“NO BORDERS. FLUSSO DI COSCIENZA”: UN DOCU-FILM SULLA TRATTA BALCANICA PER RIFLETTERE

“NO BORDERS. FLUSSO DI COSCIENZA”: UN DOCU-FILM SULLA TRATTA BALCANICA PER RIFLETTERE

ROMA\ aise\ - I boschi tra Italia e Slovenia sono il teatro di “No Borders. Flusso di coscienza”, un interessante docu-film realizzato dal regista Mauro Caputo che ha vissuto il Carso a ridosso del confine tra Italia e Slovenia, in cui il fenomeno migratorio è di gran lunga più presente rispetto a quanto viene riportato dalle cronache.
Il documentario, dedicato al regista e scrittore Giorgio Pressburger, ungherese di nascita e triestino d’adozione, è prodotto da VOX Produzioni e A-Lab e pone l’attenzione sulle storie dei migranti che cercando di cambiare vita in Paesi europei quali Francia, Germania e Spagna, vera meta dei loro viaggi. Non ci sono testimonianze o interviste, ma la narrazione è affidata alla voce fuori campo dell'attore Adriano Giraldi che segue le tracce nei boschi lasciate da questo esercito di invisibili formato da maschi adulti, ma anche da tante donne, bambini e perfino neonati, tutti pronti a distruggere ogni cosa del proprio passato pur di iniziare una nuova vita in Europa.
“Il tema immigrazione viene spesso declinato esclusivamente o quasi concentrandosi sull’approdo dal mar Mediterraneo, con particolare attenzione agli sbarchi sulle coste siciliane, ma la rotta balcanica, passata maggiormente sotto traccia, è un percorso cruciale per l’approdo in Europa di molte persone, su cui dobbiamo accendere maggiormente i riflettori”, dichiara Gualmini, che ha inviato il film ai 145 colleghi eurodeputati del gruppo dei Sociali e Democratici, provenienti dai 26 Paesi europei. “Allargare lo sguardo e riflettere da tutti gli angoli dell’Europa su cosa voglia dire lasciare la propria casa, le proprie origini, i propri familiari è un’esperienza che questo meraviglioso docu-film ci offre e che aiuta tutti a capire quanto ancora dobbiamo lavorare sulle politiche di accoglienza”.
Per il regista Mauro Caputo “No borders è un film unico nel suo genere perché racconta la rotta balcanica concentrandosi esclusivamente sulla parte italiana, un passaggio che mancava nella descrizione del fenomeno che tocca il territorio del Friuli Venezia Giulia e che non arriva mai alla ribalta del grande pubblico”. Un flusso molto più vasto di quello descritto dai media ed in costante aumento con il passaggio di persone provenienti da Paesi come Afghanistan, Algeria, Azad Kashmir, Bangladesh, India, Iraq, Iran, Libia, Malesia, Marocco, Nepal, Pakistan, Siria, Somalia, Tunisia, che deve far riflettere sulla reale entità ed evoluzione, anche in termini di emergenza umanitaria.
Mentre l'attenzione dell'opinione pubblica e dei media nazionali è focalizzata unicamente sugli sbarchi dei migranti a Lampedusa e nel sud Italia, all'estremo opposto del Paese, migliaia di “invisibili” della Rotta balcanica attraversano il confine dai boschi di Trieste, per poi raggiungere nel “silenzio” altre destinazioni europee. Un flusso in costante aumento testimoniato in questo film da immagini, documenti ed informazioni inedite. Un viaggio tra disperate storie senza nome e delicati retroscena internazionali. Perché non dobbiamo dimenticare che nel mondo 1 persona su 97 è in fuga. (aise)


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