"END – PAROLE DAI MARGINI": ALL’UNIVERSITÀ DI HARVARD LA PRIMA TAPPA DEL PROGETTO DI ANTONIO ROVALDI PROMOSSO DA GAMEC E ITALIAN COUNCIL

"END – PAROLE DAI MARGINI": ALL’UNIVERSITÀ DI HARVARD LA PRIMA TAPPA DEL PROGETTO DI ANTONIO ROVALDI PROMOSSO DA GAMEC E ITALIAN COUNCIL

BOSTON\ aise\ - Oggi, martedì 12 novembre, si apre ufficialmente presso il Dipartimento di Architettura del Paesaggio della Harvard Graduate School of Design a Boston, negli Stati Uniti, la mostra di Antonio Rovaldi e Francesca Benedetto, esito del progetto di Antonio Rovaldi vincitore della quinta edizione dell’Italian Council, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.
Promosso dalla GAMeC in partnership con l’Harvard Graduate School of Design, il Kunstmuseum di San Gallo e Magazzino Italian Art di Cold Spring (NY), "End. Words from the Margins, New York City" sarà presentato al pubblico dai curatori del progetto: Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC, insieme a Steven Handel, visiting professor di Ecologia, e Francesca Benedetto, design critic, membri della facoltà di Harvard GSD nel Dipartimento di Architettura del Paesaggio. La presentazione sarà moderata da Anita Berrizbeitia, direttore del Dipartimento di Architettura del Paesaggio e palla Harvard GSD, e Charles Waldheim, John E. Irving professor di Architettura del Paesaggio e direttore di Office for Urbanization alla Harvard GSD.
"End. Words from the Margins, New York City" costituisce un elogio al guardare e attesta la possibilità di descrivere la città e il suo sviluppo attraverso la percorrenza fisica dei luoghi, con l’idea che una rinascita consapevole della società possa generare dagli spazi più marginali, che segnano un confine non soltanto geografico, ma anche politico e antropologico.
L’idea cardine è di raccontare la metropoli più iconica al mondo, New York, da un punto di vista inedito: i suoi margini. Rovaldi ha camminato lungo i cinque boroughs (distretti) che la compongono – Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island – per esplorarne i bordi estremi e il suo waterfront, trattando temi molteplici: il verde delle aree ai margini della città in relazione all’espansione urbanistica, i detriti urbani mostrati in una nuova contestualizzazione, la relazione tra fotografia e produzione letteraria e, ancora, la fotografia come costruzione di un romanzo visivo che si compone intorno alla città.
Da questo viaggio sono nate una serie fotografica e un’installazione sonora, in mostra in questi giorni all’Università di Harvard e aperta al pubblico fino al prossimo 20 dicembre, che restituiscono l’immagine complessa di una New York periferica e meno conosciuta, e i cui soggetti raccontano ciò che resta del verde in prossimità dell’oceano, delle aree di laguna, delle zone incolte di difficile accesso, degli svincoli autostradali che segnano i confini della città e l’inizio del waterfront.
Una serie di mappe, disegnate per l’occasione dall’architetto paesaggista Francesca Benedetto, contribuisce inoltre a fornire un ulteriore livello di lettura delle opere, mostrando le continue trasformazioni urbanistiche, geografiche e meteorologiche della città. Le mappe di Benedetto, in relazione agli elenchi di viaggio di Rovaldi, sono esposte sotto forma di vetrofanie lungo tutta la facciata del GSD, accendendosi e spegnendosi con la luce del sole ridisegnando continuamente i confini della città.
Completa il progetto la pubblicazione The Sound of Woodpecker Bill: New York City, edita da Humboldt Books, che include, oltre al testo di Antonio Rovaldi, le mappe realizzate da Francesca Benedettoe contributi diFrancesca Berardi, Cecilia Canziani, Anna de Manincor, Claudia Durastanti, Lorenzo Giusti, Steven Handel e Mario Maffi.
Attraverso i loro interventi, gli autori condividono una New York ordinaria, nascosta e distante, contribuendo a fornire uno sguardo essenziale e contemporaneo attraverso cui scorgere il futuro della città, dei suoi quartieri e dei suoi abitanti. Dopo Boston, il volume sarà presentato al Kunstmuseum di San Gallo (Svizzera) e presso Magazzino Italian Art di Cold Spring (NY).
Il 13 febbraio 2020 la mostra di Harvard si sposterà a Bergamo, negli spazi espositivi dell’Accademia Carrara, dove il progetto della GAMeC sarà ospitato fino al 18 maggio. In questa occasione una serie di nuove azioni – tra laboratori, escursioni, esplorazioni, incontri e conferenze – prenderà forma, trasformando l’esperienza di Antonio Rovaldi a New York in un modello per indagare, analizzare e discutere i confini della città di Bergamo, promuovendo una consapevolezza del margine come "spazio di scrittura del domani".
Il programma, concepito come parte integrante della mostra stessa, sarà sviluppato in collaborazione con l’Accademia di belle arti G. Carrara e coinvolgerà artisti, architetti, urbanisti, filosofi e scrittori.
Antonio Rovaldi (Parma, 1975), vive e lavora tra Milano e New York. Ha studiato arte e fotografia con Hideyoshi Nagasawa e Mario Cresci. La sua ricerca ruota attorno a temi connessi alla percezione dei luoghi e al paesaggio. La sua pratica artistica si basa sul percorrere lunghe distanze, a piedi o in bicicletta. Lavora con la fotografia, il video, la scultura e il disegno. Nel 2006 ha vinto il Premio New York della Columbia University, nel 2009 ha partecipato al programma Artist in Residence (AIR) presso l’ISCP di Brooklyn. Mi è Scesa una nuvola (Museo MAN, Nuoro 2015), Orizzonte in Italia, Sveglio mare liscio due barche gialle più fumo (Casa Lai, Gavoi 2014), Orizzonte in Italia (Monitor, Roma 2013), The Opening Day (Hirshhorn Museum, Washington DC 2012) sono alcune delle mostre personali. Tra le collettive: Give Me Yesterday (Fondazione Prada, Milano 2016), Fotografia Europea, La via Emilia. Strade, viaggi e confini / Nuove esplorazioni (Reggio Emilia, 2016). Nel 2015 pubblica, con Humboldt Books e MAN, Orizzonte in Italia, progetto editoriale candidato alla XXV Edizione del Premio Compasso d’Oro. Nel 2015, sempre con Humboldt Books, insieme a Francesca Berardi pubblica Detour in Detroit, libro che racconta la storia della città attraverso le biografie dei suoi abitanti. Con Les Cerises ha pubblicato New York City Babe, libro per bambini, ispirato a NYC e ai suoi marciapiedi. Nel numero di maggio della rivista Domus (N.1024), è stato pubblicato un estratto del progetto End. Words from the Margins, New York City. Collabora con l’artista Ettore Favini per la realizzazione di progetti site specific (vincitori Premio Portali dello Scompiglio, 2012 e Premio Suzzara, 2014) e con l’artista Michael Höpfner per progetti dedicati alla pratica del camminare (Shorakapok, Prato 2009). Nel 2017 ha fondato lo studio CLER, a Milano. (aise)


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