Mario Ceroli inaugura a Treviso il programma espositivo primaverile di 21Art

Mario Ceroli, ritratto fotografico di Giorgio Benni
TREVISO\ aise\ - La galleria 21Art annuncia il calendario delle mostre che inaugureranno la stagione primaverile nelle proprie sedi internazionali, confermando l’impegno nella promozione di artisti di rilievo del panorama contemporaneo: Mario Ceroli, Ahmet Güneştekin e Jan Fabre.
La programmazione si apre a Treviso, dove dal 16 aprile al 31 luglio sarà presentata la mostra “Mario Ceroli: l’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente”, a cura di Cesare Biasini Selvaggi. Interprete visionario e innovatore instancabile, Ceroli non si limita a ribadire il suo alfabeto iconico, ma compie un ulteriore passo verso l’ignoto, sfidando lo sguardo del mondo con un atto di resistenza visiva.
Il percorso espositivo si snoda attraverso un’installazione totale, dove la materia smette di essere solo forma per farsi testimonianza storica e metafisica. Ad una distesa di pietre dorate, metafora dell’ambizione umana, resa concreta e calpestabile, fanno da contrappunto inserti lignei blu lapislazzulo, evocazione del cielo e della spiritualità. Sullo sfondo, emergono reti metalliche arrugginite che richiamano scenari di guerra e distruzione contemporanea. L’opera mette così in tensione aspirazione e realtà, sogno e fallimento. Ceroli non cerca nuove forme, ma le “scava” nel tempo, trasformando le macerie in visione.
“In questo ulteriore capitolo presentato a Treviso, la ricerca di Mario Ceroli scrive un nuovo, originalissimo, atto di quel suo teatro visivo debuttato settant’anni fa alla galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis”, dichiara Cesare Biasini Selvaggi. “Il pavimento di pietre dorate non è lussuria visiva, ma il recupero di un’ambizione mediterranea, una “Via dell’Oro”, punto di incontro tra la fisicità della terra e l’astrazione del possibile. È il tentativo di riportare il cielo dentro la materia, di dare alla “speranza” il peso specifico di un minerale prezioso. L’ultima Utopia di Ceroli è restare umani in un mondo che ha deciso di non esserlo più, con il coraggio di continuare a pretendere e afferrare l’azzurro”.
Mario Ceroli nasce a Castel Frentano (Chieti) nel 1938 e si forma all’Istituto d’Arte di Roma. Dopo le prime esperienze nella ceramica, nel 1956 adotta il legno come materiale d’elezione. A partire dal 1964 espone alla Galleria La Tartaruga di Roma, consolidando la propria presenza nel panorama nazionale. Nel 1966 vince il Premio Gollin alla Biennale di Venezia. Dopo un soggiorno a New York, rientra in Italia e partecipa con il gruppo dell’Arte Povera a importanti esposizioni tra Roma e Genova. Dal 1968 estende la propria attività alla scenografia teatrale, cinematografica e televisiva. Partecipa alle rassegne romane Teatro delle mostre (Galleria La Tartaruga, 1968) e Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 (Palazzo delle Esposizioni, 1970). Tra i progetti antologici a lui dedicati, si annoverano quelli al Salone delle Scuderie della Pilotta (Parma, 1969) e Forte Belvedere (Firenze, 1983). È invitato a sei Biennali di Venezia e a quattro Quadriennali d’arte di Roma. Nel 2007, in occasione della riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, gli viene dedicata una grande retrospettiva. Nel corso della carriera realizza importanti allestimenti sacri e monumentali in diverse città italiane. Nel 2024 Palazzo Citterio a Milano apre al pubblico la Grande Brera con la mostra Mario Ceroli. La forza di sognare ancora. Nel 2025 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Mario Ceroli la grande retrospettiva Ceroli Totale.
Segue l’appuntamento di Roma, dove dal 30 aprile al 15 settembre 2026, sarà presentata la personale di Ahmet Güneştekin, a cura di Sergio Risaliti. Un progetto inedito dedicato ai Testimoni del tempo che abitano la memoria condivisa dell’umanità.
La storia, infatti, non vive solo nei testi, ma anche negli strati profondi delle pietre, dei miti e della memoria umana. Figure mitologiche, simboli sacri ed echi di antiche civiltà riaffiorano come archetipi della memoria collettiva: non semplici riferimenti storici, ma presenze vive. A Roma, città stratificata per eccellenza, la mostra dialoga con lo spirito del luogo, richiamando attraverso strutture geometriche ed elementi circolari un tempo ciclico, in cui il passato non scompare mai del tutto, ma continua ad esistere sotto altra forma. Testimoni del tempo richiama alla memoria i silenziosi testimoni della storia umana, ricordandoci che le civiltà possono crollare, eppure la memoria condivisa dell’umanità continua a vivere all’interno di immagini e simboli.
