Immigrazione in Italia tra opinioni (distorte) e realtà: l’indagine dell’Eurispes

ROMA\ aise\ - Nel 1983 e poi nel 1987 e nel 1989 l’Eurispes ha realizzato le prime indagini in Italia sull’immigrazione nel nostro Paese. Rispetto a quegli anni, il tema oggi è senza dubbio tra i più dibattuti, tuttavia, la reale conoscenza del fenomeno appare molto spesso distorta soprattutto in relazione alle dimensioni della presenza, alla distribuzione, alla provenienza, al credo religioso, alla delittuosità, al rapporto tra contributi versati e percepiti.
Così, il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, ha annunciato la nuova indagine sull’immigrazione dell’Eurispes pubblicata oggi, 6 marzo. Un’indagine che si propone di approfondire le opinioni degli italiani attraverso quattro aree di analisi: i giudizi sull’immigrazione e le rappresentazioni sociali; i rapporti personali e gli atteggiamenti verso gli immigrati; le criticità e le valutazioni legate al fenomeno; i diritti di cittadinanza e i processi di inclusione. Questi quattro livelli permettono di osservare l’immigrazione non soltanto come dato quantitativo, ma come specchio delle tensioni, delle aspettative e delle contraddizioni che attraversano la società italiana.
L’idea collettiva dell’immigrato e dell’immigrazione è, dunque, frequentemente condizionata dal coinvolgimento di una parte degli immigrati nelle attività illecite, fenomeno dall’indagine che è strettamente connesso con la mancata integrazione nel tessuto sociale, economico ed occupazionale del Paese, e infatti relativo prevalentemente alla popolazione irregolare. Rimane, comunque, necessaria una obiettiva presa di coscienza, da parte di tutte le Istituzioni, del problema dell’elevata incidenza di reati nelle fasce d’età giovanili di prima e seconda generazione.
La vita quotidiana delle città italiane offre, d’altra parte, testimonianza anche dei segnali di integrazione degli stranieri e molte di queste esperienze arrivano proprio dalle seconde generazioni, in un percorso di naturale integrazione tra vecchi e nuovi abitanti del Paese.
“Uno scenario dunque variegato e complesso”, ha aggiunto Fara. “Il sistema formativo, terreno privilegiato di socializzazione e agenzia fondamentale ai fini della qualità del futuro inserimento lavorativo, rappresenta, e continuerà ad essere, anche in prospettiva futura, uno degli àmbiti privilegiati sul quale si giocherà la sfida dell’inclusione. Per questo l’integrazione scolastica dovrebbe essere favorita in modo sempre più responsabile e strutturato”.
Ultimo, ma non marginale aspetto rimarcato dal Presidente dell’Eurispes presentando l’indagine, è il rischio che avrebbe potuto comportare la scelta di affrontare il nuovo fenomeno in una prospettiva esclusivamente “di ordine pubblico”, oppure assistenziale, o ancora di sanatoria. “Le politiche per l’inclusione, per risultare efficaci, devono invece essere organiche, affrontando temi e problemi che appartengono agli immigrati all’interno di programmi generali validi per tutti i cittadini e ciò in relazione a mercato del lavoro, questione abitativa, sistema scolastico. Questa è anche la strada più efficace per porre basi più solide per la convivenza civile, l’armonia sociale, il rispetto delle regole e la crescita del Paese”.
I dati
I giudizi degli italiani sull’immigrazione tra percezioni diffuse e distanza dai dati reali
L’analisi dei giudizi espressi dagli italiani sull’immigrazione conferma la presenza di uno scarto significativo tra la realtà demografica e le rappresentazioni sociali del fenomeno. L’immigrazione continua a essere percepita come un tema critico, spesso amplificato nella sua dimensione numerica e simbolica, assumendo un ruolo centrale nella costruzione delle paure e delle insicurezze collettive. Oggi gli stranieri in Italia rappresentano il 9% circa della popolazione residente, i cittadini di religione islamica il 5% e quelli di origine africana il 2%. L’indagine realizzata dall’Eurispes fa emergere che solo una parte degli italiani fornisce una valutazione corretta, mentre la maggioranza tende a indicare valori ben più elevati.
Immigrazione un fenomeno sovrastimato, presenza reale al 9% ma la maggioranza degli italiani pensa siano molti di più
A fronte di una presenza reale di cittadini stranieri pari a circa il 9% della popolazione residente, solo quattro intervistati su dieci (40,2%) forniscono una stima corretta. La maggioranza (complessivamente il 51,4%) tende invece a sovrastimare la consistenza del fenomeno: oltre un terzo del campione (34,8%) ritiene che gli stranieri rappresentino il oltre un quinto della popolazione, mentre il 16,4% arriva ad affermare che un ogni tre residenti ci sia uno straniero.
Sovrastimata soprattutto la presenza di africani
La distorsione percettiva aumenta ulteriormente quando l’attenzione si concentra su specifici gruppi. I cittadini di religione islamica, che rappresentano circa il 5% della popolazione residente, vengono riconosciuti correttamente solo dal 39,7% degli italiani interpellati. La maggioranza colloca invece la loro presenza su livelli superiori: il 25,9% indica il 10%, il 24,5% il 16% e quasi un decimo del campione (9,9%) arriva a stimare i residenti islamici con una quota superiore al 25%.
Ancora più marcata la percezione della presenza dei cittadini di origine africana. A fronte di una quota reale pari al 2%, solo il 23,8% dei cittadini individua correttamente il dato. La maggioranza colloca invece la presenza africana su valori molto più alti: il 30,3% la stima al 9%, il 26,2% al 5%. Quasi 2 intervistati su 10 infine pensano che gli africani rappresentino il 19% della popolazione.
Quasi il 50% degli italiani pensa che gli immigrati provengano prevalentemente dall’Africa
Per quanto riguarda le aree di provenienza, l’immigrazione viene rappresentata prevalentemente come un fenomeno di origine africana. L’Africa del Nord è indicata come principale area di provenienza dal 28,4% degli intervistati, seguita dall’Africa sub-sahariana (18,7%). L’Europa dell’Est, che costituisce in realtà una delle principali aree di origine dei flussi migratori verso l’Italia, è indicata solo dal 18% del campione, risultando sistematicamente sottostimata.
L’immigrazione non è tra le principali paure sociali ma oltre la metà degli italiani (57,8%) percepisce il fenomeno come un rischio
L’analisi delle paure sociali colloca l’immigrazione in un quadro più ampio di criticità percepite. I principali fattori di rischio per la vita quotidiana personale e familiare sono individuati nell’incompetenza politica (89,8%) e nella corruzione (88,4%), seguiti dalle organizzazioni mafiose (82,2%) e dalle emergenze ambientali, come l’inquinamento dell’aria (76,1%) e la crisi dell’acqua (72%).
La presenza degli immigrati, pur non figurando tra i primi fattori di rischio, viene comunque percepita come pericolosa da oltre la metà del campione (57,8%), insieme alla presenza degli islamici (55%) e al ruolo dei cinesi nell’economia italiana (55%).
Italiani favorevoli ad ingressi “selettivi”
Il 60,9% degli italiani è favorevole ad agevolare, tramite accordi con gli Stati di provenienza, l’ingresso di immigrati selezionati in base al titolo di studio e alle competenze professionali richieste dal nostro Paese.
Il 53,6% degli italiani concorda inoltre con l’idea di favorire l’ingresso di immigrati con un background culturale affine a quello italiano per religione, cultura di riferimento ecc.
L’indagine completa è scaricabile a questo link. (aise)