“In the American West”: gli scatti di Richard Avedon al Palazzo Esposizioni Roma

Sandra Bennett, twelve year old, Rocky Ford, Colorado, August 23, 1980 | In the American West (1985), Photographs by Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation

ROMA\ aise\ - Palazzo Esposizioni Roma ha aperto il 9 ottobre la mostra “Richard Avedon. In the American West, 1979–1984”, che sino al 31 gennaio 2027 presenta la storica serie di ritratti che Richard Avedon (1923 – 2004) realizzò nell’arco di cinque anni attraversando il West degli Stati Uniti.
La mostra, a cura di Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, porta in Italia per la prima volta l’intera serie delle 110 fotografie raccolte nel libro In the American West, pubblicato nel 1985 da Harry N. Abrams, insieme a una selezione di materiali d’archivio.
Il percorso espositivo, nelle sale 9, 10, 11 e 12 di Palazzo Esposizioni Roma, ripercorre uno dei progetti più radicali del lavoro di Richard Avedon e permette di osservare le immagini nella forma più vicina alla visione originaria del fotografo. Le fotografie esposte sono infatti le stampe utilizzate da Avedon per la pubblicazione del libro edito da Harry N. Abrams nel 1985.
Quando Avedon iniziò a lavorare a In the American West, alla fine degli anni Settanta, era già noto per le fotografie di moda realizzate per riviste come Harper’s Bazaar e Vogue, autore di celebri ritratti di artisti e personalità pubbliche e protagonista di importanti mostre nei principali musei americani, tra queste una retrospettiva allo Smithsonian Institution di Washington nel 1962 e una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1978.
La genesi del progetto risale al 1978, quando Avedon, durante un periodo di convalescenza in Montana, fotografò Wilbur Powell, caposquadra di un ranch. Il ritratto, pubblicato su Newsweek, attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West. Il lavoro sul campo iniziò nel marzo 1979 e si concluse nell’ottobre 1984: per cinque anni, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi.
Nel corso dei suoi viaggi Avedon fotografò più di mille persone, donne e uomini: minatori, contadini, operai, camionisti, lavoratori, disoccupati, incontrati nei luoghi più diversi del West americano. Tutte persone lontane dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica, che il fotografo volle portare al centro dell’immagine e che descrisse come la forza nascosta del Paese.
La serie prende forma in un momento di profonde trasformazioni negli Stati Uniti. Dopo la crisi petrolifera della fine degli anni Settanta, il Paese attraversava una fase di recessione e deindustrializzazione che colpiva in particolare il mondo del lavoro. In questo contesto Avedon rivolse lo sguardo verso una realtà distante dall’immagine di prosperità e successo che la cultura popolare americana proponeva in quegli stessi anni.
A rendere immediatamente riconoscibile In the American West è la radicale semplicità della sua forma. Avedon ritrae i suoi soggetti frontalmente davanti a un grande fondale bianco, appeso all’aperto e all’ombra, utilizzando la sola luce naturale e una macchina fotografica di grande formato 20x25 cm montata su treppiede. Eliminando completamente il contesto, il fotografo concentrava l’attenzione sulla persona: sul volto, sul corpo, sugli abiti, sui gesti e sulle espressioni.
Quella semplicità, tuttavia, è il risultato di una costruzione estremamente complessa. Ogni ritratto nasce da un lungo processo di osservazione e relazione tra fotografo e soggetto. Avedon dirige la posa, interviene sui movimenti, osserva le reazioni della persona davanti all’obiettivo e costruisce progressivamente le condizioni necessarie alla realizzazione dell’immagine. La fotografia diventa così un incontro nel quale realtà e finzione si intrecciano. “Un ritratto non è una riproduzione fedele”, ha scritto Avedon. “Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità”.
La mostra permette di approfondire il processo creativo anche attraverso i materiali, tutti provenienti dall’archivio della Richard Avedon Foundation: appunti autografi, una selezione di Polaroid di lavoro e altridocumenti provenienti dai fascicoli che Avedon raccoglieva sui singoli soggetti, tra cui la corrispondenza che intratteneva con le persone fotografate. Questi materiali restituiscono anche la dimensione umana di un progetto che impegnò a lungo lo studio del fotografo, dai primi scatti alla selezione, alla stampa e alla pubblicazione della serie, sino all’apertura delle prime tappe espositive.
Tra le fotografie più note della mostra figura il ritratto di Ronald Fischer, l’apicoltore con il volto e il corpo ricoperti da uno sciame di api. La fotografia, realizzata attraverso una precisa costruzione della scena, porta all’estremo la riflessione di Avedon sul rapporto tra realtà e artificio e rappresenta uno degli esempi più evidenti del modo in cui il fotografo cercava, attraverso la finzione, una forma più profonda di autenticità.
Sandra Bennett, dodicenne, Rocky Ford, Colorado, 23 agosto 1980; David Beason, spedizioniere, Denver, Colorado, 25 luglio 1981; Jesse Kleinsasser, allevatore di maiali, in una Colonia Hutterita, Harlowton, Montana, 23 giugno 1983; Ruby Mercer, addetta stampa, durante il Frontier Days, Cheyenne,Wyoming 31 luglio 1982; Petra Alvarado, operaia, il giorno del suo compleanno, El Paso, Texas, 22 aprile 1982; Roger Tims, Jim Duncan, Leonard Markley e Don Belak, minatori di carbone, Reliance, Wyoming, 29 agosto 1979; Ronald Fischer, apicoltore, Davis, California,9 maggio 1981; Boyd Fortin, tredicenne, scuoiatore di serpenti a sonagli, Sweetwater, Texas, 10 marzo 1979: questi sono solo alcuni dei ritratti che compongono la serie, accompagnati dalla descrizione del mestiere dei soggetti, oppure di una attività o di una condizione che li caratterizza, e dal luogo e dalla data dello scatto.
Presentata per la prima volta nel 1985 all’Amon Carter Museum di Fort Worth e pubblicata nello stesso anno da Harry N. Abrams, In the American West suscitò inizialmente un acceso dibattito. Il modo in cui Avedon aveva rappresentato il West e i suoi abitanti fu oggetto di forti reazioni da parte della critica e della stampa americana. Nel corso del tempo, la serie si è affermata come una delle opere fondamentali della fotografia del secondo Novecento, entrando stabilmente nella storia del ritratto contemporaneo. Un progetto in cui l’essenzialità radicale della forma si confronta con la complessità del rapporto tra fotografo e soggetto e nel quale il ritratto individuale diventa anche il ritratto di un’America attraversata da profonde trasformazioni.
La mostra, presentata alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi (2025) e alla Fundación Mapfre di Madrid (2026), si inserisce ora nel programma di Azienda Speciale Palaexpo dedicato alla valorizzazione della fotografia e alla presentazione al pubblico italiano di grandi protagonisti della cultura visiva internazionale: Don McCullin. A Roma (2023-2024), Boris Mikhailov. Ukrainian Diary (2023-2024), Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista (2025), Roger Ballen. Animalism (2025), Albert Watson. Roma Codex /2025), Lorenzo Meloni. Revelation (2026).
La mostra è accompagnata dalla riedizione del libro Richard Avedon, In the American West, Harry N. Abrams, I edizione 1985, corredata per l’occasione dalle traduzioni italiane dei contributi di Richard Avedon e di Laura Wilson che ha seguito il fotografo e narra alcune delle storie dei soggetti ritratti, e dal testo del curatore Clément Chéroux. (aise)