A Parma la luce della rivoluzione nella mostra sull'Impressionismo

PARMA\ aise\ - Dal 14 febbraio al 31 maggio prossimi il movimento artistico dell’Impressionismo francese sarà protagonista di una grande esposizione dal titolo “Impressionisti: 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard” al Palazzo Tarasconi di Parma.
L’esposizione, che gode del patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Parma, è prodotta da Navigare srl e curata da Stefano Olivier.
La mostra propone una esplorazione delle origini e degli sviluppi dell’Impressionismo, nato ufficialmente nel 1874 a Parigi con la prima esposizione realizzata nello studio Nadar, promotore di un nuovo modo di rappresentare luce, colore e percezione visiva, soprattutto con la pittura en plein air.
Il percorso espositivo accompagna il pubblico in un viaggio tra oltre 70 opere, suddivise in circa 50 dipinti a olio e una ventina tra acquerelli, opere grafiche e disegni, provenienti da collezioni private italiane e francesi, realizzati da grandi protagonisti dell’Impressionismo. Tra questi, spicca Claude Monet insieme a Alfred Sisley, Vincent van Gogh, l’italiano Giovanni Boldini, Paul César Helleu, Eugène Isabey, Antoine Guillemet, Pierre Bonnard e molti altri che ne hanno raccolto e sviluppato l’importante eredità.
In occasione del centenario della morte di Claude Monet (1840 - 1926), la mostra valorizza in modo speciale il ruolo centrale e seminale del pittore nel contesto artistico del tempo, presentando un’opera della giovinezza, il dipinto a olio Tempête à Sainte Adresse (1857 ca.), e una della maturità, a lui attribuita, l’olio su tela Les Pêcheurs de Poissy (1882 ca.), offrendo uno sguardo approfondito sulla sua visione, sulle sue tecniche e sull’influenza esercitata sulle generazioni successive.
Nei 100 anni di riflessi evidenziati dal titolo, corre la storia dell’arte e risiede il significato della mostra che rimanda non solo al riflesso della luce, elemento centrale nell’opera di Monet e degli Impressionisti, ma anche il riflesso di un’eredità artistica che, a cento anni dalla scomparsa dell’artista, continua a influenzare e ispirare il mondo dell’arte.
A illustrare questo percorso, l’esposizione presenta dipinti a olio, acquerelli, disegni e incisioni in 4 aree narrative in cui leit motiv diventano la ricerca sulla luce, sull’uso del colore e sulla raffigurazione artistica della realtà in diversi ambienti e contesti, all’aperto o in luoghi anticonvenzionali, con il filtro della percezione personale. La prima area narrativa, “Verso il cambiamento”, evidenzia il clima di rinnovamento della prima metà dell’Ottocento, che vede la pittura francese ancora legata all’accademismo, ma già attratta dalla pittura en plein air praticata dalla Scuola di Barbizon. A questo capitolo narrativo appartengono, tra gli altri, i dipinti di Theodore Rousseau, Charles-François Daubigny, Jean François Millet, Antoine Guillemet, Eugène Isabey, Narcisse Virgile Diaz De La Peña esposti in mostra.
Nella seconda area narrativa, “Tra natura osservata e natura percepita”, la pittura rivaluta lo sguardo: l’osservazione dal vero mette in discussione le regole tradizionali. Gli artisti iniziano a sperimentare come la percezione influenzi la rappresentazione, con la luce che diventa elemento centrale e mutevole, capace di trasformare colori e atmosfere.
Un orientamento, questo, che trova il suo compimento nella fase illustrata nella terza area della mostra, “La pittura come esperienza del momento”, racconto della Belle Époque impressionista, con alcuni dei suoi immediati anticipatori e protagonisti in mostra: Eugène Boudin, maestro di Monet, Alfred Sisley, Paul César Helleu, Johan Barthold Jongkind, Henri Gervex, Giovanni Boldini. La pittura si concentra sulla percezione immediata, la luce naturale diventa il vero soggetto, la pennellata si frammenta, mentre il colore acquista autonomia, e la vita moderna entra pienamente nella pittura. Ogni dipinto diventa il risultato di un incontro tra occhio, luce e momento vissuto.
Infine, l’area “Oltre l’impressione” traghetta il visitatore verso il Novecento, quando i riflessi dell’Impressionismo si riverberano su artisti che avvertono il bisogno di andare oltre la registrazione immediata della luce e dell’attimo. Il colore si fa più intenso e libero, talvolta simbolico, e la luce concorre a creare atmosfere interiori e a trasmettere emozioni, come nell’acquerello di Pierre Bonnard, Vue à Le Cannet (1923). (aise)