Gruppo “Uniting for Consensus”: riformare il Consiglio di sicurezza Onu

ROMA\ aise\ - Anche alla luce della guerra russa in Ucraina diventa sempre più urgente riformare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È quanto sostiene il Gruppo “Uniting for Consensus” – che comprende Argentina, Canada, Colombia, Costa Rica, Italia, Malta, Messico, Pakistan, Repubblica di Corea, San Marino, Spagna e Turchia – che si è riunito oggi, 22 settembre, a livello Ministeriale, a margine della 77a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Una riforma “urgente”, quella del Consiglio di Sicurezza, che deve diventare “un organo più democratico, responsabile, rappresentativo, trasparente ed efficace”.
Occorre, in particolare, “rafforzare sia la rappresentanza regionale che un'equa distribuzione geografica” e per farlo occorre “aumentare il numero dei membri non permanenti ed eletti e migliorare il metodo di lavoro”.
Secondo la proposta dell'UfC, “l'Africa diventerebbe il gruppo più numeroso in un Consiglio; l’area Asia-Pacifico avrebbe l'aumento più alto in percentuale; l'America Latina e l'Europa dell'Est raddoppierebbero la loro rappresentanza mentre a SIDS (piccoli Stati insulari in via di sviluppo - ndr) e a piccoli Stati verrebbero assegnati seggi non permanenti per un biennio a rotazione”, cosa che “assicurerebbe la loro presenza continua in Consiglio”. Per il Gruppo, la riforma del Consiglio di Sicurezza deve “soddisfare le aspirazioni di tutti i membri dell'ONU di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”.
Nell’incontro di oggi, l'UfC ha riaffermato che continuerà ad impegnarsi al fianco del Presidente dell'Assemblea Generale e degli altri organismi sulla questione della rappresentanza “equa” e su tutte le altre questioni circa la formazione del Consiglio di sicurezza.
“Come suggerisce il nome, i negoziati intergovernativi (IGN) sono un processo guidato dagli Stati membri e rimangono l'unico contesto legittimo per la discussione della riforma del Consiglio di sicurezza. Solo con il più ampio sostegno politico possibile da parte di tutti i membri dell'ONU – conclude il Gruppo – sarà possibile raggiungere una soluzione equa”. (aise)