Calcio/ Caos in Fgci: Maldini e Leonardo si dimettono

foto dal profilo X della Fgci

NAPOLI\ aise\ - Tanto tuonò che piovve. A poche ore dal passo indietro di Pirlo, che pressato da tutte le parti, ha ufficializzato di non essere più in lizza come allenatore della Nazionale Italiana di calcio, sono arrivate le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, i due dirigenti che avevano accettato l’incarico di scegliere, in nome e per conto del Presidente Malagò e di tutta la FGCI, il nuovo Commissario Tecnico dell’Italia.
Dimissioni sacrosante nel momento in cui, dopo il fallimento della missione in Spagna per convincere Guardiola, hanno indirizzato il loro obiettivo su Andrea Pirlo, salvo non considerare che il prescelto era da mesi testimonial di Fonbet, una chiacchierata società di scommesse sportive russa di proprietà, tra gli altri, di Sergey Lomakin, oligarca russo presidente e proprietario dello United FC, nota per essere nell’orbita del regime di Vladimir Putin.
Quindi, al di là delle considerazioni squisitamente tecniche che la scelta di Pirlo sicuramente sollevava, in relazione alla sua relativamente scarsa esperienza professionale come allenatore in ambito internazionale, la goccia che ha fatto traboccare il vaso definitivamente è stata il suo ruolo di testimonial della Fonbet.
Ma tutto ciò ora non conta più e la palla è ritornata prepotentemente nelle mani del Presidente Malagò che, obtorto collo, dovrà al più presto provvedere alla nomina di un nuovo C.T. assumendosene la responsabilità di fronte alla FGCI e di tutti gli italiani appassionati di calcio.
Il tempo delle deleghe è scaduto, gli impegni internazionali ufficiali della Nazionale sono alle porte, quella voglia di rinnovamento che sembrava permeare tutto il calcio italiano è naufragata miseramente di fronte alla scarsa attitudine personale al rischio di chi occupa i vertici nazionali del calcio: abilissimi nel gioco dello scarica barile quando le cose vanno male o malissimo, non sanno poi, al momento opportuno, riempire di contenuto il loro ruolo di vertice facendo scelte coraggiose e di reale rottura con il passato.
Altre candidature aleggiano: Mancini, Conte, Thiago Motta.
Ma di che cosa ha realmente bisogno il calcio italiano per recuperare il gap nei confronti dei competitor internazionali?
Dal punto di vista tecnico, volendo prendere esempio dalla Spagna campione del mondo, al di là dei moduli e delle varie varianti interpretative degli stessi, serve innanzitutto la capacità di essere squadra, con giocatori coesi e impegnati a lottare l’uno per l’altro e, al netto delle capacità spesso eccelse dei singoli, la volontà di perseguire un obiettivo comune, mettendo da parte piccole e grandi gelosie e rivalità che inquinano l’ambiente e che spesso impediscono di perseguire risultati positivi.
Da più parti si invoca, poi, una maggiore presenza di giocatori giovani in Nazionale, quei famosi “prospetti” che tanto piacciono ai Presidenti ed ai Procuratori che ne immaginano le plusvalenze multimilionarie in sede di vendita del calciatore.
Se i vivai sfornano giovani talenti che però non trovano posto nelle formazioni titolari dei club e, quindi, non hanno modo di farsi notare dai selezionatori delle squadre nazionali, a che età saranno considerati degni di esordire e giocare in pianta stabile nella Nazionale maggiore?
Ed ancora, atteso che sentimenti come l’attaccamento alla maglia azzurra, alla bandiera tricolore, appartengono ad un calcio che fu e che ci piace ricordare perché fanno parte del vissuto di noi malati di calcio cronici ed irrecuperabili, quanti calciatori oggi sarebbero disposti a “mettere la gamba” una volta in più in Nazionale a rischio di compromettere una stagione con il proprio Club?
La soluzione per quanto azzardata potrebbe essere allora quella di affidare la Nazionale Maggiore all’attuale C.T. della Under21 Silvio Baldini. Un tecnico che incarna il prototipo del selezionatore, capace di individuare e fare crescere giovani talenti lavorando con loro non solo tecnicamente per dargli dei principi di gioco ma anche dal punto di vista della mentalità, facendoli sentire ad un tempo orgogliosi e responsabili nell’indossare la maglia azzurra. Ma questo vorrebbe dire che, finalmente, la programmazione a medio/lungo termine viene riconosciuta come fondamento di qualsiasi risultato sportivo e della vita. Mi sembra utopistico pensare che ciò avvenga oggi, alla luce di quanto abbiamo visto accadere in FGCI in queste ore. (pasquale romito\aise)