Trump al centro del gioco: sanità, Iran e Venezuela in una settimana chiave – di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ - È stata una settimana intensa alla Casa Bianca sotto il governo di Donald Trump, caratterizzata da importanti annunci politici, iniziative legislative e sviluppi nel panorama internazionale. Dalla presentazione del nuovo piano sanitario nazionale alle decisioni di politica estera su Iran e Venezuela, queste mosse delineano il volto più recente dell’agenda politica americana: un insieme di iniziative politiche, economiche e diplomatiche, in un periodo segnato da forti divisioni nazionali e dinamiche geopolitiche complesse.
Il “Great Healthcare Plan”: nuovo piano sanitario
Giovedì Trump ha presentato il suo atteso piano sanitario, definito “The Great Healthcare Plan”, con l’obiettivo dichiarato di tagliare i costi dei farmaci e dei premi assicurativi e di spostare parte dei sussidi direttamente nelle mani dei cittadini, tramite conti sanitari personali o incentivi fiscali. Il piano punta anche ad aumentare la trasparenza dei prezzi delle assicurazioni e dei servizi sanitari e a rendere più facile per i consumatori confrontare costi e servizi. Il piano non è ancora legge, c’è però un quadro di linee guida che Trump ha chiesto al Congresso di approvare senza ritardo.
La situazione in Iran: minacce, tensioni e rallentamento dell’intervento
Un tema internazionale centrale di questa settimana riguarda l’Iran e le proteste interne. Trump aveva minacciato “azioni molto forti” contro il regime iraniano se le esecuzioni dei manifestanti fossero proseguite, spingendo inizialmente verso possibili risposte militari.Tuttavia, nelle ultime ore il presidente ha ringraziato le autorità iraniane per avere sospeso le esecuzioni di massa di prigionieri politici, suggerendo una possibile de-escalation del rischio di un intervento diretto. Le pressioni degli alleati occidentali per evitare un’escalation militare hanno giocato un ruolo determinante nel ritardo di azioni più drastiche.
Venezuela: meeting alla Casa Bianca, medaglia del Nobel e sequestro di petroliere
La Casa Bianca è stata teatro di un incontro significativo con María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2025. Machado ha consegnato simbolicamente la sua medaglia del Nobel a Trump, ringraziandolo per il ruolo avuto nella crisi venezuelana, sebbene Trump non abbia deciso di riconoscerla formalmente come leader ad interim del paese. Intanto, le forze statunitensi hanno continuato le operazioni marittime nel Mar dei Caraibi, con il sequestro di una sesta petroliera venezuelana legata al commercio di greggio sanzionato, parte di una più ampia strategia di pressione sul regime di Caracas. Queste mosse fanno seguito alla cattura e trasferimento di Nicolás Maduro negli Stati Uniti nelle prime settimane di gennaio, un evento che ha trasformato radicalmente la situazione politica venezuelana e ha posto Washington in una posizione dominante in vista della possibile ristrutturazione economica e diplomatica del paese. Si registra infatti un dialogo con Caracas per verificare la possibile riapertura delle ambasciate e un dialogo diplomatico più ampio, che include negoziati con compagnie petrolifere statunitensi.
Politica interna: Minneapolis, proteste e insurrezione
Nel contesto interno, emergono tensioni sociali, tra cui segnali preoccupanti da Minneapolis, dove un agente dell’ICE ha sparato e ucciso Renee Nicole Good, spingendo Trump a evocare l’uso dell’Insurrection Act del 1807 per schierare truppe federali in caso di disordini su larga scala.
Nel giro di pochi giorni, la Casa Bianca ha concentrato decisioni che toccano la vita quotidiana degli americani e gli equilibri internazionali. Il nuovo piano sanitario, ancora tutto da definire nei suoi effetti concreti, si affianca a una politica estera che alterna toni muscolari e pause strategiche, come dimostra il dossier iraniano, e a una rinnovata centralità dell’America Latina nell’agenda di Washington. La settimana di Trump restituisce l’immagine di una presidenza che procede per accelerazioni improvvise e aggiustamenti tattici, lasciando aperti molti interrogativi sul medio periodo. Una linea che continua a dividere, ma che conferma come le scelte americane restino un fattore determinante non solo per gli Stati Uniti, ma per l’intero scenario globale. (gabriella ferrero\aise)