I dati Cnel sui servizi sociali: in media 56 utenti ogni 1.000 abitanti, prevale segmento famiglia e minori

ROMA\ aise\ - Mediamente gli utenti che beneficiano dei servizi sociali erogati in Italia a livello comunale, da cui è esclusa la funzione asili nido, sono pari a 56,7 ogni 1.000 abitanti (dati 2022), in aumento rispetto ai 54,4 dell’anno precedente. È quanto rivela il CNEL nella Relazione annuale sui servizi pubblici 2025, presentata lo scorso ottobre. La distribuzione fra le tipologie di utenza evidenzia dinamiche piuttosto differenziate: 17,7 utenti accedono ai servizi per problemi relativi a condizioni familiari e minori (+1%), 12,8 sono anziani (+3%), 12,7 si rivolgono ai servizi per povertà, disagio e senza dimora (+1%), 6,4 immigrati o nomadi (+18%), 6,2 sono persone con disabilità (+8%), 0,9 accedono ai servizi per le dipendenze e la salute mentale (-7%).
MARCATE DIFFERENZE TRA I DIVERSI TERRITORI REGIONALI
Sono marcate le differenze tra i diversi territori regionali. Il livello del servizio risulta molto elevato nel Nord-Est, dove si registra in modo diffuso un’elevata capacità relativa di risposta al bisogno. I valori più bassi si riscontrano al Sud, anche se la Puglia mostra una situazione migliore per i livelli dei servizi.
Relativamente alla funzione famiglia e minori, la regione con la maggiore incidenza di utenti è l'Emilia Romagna, che si attesta a 27,5 (+19%), scalzando dal primo posto la Puglia (22,6, -28%). Veneto, Umbria e Piemonte mostrano anch’esse valori consistenti, mentre i livelli più bassi restano in Molise (12,3, +8%), Campania (13,6, +24%) e Toscana (11,3, -4%). L’arretramento maggiore si verifica nelle Marche (-32%) e nei comuni fra 60.000 e 99.999 abitanti del Centro (-60%). Anche i grandi comuni del Sud arretrano del -51%.
Per i servizi rivolti agli anziani, il Veneto mantiene la posizione di vertice con 27 utenti ogni 1.000 abitanti (+1%), seguito dall’Emilia-Romagna con 21,6 (+8%); agli ultimi posti si collocano Campania (4,2, +13%) e Calabria (3,8, +18%). Le persone con disabilità risultano maggiormente serviti in Piemonte (8,3, in aumento del +13%), Lombardia (7,9, +1%) e Lazio (7,7, in aumento del +13%). Gli utenti con problemi di tossicodipendenza e salute mentale crescono sensibilmente, con valori più elevati in Liguria, Emilia Romagna e Veneto. Gli immigrati trovano maggiore copertura in Emilia-Romagna (16,0, in aumento del +20%), seguita dalla Toscana (12,7, in aumento del +10%), mentre i poveri e senza dimora sono maggiormente serviti in Liguria, Puglia e Veneto, con valori sostanzialmente stabili.
20 OGNI 1.000 ABITANTI GLI UTENTI CHE BENEFICIANO DI CONTRIBUTI ECONOMICI
Mediamente gli utenti che beneficiano dei contributi economici di carattere sociale sono pari a 20 ogni 1.000 abitanti, in diminuzione rispetto ai 21,1 del 2021: 8,1 utenti appartengono al gruppo famiglie e minori (-9%), 6,8 sono poveri o senza dimora (-12%), 2,3 sono anziani (+9%), 1,7 sono persone con disabilità (+2%), 0,9 immigrati e nomadi (+12%) e 0,2 tossicodipendenti o con problemi di salute mentale (+10%).
Puglia e Marche si distinguono per i valori più alti di contributi economici a favore di famiglie e minori, con rispettivamente 13,9 (in aumento del +25%) e 11,8 (in diminuzione del -12%) utenti per 1.000 abitanti, mentre i valori più bassi si registrano in Lazio (5,0, in diminuzione del -8%) e Molise (3,5, in diminuzione del -58%). Per le condizioni di povertà e disagio, la Puglia (10,4) e il Molise (10,4) mostrano i livelli più elevati, mentre Piemonte (4,8) e Abruzzo (4,3) si collocano in coda.
IL BISOGNO DI SERVIZI SI RIDUCE NEI COMUNI PIÙ PICCOLI
L’indice di deprivazione socioeconomica mostra, in generale, una diminuzione del bisogno di servizi man mano che il numero di abitanti si riduce. Questo comporta un vantaggio strutturale per i comuni di dimensioni minori, che dovrebbero teoricamente riuscire a soddisfare più facilmente tali bisogni. Infatti, nonostante eroghino livelli di servizio inferiori a causa delle limitate risorse disponibili, i piccoli comuni, soprattutto quelli del Nord-Est, riescono a raggiungere un'efficacia quasi comparabile, e in alcuni casi addirittura superiore, rispetto ai comuni più grandi. Tuttavia, questo fenomeno non si riscontra nei comuni del Sud, dove il bisogno è decisamente maggiore e l'offerta di servizi è notevolmente più ridotta.
SPESA MEDIA PRO CAPITE DI 126 EURO
La spesa media pro capite per i servizi sociali comunali è di 126 euro, con un aumento del +5% su base annua, quindi al disotto del tasso di inflazione. Il divario territoriale risulta confermato, sia tra i diversi contesti regionali – con le consuete differenze Nord-Sud, salvo alcune eccezioni – sia tra comuni di dimensioni differenti, con una marcata distinzione tra i grandi comuni, caratterizzati da livelli di spesa più elevati, e i piccoli comuni. La Calabria insieme alla Campania restano le aree con la spesa più contenuta (91 euro), segue l'Umbria con 98 euro e il Piemonte con 104 euro, mentre i valori più elevati si registrano in Liguria (157 euro), Lombardia (148 euro) e Lazio (143 euro). (aise)