“Futurism: prophecy and revolution”: la mostra al Centro Culturale A. Bafile di Caorle

VENEZIA\ aise\ - Una mostra di oltre 60 opere, promossa dal Comune di Caorle e curata da Matteo Vanzan di MV Arte, che vuole raccontare il Futurismo come la vera grande rivoluzione che fu, in grado di rinnovare non solamente le arti visive, ma, per certi versi, anche la vita stessa.
“Futurism: prophecy and revolution” è il titolo dell’esposizione in programma sino al 6 settembre al Centro Culturale A. Bafile di Caorle.
La mostra presenta oltre 60 opere – tra pittura, scultura, fotografia e rari volumi storici – di maestri come Boccioni, Balla e Carrà, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private in un percorso che celebra il Futurismo come una rivoluzione culturale totale capace di ridefinire arte e vita quotidiana.
Le opere si alternano tra pittura, scultura, fotografia, manifesti e arte applicata con una particolare attenzione per le pubblicazioni futuriste come nel caso di “Mafarka il futurista” del 1911 e “Zang Tumb Tumb” di Filippo Tommaso Marinetti del 1914 oppure “Guerrapittura” di Carlo Carrà del 1915 e “L'Arte dei rumori” di Luigi Russolo del 1916.
Nel mezzo opere iconiche o riscoperte come la “Battaglia di Sassabaneh” di Italo Fasolo (Fasullo) esposta nella Biennale di Venezia del 1938, “Scendendo in città dal cielo” di Alfredo Gauro Ambrosi, tra le massime espressioni di aeropittura datato 1933, che si affiancheranno a quelle di Cesare Andreoni, Luigi Bonazza, Bot, Anselmo Bucci, Tullio Crali, Giulio D’Anna, Renato Di Bosso, Michele Falanga, L. R. Johannis, Marisa Mori, Francesco Balilla Pratella, Fides Testi Stagni, Osvaldo Toschi, Tato e molti altri.
“Futurism: Prophecy and Revolution”, sottolinea il curatore Vanzan, “intende offrire uno spaccato del Futurismo presentandolo come un movimento coerente e compatto che, dal Manifesto di Marinetti, attraversa la prima metà del Novecento fino al secondo dopoguerra. Il titolo trae ispirazione da una lettera di Umberto Boccioni, esposta in mostra, dal tono sorprendentemente profetico e scritta un anno esatto prima della sua morte. Profezia e rivoluzione sono, del resto, due anime fondative del Futurismo, capaci di intrecciarsi con le visioni e i radicali mutamenti che il movimento introdusse non solo nelle arti, ma anche nella moda, nella musica, nella poesia, nell’editoria e perfino nella cucina”.
Più che un’avanguardia artistica, il Futurismo fu infatti una vera rivoluzione culturale: un movimento capace di travolgere persino il modo stesso di vivere la modernità, trasformandosi in una chiamata collettiva all’azione, al cambiamento e alla velocità. «Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità», proclamava Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto del Futurismo, dando voce a una generazione decisa a rompere definitivamente con il passato. Non soltanto una nuova estetica, ma una nuova idea di società, fondata sul dinamismo, sull’energia e sulla volontà di rinnovamento. Con le sue intuizioni radicali, il Futurismo anticipò molti dei linguaggi che avrebbero caratterizzato il secondo Novecento, dalla Pop Art alla poesia sonora, dalla comunicazione pubblicitaria al design contemporaneo. Ancora oggi il movimento appare sorprendentemente attuale nella capacità di interpretare temi come la velocità delle immagini, la contaminazione tra discipline e il rapporto tra arte e vita quotidiana. “Futurism: Prophecy and Revolution” propone così un ampio sguardo sul Futurismo come fenomeno unitario e trasversale, raccontandone non solo la portata estetica, ma soprattutto la forza visionaria e rivoluzionaria che ne fece uno dei movimenti più influenti e controversi del XX secolo. (aise)