sito e in particolare delle sue superfici decorate, è stata progettata e realizzata una visita in real time che non conosce precedenti: all’ingresso i visitatori sono accolti all’interno di un ambiente, protetto dalla nuova copertura in rete microforata che ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio. Da qui è possibile assistere alla proiezione della visita guidata in diretta streaming, condotta da una guida munita di videocamera. Si tratta di un progetto di valorizzazione integrata in cui un moderno impianto illuminotecnico e un innovativo sistema di accessibilità aumentata esprimono un nuovo concetto di inclusione aperta a tutti, compresi bambini, anziani, disabili e persone con problemi fisici. A completare il quadro dell’accessibilità è stata installata una mappa tattile con la planimetria della Domus e brevi testi in italiano, inglese e braille. Le visite sono programmate tutti i martedì, a partire da martedì 3 marzo alle ore 14:00 (italiano) e 15:00 (inglese).
“Con grande orgoglio possiamo comunicare oggi l’apertura al pubblico della Casa dei Grifi, sito repubblicano tra i meglio conservati sul Palatino, noto per le pitture e i rivestimenti pavimentali ancora perfettamente conservati. Il PNRR è stato motore di un importante intervento conservativo e strutturale, propedeutico alla progettazione e realizzazione di un innovativo sistema di accessibilità in diretta streaming. Grazie a tecnologie all’avanguardia, il personale del Parco archeologico del Colosseo “accompagnerà” il pubblico all’interno degli ambienti appena restaurati, offrendo un’esperienza di visita inedita e mai sperimentata prima. L’auspicio è che il format “Casa dei Grifi in real time” possa costituire un modello ispiratore per future iniziative digitali di conoscenza e divulgazione archeologica”, commenta Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione culturale, già direttrice del Parco archeologico del Colosseo.
Come spiega Simone Qulici, attuale direttore del Parco archeologico del Colosseo, “grazie a questa forma innovativa di valorizzazione, i visitatori potranno godere di una esperienza ogni volta diversa, vissuta insieme da pubblico e guida, molto più coinvolgente di un semplice contenuto multimediale e destinata a fare scuola. Il Parco archeologico del Colosseo amplia così la propria offerta culturale, rendendo accessibile un sito finora invisibile, sebbene ben noto e documentato. Un risultato straordinario, reso possibile dalla integrazione fra archeologia e tecnologia che sempre più è destinata a divenire uno standard”.
LA CASA DEI GRIFI
La Casa dei Grifi, una delle domus repubblicane più antiche del Palatino, è convenzionalmente datata tra la fine del II sec a.C. e la metà del I sec. a.C.; il suo rinvenimento risale agli scavi di Giacomo Boni nel 1912.
La domus deve il suo nome ai due grandi grifi (animali fantastici con testa di uccello e corpo di felino) in stucco bianco su intonaco rosso all’interno della lunetta di uno degli ambienti ipogei dell’abitazione: i grifi, in posizione araldica e di profilo, sono posti di fronte un rigoglioso cespo d’acanto. La Casa, articolata su più livelli che sfruttano il pendio del Colle, è in ottimale stato di conservazione, in quanto fu quasi completamente obliterata (e quindi preservata) già a partire dai primi anni dell’età imperiale fino all’ultima grande monumentalizzazione del Colle con la costruzione del palazzo imperiale dei Flavi (ovvero la Domus Augustana e la Domus Flavia). Le poderose fondazioni del complesso palaziale hanno attraversato i due livelli di cui si compone la domus, tagliando e disarticolando l’originario assetto planimetrico, ma impedendo di fatto successivi degradi fino alla scoperta.
Oggi infatti gli ambienti repubblicani, anche se hanno perso la loro originaria conformazione planimetrica, conservano il suggestivo palinsesto di almeno tre secoli di usi, rifunzionalizzazioni e abbandoni. Dei due livelli della domus, quello inferiore, ipogeo, è fruibile solo con il superamento di una ripida scala: si mantengono otto ambienti con pareti decorate da pitture associate a stucchi e pavimentazioni a mosaico a tessere bianche con cornici nere decorati da tessere o inserti policromi. Le pitture in particolar modo sono considerate tra gli esempi meglio conservati di rappresentazioni illusionistiche di elementi architettonici quali colonne e lesene, prima realizzati con stucchi, ora, invece, abilmente dipinti.
È nella decorazione del grande ambiente centrale l’esempio più emblematico dove le pareti riproducono un colonnato su podio aggettante davanti ad una sequenza di ortostati e specchiature di tarsie e marmi vari, ricreando l’illusione di un arredo elegante. La stanza, come tutte decorata da pregevoli pavimenti a mosaico, è ulteriormente arricchita da un tessellato pavimentale a tessere bianche e nere con pseudoemblema centrale bordato in rosso antico e decorato con cubi prospettici ottenuti con accostamento di materiali lapidei di colore bianco (palombino), verde (calcare marnoso del nord del Lazio) e nero (ardesia). (aise)