UN Global Compact Network Italia: calcolare il water risk nella pianificazione economica e nelle decisioni di investimento

ROMA\ aise\ - Per l’Italia la crisi idrica richiede un cambio di approccio: non solo emergenze, ma una strategia di lungo periodo che rafforzi sicurezza idrica, competitività e coordinamento con Europa e area Euro-Mediterranea. È la prospettiva indicata da UN Global Compact Network Italia (UNGCNI) sulla base della ricerca Building a Water Smart Economy in the Euro-Mediterranean Area, realizzata con The European House – Ambrosetti e il supporto di Edison e presentata all’Euromediterranean Water Forum, con il patrocinio del MASE.
Il 56,4% delle aziende italiane opera in aree a stress idrico, ma solo il 34% considera l’acqua una criticità alta o estremamente alta per la continuità del business. Per UNGCNI serve quindi rafforzare la resilienza dei sistemi idrici, attraverso la tutela dei bacini, la riduzione delle perdite e una maggiore capacità di prevenire e gestire la siccità, promuovendo al tempo stesso efficienza, riuso, circolarità e innovazione.
La sfida riguarda anche la governance d’impresa: solo l’8,5% delle aziende coinvolge il Top Management nella supervisione delle politiche sull’acqua. Il water risk deve quindi entrare nella pianificazione economica e nelle decisioni di investimento, sostenuto da competenze e strumenti adeguati. Una maggiore capacità di valutare i rischi lungo le filiere e di anticipare gli impatti territoriali può inoltre aiutare le imprese a orientare gli investimenti verso soluzioni più resilienti.
Anche il business case della prevenzione è chiaro: ogni euro investito nella mitigazione del rischio idrico può evitare costi finanziari fino a sei volte superiori. Come per il cambiamento climatico e le altre crisi legate alle risorse naturali, investire in prevenzione e resilienza significa ridurre le perdite future e proteggere la competitività. Significa anche creare le condizioni per una maggiore stabilità degli investimenti e della produzione nel medio e lungo periodo.
Per rendere possibile questo cambio di passo servono incentivi, credito agevolato, una tariffazione più coerente con il valore dell’acqua e procedure più semplici, insieme a un quadro europeo che favorisca la condivisione di dati, tecnologie e buone pratiche. È inoltre necessario rafforzare il coordinamento tra politiche ambientali, agricole, industriali ed energetiche, considerando la sicurezza idrica come una componente trasversale delle strategie di sviluppo e degli investimenti infrastrutturali.
La cooperazione è essenziale perché la crisi idrica non conosce confini: il confronto tra Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Turchia ed Egitto, sviluppato nell’ambito della ricerca, mostra il valore di mettere in comune esperienze e soluzioni e di rafforzare il dialogo tra Paesi europei e mediterranei.
Per UNGCNI, il partenariato tra istituzioni, imprese e territori e una più forte cooperazione europea e mediterranea possono trasformare la gestione della crisi idrica in una leva di innovazione, resilienza e competitività, integrando la sicurezza dell’acqua nelle strategie di sviluppo del Paese. Un riferimento è il CEO Water Mandate, promosso da ONU e UN Global Compact, al quale hanno aderito oltre 700 aziende impegnate nella riduzione del rischio idrico, nel ripristino dei bacini e nella diffusione di modelli di efficienza e innovazione. (aise)