Termzy AI: la startup dell’italiano che usa l’AI per analizzare la trasparenza dei siti web

ROMA\ aise\ - Leggere e comprendere termini di servizio e informative sulla privacy prima di accettarli online diventa più semplice grazie all’intelligenza artificiale. È l’obiettivo di Termzy AI, una nuova estensione per browser fondata da Giulio Pavesi, studente originario del Piemonte e attualmente iscritto all’Università di Amsterdam. L’estensione utilizza l’AI per analizzare automaticamente termini di servizio, condizioni d’uso e privacy policy dei siti web durante la navigazione, evidenziando i punti critici e riassumendo i contenuti in un linguaggio semplice e accessibile.
“Accettiamo quotidianamente termini e condizioni senza leggerli, ma questa superficialità può avere conseguenze reali”, ha spiegato Giulio Pavesi. “Registrandosi a molti siti, gli utenti danno inconsapevolmente il consenso alla vendita dei propri dati personali a terze parti, esponendosi a rischi come spam, data redlining o condizioni contrattuali molto svantaggiose: dalla cessione dei diritti d’autore a limiti di rimborso simbolici, come 100 euro per qualsiasi danno subito”.
Secondo Pavesi, il paradosso è evidente: “Quando riceviamo via email un contratto, lo leggiamo con attenzione, chiediamo modifiche, magari lo facciamo vedere a un avvocato. Poi però firmiamo ogni giorno online contratti lunghissimi con società internazionali che hanno un impatto enorme sulle nostre vite. È incredibile come (quasi) l’intera umanità sia accomunata dall’aver accettato gli stessi contratti, spesso di decine di pagine, senza leggerne una riga”.
Prima dell’avvento delle grandi piattaforme digitali, sottolinea Pavesi, solo i cittadini di uno Stato erano legati dalle stesse leggi e costituzioni. “Oggi miliardi di persone accettano le stesse community guidelines della stessa piattaforma social globale. Anche questo ‘stato’ virtuale ha un nome: il Metaverso”, ha osservato Pavesi.
Ed è proprio in questi contratti che si nasconde un mondo poco conosciuto, ma con effetti molto concreti. “Le clausole che accettiamo possono favorire fenomeni come il data redlining: decisioni algoritmiche potenzialmente discriminatorie basate sui nostri dati personali, spesso acquistati da data broker. Un esempio? Inseriamo i nostri dati in un’app di budgeting che li rivende — con il nostro consenso inconsapevole — a istituti finanziari, che poi ci propongono online mutui a tassi più alti. Senza contare lo spam, i costi nascosti o le policy di pagamento poco trasparenti. Dietro ai contratti online c’è un mondo”, spiega Pavesi.
L’estensione per browser riconosce quando l’utente sta per accettare una policy online e propone un pulsante di scansione: l’AI analizza automaticamente termini e condizioni e informazioni sulla privacy, evidenziando i punti critici, dando una valutazione numerica e riassumendoli in un linguaggio semplice e accessibile. “Non sostituisce un avvocato – precisa Pavesi – ma è uno strumento utile per iniziare a capire cosa stiamo accettando e individuare le clausole che meritano maggiore attenzione”.
Il progetto è stato sviluppato all’interno del corso Public AI dell’Università di Amsterdam, dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale per finalità di interesse pubblico. “Se più persone iniziano a comprendere davvero ciò che accettano online, le aziende digitali saranno spinte a offrire condizioni più trasparenti e bilanciate”, ha concluso Pavesi. (aise)