Opere del Luigi Ghirri Emerging Talent Award a Brighton per il Photoworks Festival 2026

Daniele Cimaglia e Giuseppe Odore, Lago La Dote di Latera

BRIGHTON\ aise\ - Le opere di cinque talenti emergenti selezionati da Photoworks nell’ambito dell’annuale Luigi Ghirri Emerging Talent Award - Italia, saranno presentate nel corso del Photoworks festival in programma dal 2 ottobre all’1 novembre presso la Wilmot Gallery della University of Brighton, nel Regno Unito.
L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Londra, presenterà dunque i lavori di Daniele Cimaglia e Giuseppe Odore, Rosa Lacavalla, Serena Radicioli e Anie Maki.
Daniele Cimaglia e Giuseppe Odore sono un duo artistico la cui ricerca fotografica esplora il rapporto tra memoria collettiva e immagini vernacolari. Il loro lavoro combina il coinvolgimento delle comunità con la sperimentazione in camera oscura e la riattivazione di materiali d’archivio, trasformando memorie private in narrazioni collettive attraverso cui affrontare questioni urgenti del presente.
The Crossing Ceremony di Rosa Lacavalla è un’installazione di immagini in movimento che combina materiali d’archivio, d’epoca e contemporanei, dedicati ai rituali del passaggio della linea dell’Equatore, con suggestive immagini delle stelle. L’opera invita il pubblico a intraprendere un viaggio insieme a Re Nettuno, mitico custode degli oceani, mentre si prepara ad attraversare la linea dell’Equatore. Il progetto esplora il simbolismo legato al superamento di una soglia invisibile, intrecciandolo con l’inesorabile movimento del cielo notturno. The Crossing Ceremony di Rosa Lacavalla è esposto nella Room 101 Gallery presso la University of Brighton.
Il lavoro di Serena Radicioli, Non sei più tornato, nasce da una vicenda personale. Nel 2012, suo padre è scomparso in uno scontro tra due gruppi criminali. L’artista non ha mai saputo quale fosse il vero lavoro del padre. Quando non fece ritorno a casa, molte domande rimasero senza risposta fino a quando, dieci anni più tardi, l’artista iniziò una ricerca per raccogliere testimonianze e ricostruire alcuni frammenti di quella storia. Il progetto combina archivi pubblici e familiari con fotografie realizzate dall’artista in risposta a una perdita rimasta irrisolta e indaga il ruolo della fotografia come strumento critico per ricostruire e attribuire un nuovo significato alle esperienze vissute.
La serie Milk, Weight, Gravity di Anie Maki ricostruisce una narrazione sfuggente incentrata sulla storia familiare e ancestrale. Il progetto fa riferimento a dinamiche psicologiche e legate alla salute mentale rimaste in silenzio per decenni e riemerse come fantasmi nella vita dell’artista. Come l’album di famiglia, l’opera è popolata da un intreccio caotico di voci, volti e storie non raccontate. Al centro della ricerca vi è la leggenda della depressione genetica nella famiglia. Attraverso un insieme di personaggi, connessioni e luoghi, l’artista ricostruisce il proprio albero genealogico in modo non lineare, condividendo riflessioni nate da un secolo di storie familiari. Le fotografie esplorano l’eredità psichica della famiglia alla ricerca di risposte, seguendo le tracce lasciate dagli antenati: invisibili, ma riconoscibili come schemi che si ripetono attraverso le generazioni. Un percorso alla ricerca di una comprensione e di un’accettazione del passato, capaci di gettare nuova luce sul presente e sul futuro. (aise)