Nessuna richiesta dagli Usa per le basi italiane. Alzato il livello di protezione della rete di difesa aerea

ROMA\ aise\ - “La gravità della situazione richiede a tutti noi, Governo e Parlamento, un'assunzione di responsabilità condivisa”. L'Iran “continua a sferrare attacchi indiscriminati con missili e droni contro infrastrutture strategiche, siti militari, ma anche aeroporti, alberghi, centri residenziali, missioni diplomatiche in tutti i Paesi del Golfo e stamane anche contro l'Azerbaigian”. Così il Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che questa mattina, insieme al Ministro della Difesa Guido Crosetto, ha riferito alla Camera circa l’evoluzione della situazione in Medio Oriente, a sei giorni dall’attacco di Usa e Israele all’Iran. Oltre a riferire sull'assistenza ai numerosi connazionali presenti nell'area, i due Ministri hanno delineato il quadro di una situazione che si aggrava di giorno in giorno.
Il conflitto, ha confermato Tajani, si allarga ogni giorno di più: “le difese aeree di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi e Bahrein sono impegnate incessantemente nell'intercettare vettori lanciati dalla Repubblica islamica. In questo quadro, in costante evoluzione, è concreto il rischio di un allargamento del conflitto”.
Ieri, ha riferito il Ministro, “la contraerea NATO ha neutralizzato un missile che era entrato nello spazio aereo turco. Nella notte di lunedì, come sapete, un drone iraniano aveva invece colpito la pista di atterraggio di una base britannica a Cipro ed uno, intercettato, era diretto contro una base cipriota. Dopo questo episodio sono in costante contatto con il Ministro degli Esteri cipriota e gli ho espresso la solidarietà del Governo italiano. Si tratta di un Paese dell'Unione europea esposto nella regione a cui è doveroso e prioritario garantire solidarietà ed assistenza”.
“Difficile”, ha aggiunto Tajani, “anche la situazione in Iraq dove stiamo monitorando, minuto per minuto, gli sviluppi della situazione, vista anche la presenza di militari italiani nel Kurdistan iracheno e a Baghdad. Nella tarda serata di ieri si è verificato un diffuso black-out, che ha interessato la rete elettrica di tutto il Paese. Un ulteriore elemento destabilizzante è l'apertura del fronte libanese. Da lunedì Hezbollah ha intensificato il lancio di razzi verso Israele e verso obiettivi collegati ai Paesi del Golfo. L'esercito israeliano ha effettuato un'incursione nel Sud del Libano per creare una zona cuscinetto ed impedire il fuoco diretto di Hezbollah contro le comunità israeliane di confine. Sono in corso bombardamenti su Beirut e sulle aree del Paese dove si concentra la presenza degli Hezbollah. Va sottolineata anche la decisione del Governo libanese di invitare Hezbollah a non compiere attività militari”.
Attività militari su cui ha riportato Crosetto che, in primis, ha voluto ricordare che, da prima dell’inizio del conflitto, nell’area del Golfo sono presenti 2.576 militari: “avevamo iniziato, prima che iniziasse il conflitto, spostamenti per mettere in sicurezza” e nei giorni a seguire “abbiamo intrapreso altre misure per adeguare la nostra presenza e la nostra postura nelle missioni e operazioni della regione”.
In particolare, “in Kuwait, presso la base di Ali Al-Salem, proprio mentre vi parlo è in atto un movimento di personale di 239 militari verso l'Arabia Saudita per alleggerire il dispositivo, pur mantenendo una capacità operativa essenziale; rimarranno 82 dei 321 militari. Un discorso analogo in Qatar, sede del CAOC. Anche qui, proprio in questo momento, 7 dei 10 militari stanno raggiungendo l'Arabia Saudita e le 3 unità rimanenti assicureranno la continuità di collegamento e la coordinazione con tutta la componente aerea regionale. Anche in Bahrein, la sede del comando centrale della Marina degli Stati Uniti, dove 5 nostri militari operavano a supporto della Combined Maritime Forces, stiamo ritirando il personale con modalità analoghe a quella descritta per il Qatar, a causa della momentanea inattività del comando”.
In Libano, “alla luce degli ultimi sviluppi, stiamo valutando attentamente la situazione e siamo pronti a far fronte a ogni esigenza, sia rimodulando il personale, sia intervenendo con un dispositivo navale. Stiamo già attrezzando, ove si rendesse necessario, un'evacuazione anche di personale civile. Qui abbiamo prudenzialmente posto in prontezza 24 ore l'unità navale da dedicare all'attività. Ad Arbil, nel nord dell'Iraq, nella regione autonoma del Kurdistan, avevamo già agito prima dell'inizio del conflitto, operando una riduzione significativa e una dispersione del personale, facendo rientrare in Italia 102 militari e trasferendone in Giordania 75. Anche relativamente ai velivoli, avevamo già trasferito in un'altra sede, prima dell'inizio degli scontri, i C-27 e i 5 elicotteri. Questo per quanto riguarda ciò che sta accadendo ai nostri contingenti in zona”.
