Tutti i fronti di Trump: dall’Iran a Gaza, dall’Ucraina all’economia fino alle elezioni di midterm - di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ - Dall’Iran a Gaza, dalla guerra in Ucraina all’economia americana. E poi immigrazione, giustizia e campagna elettorale. A Washington l’agenda di Donald Trump resta fitta e, a meno di tre mesi dalle elezioni di midterm, politica estera e questioni interne sono sempre più intrecciate.
Il dossier più delicato resta il Medio Oriente. Nelle ultime ore Trump ha mostrato un atteggiamento più prudente nei confronti dell’Iran, lasciando intendere di voler verificare gli effetti della pressione economica e delle sanzioni prima di valutare nuove iniziative.
Resta però aperta la questione dello Stretto di Hormuz, fondamentale per il traffico energetico mondiale. I contatti diplomatici proseguono, anche attraverso la mediazione dell’Oman, ma Teheran continua a porre condizioni per una piena normalizzazione della navigazione.
Si complica intanto anche il dossier di Gaza. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele considera il disarmo di Hamas una condizione essenziale prima di un completo ritiro dalla Striscia. Una posizione che rende più difficile l’attuazione del piano sostenuto dall’amministrazione Trump, ma non chiude la porta alla trattativa.
Sul fronte dell’Ucraina, Washington continua invece a puntare soprattutto sulla pressione economica. Il Senato ha approvato con un’ampia maggioranza un nuovo pacchetto di sanzioni contro Russia e Iran, prevedendo anche la possibilità di introdurre dazi contro i Paesi che continuano ad acquistare grandi quantità di energia russa. Il provvedimento passa ora alla Camera.
La linea della Casa Bianca appare quindi abbastanza chiara: utilizzare insieme diplomazia, pressione economica, commercio e deterrenza militare.
Ma con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre cresce soprattutto l’attenzione sull’economia americana.
Gli ultimi dati sul lavoro hanno mostrato una fase di rallentamento, con una perdita di 23 mila posti a luglio e revisioni al ribasso dei mesi precedenti. La disoccupazione resta comunque relativamente contenuta, al 4,1 per cento.
Trump continua a puntare sulla produzione americana, sui dazi e sulla riduzione della dipendenza dalla Cina nei settori considerati strategici, dai semiconduttori all’energia.
Ed è proprio il costo della vita ad aver prodotto negli ultimi giorni un episodio curioso ma politicamente significativo: il cosiddetto “caso del burrito da 20 dollari”.
La discussione è nata dopo il commento di uno studente, rilanciato da Andrew Kolvet di Turning Point USA, secondo cui un semplice burrito non dovrebbe arrivare a costare 20 dollari. Da lì è nato un dibattito tra esponenti conservatori, con il deputato Dan Crenshaw che ha invitato i giovani a essere meno critici sui prezzi e il vicepresidente JD Vance intervenuto nella discussione.
Al di là dell’episodio, il tema è quello dell’affordability, cioè quanto gli americani percepiscono come accessibili beni e servizi della vita quotidiana. Un argomento destinato ad avere un peso importante nella campagna elettorale.
Trump continua intanto la propria offensiva sull’immigrazione, con nuovi provvedimenti destinati a limitare alcuni casi legati al cosiddetto birth tourism. Come già accaduto in passato, la questione potrebbe tornare rapidamente davanti ai tribunali.
Ci sono novità anche negli equilibri interni della Casa Bianca. Trump ha annunciato che Will Scharf diventerà dal primo settembre il nuovo White House Counsel, mentre Todd Blanche, suo ex avvocato, è stato confermato dal Senato alla guida del Dipartimento di Giustizia.
Sullo sfondo rimangono le elezioni di midterm del 3 novembre.
Per la Casa Bianca la sfida sarà riuscire a tenere insieme i diversi risultati dell’amministrazione: la gestione delle crisi internazionali, la politica commerciale, l’immigrazione e soprattutto l’economia.
Perché Iran, Russia, Cina ed energia restano grandi dossier strategici. Ma quando entreranno nella cabina elettorale, molti americani guarderanno anche a qualcosa di molto più semplice: quanto costa vivere ogni giorno.
E perfino un burrito, in questa Washington già in clima elettorale, può trasformarsi in un piccolo caso politico. (gabriella ferrero\aise)