Xi Jinping alla Casa Bianca: dialogo aperto, onori militari e dossier irrisolti - di Gabriella Ferrero

WASHINGTON\ aise\ - Bandiere americane e cinesi, fanfare militari, un bombardiere B-2 e quattro F-22 sopra la Casa Bianca, colloqui a porte chiuse e una cena di Stato con alcuni dei nomi più importanti della tecnologia americana. È stata una giornata costruita nei minimi dettagli quella dedicata ieri, giovedì 24, alla visita del presidente cinese Xi Jinping a Washington, con Donald Trump deciso a mettere soprattutto in primo piano il rapporto personale con il leader cinese.
La visita era iniziata già mercoledì sera con l’arrivo di Xi e della moglie Peng Liyuan a Joint Base Andrews. Ieri mattina la parte più solenne, con l’accoglienza alla Casa Bianca e una cerimonia che ha coinvolto 479 uomini e donne delle Forze armate americane, il Silent Drill Platoon dei Marines e il sorvolo di un B-2 Spirit accompagnato da quattro F-22 Raptor.
Nel suo intervento Trump ha insistito sulla “truly great friendship” costruita con Xi, parlando di rispetto reciproco e della volontà di mantenere stabile il rapporto tra le due principali potenze mondiali. Il presidente cinese ha utilizzato toni più istituzionali, sottolineando come gli interessi di Stati Uniti e Cina siano profondamente intrecciati e come la competizione debba rimanere “sana” e sotto controllo.
Terminato il cerimoniale, i due presidenti sono passati ai dossier più delicati: commercio, Taiwan, intelligenza artificiale, Iran e sicurezza internazionale. Sul fronte economico il risultato più concreto è stato l’allungamento di due mesi della tregua commerciale tra Washington e Pechino. Una proroga che evita nell’immediato una nuova escalation tariffaria, ma che lascia ancora aperti i principali nodi su acquisti agricoli, terre rare e restrizioni tecnologiche. Più complesso il confronto su Taiwan. Secondo il resoconto cinese, Xi ha invitato Washington alla prudenza e ha ribadito l’opposizione di Pechino all’indipendenza dell’isola.
Sull’intelligenza artificiale, invece, il leader cinese ha sottolineato la necessità che lo sviluppo tecnologico rimanga sempre sotto controllo umano e sia orientato al beneficio delle persone.
Sul tavolo anche l’Iran. Pechino continua a sostenere la necessità di una soluzione negoziale, mentre Washington vorrebbe che la Cina utilizzasse maggiormente la propria influenza economica su Teheran per contribuire a ridurre le tensioni nella regione.
Dopo i colloqui Trump ha accompagnato Xi sul South Lawn, mostrandogli Marine One e alcuni dei lavori realizzati nel complesso presidenziale. Davanti ai giornalisti ha scherzato sul gradimento del leader cinese per i materiali utilizzati: “He loves good granite”, “gli piace il buon granito”.
Il contrasto tra il grande cerimoniale e i risultati ancora limitati è stato uno dei temi più sottolineati dalla stampa americana. Le immagini della giornata hanno restituito l’idea di un rapporto personale solido tra Trump e Xi, ma sui principali motivi di tensione tra Washington e Pechino non sono emerse, almeno per ora, svolte decisive.
La giornata si è conclusa con la cena di Stato nell’East Room, alla presenza di circa 130 invitati, tra cui Jeff Bezos, Jensen Huang ed Elon Musk. Melania Trump e Peng Liyuan avevano invece seguito un’agenda parallela, con una visita allo Smithsonian National Museum of Asian Art.
La visita prosegue oggi, quando Trump e Melania incontreranno nuovamente Xi e Peng alla Casa Bianca prima di recarsi ai National Archives, ultima tappa ufficiale della visita.
Il primo giorno pieno lascia dunque soprattutto un’immagine: Trump e Xi insieme, con grande enfasi sul dialogo e sulla stabilità della relazione, mentre la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina resta profonda. Sul commercio la diplomazia ha guadagnato tempo; sugli altri dossier, da Taiwan all’intelligenza artificiale, le distanze restano ancora evidenti. (gabriella ferrero\aise)