Se gli italiani coinvolti sono quasi 100mila, come ha detto Tajani, Crosetto ha voluto evidenziare che “i francesi sono 400.000 e gli inglesi 300.000 e sono nelle stesse condizioni degli italiani”, ma, ha aggiunto, “solo la Farnesina ha attivato dispositivi che molti Paesi stranieri stanno sfruttando, compresi l'assistenza e l'aiuto che le Forze armate stanno dando sia attraverso personale sia attraverso i mezzi di cui disponiamo”.
La “diversa evoluzione” del conflitto, ha aggiunto Crosetto, emerge anche dal fatto che “hanno subito molti più attacchi gli Emirati che non Israele. Gli attacchi dell'Iran si sono concentrati su Paesi che in teoria non partecipano alla guerra (oggi anche l'Azerbaigian)”. In cifre, “negli Emirati sono stati rilevati 186 missili balistici (intercettati 172) e 812 droni (intercettati 755); in Qatar 101 missili balistici (intercettati 98) e 39 droni, di cui 24 intercettati; 73 missili iraniani in Bahrain e 91 droni; 178 missili balistici in Kuwait e 384 droni”.
“L'Iran non può colpire con i droni Israele, perché la distanza da Israele e il tempo di percorrenza dei droni consentirebbero facilmente di essere intercettati. Quindi, sta colpendo le Nazioni vicine, dimostrando di avere una strategia, completamente diversa da quella dell'altra volta, che è quella di creare il caos e creare le complessità economiche”, anche chiudendo lo Stretto di Hormuz che “ha una rilevanza, dal punto di vista economico, straordinaria per tutto il mondo”.
“La preoccupazione” deriva dal fatto che “questi attacchi, fermati, volevano colpire basi europee e basi NATO (la Turchia e Cipro)”, ma per nessuno dei due casi sono stati invocati l'articolo 5 della NATO e il 7 dell'Unione europea; qualora succedesse l’Italia “sarebbe obbligata ad essere al loro fianco”.
La “preoccupazione più grande” è “che in questa crisi se ne possano innestare e alimentare altre”, ha detto ancora il titolare della Difesa citando in particolare “il fronte Est”, cioè la guerra russa in Ucraina. A Mosca “Putin è stato messo in minoranza dagli integralisti nazionalisti e dai “generaloni”, quelli delle grandi vittorie, che lo accusano di aver usato il piede leggero con l'Ucraina. L'hanno messo in minoranza, con una pressione interna, con cui dicono a lui: guarda cosa è successo in Venezuela, guarda cosa è successo in Siria, guarda da quanti anni stai attaccando. Lo invitano ad aumentare il livello del conflitto, che significa utilizzare altre armi nel livello del conflitto”. Di questo, Crosetto ha discusso con i colleghi dei Cinque - Germania, Francia, UK e Polonia – con cui ha deciso di “formare un coordinamento permanente tra i Ministeri della Difesa per seguire questa crisi”.
Quanto alle basi militari Usa in Italia, per Crosetto è “sorprendente” dover “affrontare un tema consolidato e disciplinato da regole internazionali che valgono da oltre settant'anni”, cioè dall’adesione dell’Italia alla Nato. “Ad oggi, non è pervenuta alcuna richiesta” dagli Usa e quindi “non c'è un tema di basi da concedere”, se succederà “torneremo qui e decideremo insieme”.
L'Italia “non è in guerra”, ma “sta cercando di gestire e mitigare, in stretto accordo con le Nazioni amiche, le conseguenze di questo conflitto” che è “preoccupante e dirompente”.
“Ci dicono, americani e israeliani, che durerà settimane. Ci sono, a cerchi concentrici, molte altre conseguenze sulla sicurezza, sulla operatività dei nostri contingenti, sulla sicurezza degli italiani, sulla richiesta di aiuto di Nazioni amiche e sulla crisi energetica”.
“Non è una guerra che l'Italia vuole o ha voluto”, ha ribadito Crosetto. “Stiamo lavorando tutti, sin dall'inizio della legislatura, per contribuire a spegnere ogni focolaio o tensione nel mondo”.
“Visto quello che è successo in Turchia, visto quello che è successo a Cipro, ho dato mandato e ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa di innalzare, a livello massimo, il livello di protezione della rete di difesa aerea e antibalistico nazionale in coordinamento con gli alleati e con la NATO, perché quando dico che di fronte ad una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto, tutto può essere aspettato”, ha evidenziato Crosetto.
“Per quanto riguarda Cipro e la possibilità di un invio di un aiuto navale a Cipro, voglio citare l'articolo 7: qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata sul suo territorio, gli altri membri sono tenuti a prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e difesa di qualunque Stato membro. Questo è il motivo – ha concluso – per cui con Spagna, Francia e Olanda, noi, nei prossimi giorni, manderemo degli assetti navali a protezione di Cipro”. (aise)