Arriba España! - di Pasquale Romito

dal profilo X della Fifa
NAPOLI\ aise\ - La Spagna si è aggiudicata, con pieno merito, la Coppa del Mondo di Calcio edizione 2026. Battendo la fiera Argentina per 1-0 con un gol al 106’ di Ferran Torres, ha coronato così un percorso che l’ha portata sul tetto del mondo calcistico.
Dal punto di vista squisitamente tecnico, il tratto distintivo di questa compagine, guidata con mano salda dal tecnico Luis de La Fuente, è stato sicuramente la compattezza che, unita alla tecnica individuale, ha consentito alla “Rojas” di indirizzare le partite sul piano di un asfissiante ed ipnotico palleggio, irretendo gli avversari, ai quali quasi mai è riuscito di mantenere il controllo del pallone per poter tessere una qualsiasi trama di gioco.
In breve, una compagine solida, equilibrata in ogni reparto, con un centrocampo orchestrato da un Rodri cresciuto di rendimento di partita in partita che, come accade nelle squadre vincenti, garantiva copertura ad una difesa a dir poco impenetrabile orchestrata dal portiere Unai Simon e, contemporaneamente, era ispiratore delle manovre di attacco.
Riduttivamente, la Finale è stata presentata come una sfida tra il genio inossidabile di Leo Messi, che con i suoi 39 anni corona una lunghissima carriera nella quale ha mietuto successi forse irripetibili, ed il giovane spagnolo Lamine Yamal, 19 anni astro nascente del calcio spagnolo ed internazionale, prodotto di quella fucina di campioni che è il Barcellona, dove milita attualmente.
Ad aumentare la carica mediatica sul presunto passaggio di consegne tra i due, nei giorni che hanno preceduto la partita è stata rilanciata una famosa foto di Jean Monfort che 19 anni fa, per una campagna dell’Unicef, immortalò Messi che faceva il bagnetto a Yamal.
Come spesso capita, i due in campo non hanno fatto granché, grazie alle “attenzioni” loro riservate dai rispettivi avversari.
Finite le partite, alcune considerazioni generali sul Campionato del Mondo di Calcio che si è appena concluso.
La formula: per la prima volta la fase finale del torneo si è disputata coinvolgendo 48 squadre nazionali approdate all’epilogo dopo una lunga serie di incontri di qualificazione.
Se questo doveva garantire una maggiore visibilità a nazionali in crescita, che altrimenti difficilmente avrebbero potuto partecipare ad un torneo finale del mondiale, contribuendo tale esperienza a verificare la loro cifra tecnica, mi sembra che al di là della nota di colore che alcune di esse hanno portato, l’obiettivo non è stato raggiunto.
Il contesto logistico: disputare un mondiale in tre diversi paesi, Stati Uniti, Canada, Messico, con differenze notevoli di clima e distanti tra loro diverse ore di aereo, costringendo alcune nazionali a spostamenti faticosi non è stata una buona idea se in una fase finale di un mondiale di calcio si vuol garantire a tutte le squadre partecipanti omogeneità di
trattamento.
L’atmosfera generale: considerando che al momento è in corso una guerra tra il Presidente Tramp e i Pasdaran iraniani e che alla squadra iraniana non è stato consentito di risiedere stabilmente negli USA durante il torneo, stabilendo il loro quartier generale in Messico, ci chiediamo se non è stata sprecata un’occasione per cercare una vera e seria mediazione atta a porre fine al conflitto in corso.
Fortunatamente a controbilanciare questa nota negativa ed a rasserenare gli animi ci hanno pensato le migliaia di tifosi che in ogni momento, sia negli stadi che nelle città che li ospitavano, hanno in vari modi, spesso folkloristici, reso questo mondiale ciò che in realtà è: una festa del Calcio.
Ribadendo l’autenticità cristallina della vittoria della Spagna che con pieno merito ha sollevato la coppa del mondo, se dal punto di vista tecnico il verdetto è stato ineccepibile, tante ombre restano relativamente a tutta una serie di piccole grandi negatività che hanno segnato questa edizione 2026 del mondiale. (pasquale romito\aise)