In mostra, opere a tecnica mista, tra cui sette ceramiche della serie Twilight Memories, e il grande Atlante del mondo (2026), un alto rilievo circolare a spirale che richiama l’obiettivo fotografico e coinvolge lo spettatore con una superficie specchiante. Completano il percorso opere ad olio su tela, riproduzioni in bronzo di monete antiche, alcuni lavori realizzati con tessuto ricamato e tre rilievi a parete che evocano la tradizione orientale.
Nato nel 1966 a Batman, in Turchia, Ahmet Güneştekin è un artista multidisciplinare la cui ricerca intreccia cultura orale, mitologia e memoria collettiva. La sua produzione – tra pittura, scultura, installazione e video – affronta temi come assenza, memoria (intesa anche come spazio politico e di conflitto), identità, migrazione e contro-memoria. Tra i progetti più significativi figurano Yoktunuz (Eravate Assenti, 2017), dedicato alle narrazioni invisibili, Gâvur Mahallesi (Infidel Quarter, 2022), incentrato su esodi forzati e fratture culturali, e la mostra Kayıp Alfabe (Alfabeto perduto, 2025), presentata all’Artİstanbul Feshane di Istanbul, che esplora linguaggi e simboli perduti attraverso materiali come pietra e metallo. Nello stesso anno, Yoktunuz è stata esposta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Ahmet Güneştekin ha presentato mostre in musei, gallerie, fiere d’arte e biennali in molte città del mondo, tra cui Berlino, New York, Venezia e Vienna. Le sue opere fanno parte di collezioni istituzionali e private sia in Turchia che a livello internazionale. Nel 2026 inaugurerà a Venezia la personale Sessizlik (Silenzio), presso Palazzo Gradenigo, futura sede della Fondazione Güneştekin, destinata a diventare una piattaforma per mostre ed eventi internazionali.
Nel corso della primavera 2026 sarà inoltre inaugurata la nuova sede di 21Art a Montecarlo, con una mostra personale di Jan Fabre, a cura di Melania Rossi. L’esposizione segnerà un momento significativo per la crescita internazionale della programmazione della galleria, consolidando la presenza di 21Art nel panorama culturale europeo.
La mostra, intitolata “Jan Fabre. Allegory of caritas (an act of love)”, presenta cinquanta opere in cui l’arte diventa il mezzo privilegiato per raccontare la vita, la sua origine e il suo mistero, tra opposti, armonie e bellezza. Nella ricerca di Fabre, considerato una delle figure più innovative nel panorama dell’arte contemporanea internazionale, ogni lavoro assume un forte valore allegorico: se i disegni inediti realizzati con il suo sangue narrano la gestazione del figlio Django, gli albori dell’esistenza sono restituiti attraverso le ecografie del figlio nascituro, trasformando l’esperienza privata in universale, in una tensione carica di spiritualità.
Una sezione importante della personale sarà dedicata ai lavori in corallo rosso, concrezioni rosso fuoco che sembrano emergere direttamente dagli abissi della mente dell’artista, in cui materia naturale e dimensione simbolica si intrecciano in forme complesse e stratificate. Lavori particolarmente apprezzati come dimostra l’asta Modern & Contemporary Art di Sotheby’s a Milano tenutasi alla fine del 2025, dove l’opera in corallo A spiritual space (Shrine) aveva realizzato un’aggiudicazione superiore ai 500.000 euro, staccandosi dalle stime pre-asta di 100-150.000 euro.
Jan Fabre è un artista visivo e performativo, creatore teatrale e autore belga, tra le figure più influenti della scena contemporanea internazionale. Nato ad Anversa nel 1958, si forma presso l’Istituto di Arti Decorative e successivamente alla Royal Academy of Fine Arts della sua città. Fin dagli esordi, negli anni Ottanta, sviluppa una pratica multidisciplinare che attraversa disegno, scultura, performance, installazione, film e teatro, con una forte tensione verso il concetto di metamorfosi. La sua ricerca esplora i confini tra vita e morte, bellezza e crudeltà, eros e spiritualità, dove il corpo ha un posto centrale, utilizzando anche materiali inconsueti come gusci di scarabeo, sangue, ossa e fluidi corporei. L’opera di Fabre si distingue per una dimensione visionaria e teatrale, in cui l’elemento estetico convive con una riflessione etica ed esistenziale. Fabre ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui la Kunsthaus di Bregenz (2008), il Kröller-Müller Museum (2011), il MAXXI di Roma (2013), il MAC di Lyon (2016), Leopold Museum a Vienna (2017) etc.; è stato il primo artista vivente ad avere una mostra personale al Louvre di Parigi (2008) e al Museo di Stato Ermitage di San Pietroburgo (2016). Ha inoltre partecipato più volte alla Biennale di Venezia, a Documenta a Kassel e ad altre rassegne internazionali. Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni pubbliche e private in Europa, Stati Uniti e Asia.
Con questo trittico di appuntamenti, 21Art conferma la propria vocazione a costruire percorsi espositivi di respiro internazionale, valorizzando artisti capaci di dialogare con pubblici diversi e contesti culturali eterogenei. (aise)